L’impresa sociale 15 anni fa…

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"Impresa sociale". Vignetta di Nando Sigona - 2001
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Una quindicina d’anni fa c’era chi considerava il cosiddetto «terzo settore», a prescindere, un gioiellino della crescita civile nazionale, un territorio di solidarietà dove volontariato e lavoro retribuito univano le forze. Nel corso degli anni abbiamo visto quante distorsioni siano state possibili nel sociale «privatizzato» e nella forma cooperativa declinata nel lavoro atipico in svariati settori.

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Profughi: salvare, non sparare

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Ecco la traduzione italiana dell’appello sottoscritto pochi giorni fa da 548 docenti e ricercatori di tutto il mondo e pubblicato su OpenDemocracy. Si può sottoscrivere inviando un email a beyond.slavery@opendemocracy.net con la parola SIGN nell’oggetto del messaggio.

«I lea­der poli­tici euro­pei hanno annun­ciato che la loro rispo­sta alla scon­cer­tante per­dita di vite tra i migranti che attra­ver­sano il Medi­ter­ra­neo con imbar­ca­zioni non adatte alla navi­ga­zione sarà l’uso della forza per rom­pere la cosid­detta «rete» che opera in Libia e orga­nizza i peri­co­losi attra­ver­sa­menti.

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Commercio Ue-Usa, troppi rischi

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[riceviamo e volentieri pubblichiamo]

La Commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmström, ha reso pubbliche le correzioni all’ISDS (Investor to State Dispute Settlement), clausola richiesta a gran voce dalle lobby dell’industria transatlantiche fin dalle prime battute del negoziato TTIP. L’ISDS consente il ricorso a corti di arbitrato internazionale da parte di gruppi privati, qualora vedessero i propri investimenti messi a rischio da provvedimenti cautelativi varati dai governi in USA e UE.
“Solo fumo negli occhi per far passare uno strumento rischioso e inutile”, secondo la Campagna Stop TTIP Italia, coalizione di più di 250 organizzazioni e 50 comitati locali che si oppone al trattato transatlantico. (altro…)

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Fermiamo la riforma elettorale

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La legge elettorale voluta da Renzi (e fino a poco fa da Berlusconi) perpetua le storture di una rappresentanza democratica inceppata. Lo dimostrano  questo stesso ddl, il cui contenuto non era certo presente nel programma elettorale del principale partito della maggioranza di governo, il Pd, che fra l’altro sta attuando parallelamente una riforma costituzionale che indebolisce la partecipazione democratica e gli equilibri fra i poteri , senza averne parlato prima in campagna elettorale. Nessun mandato dai cittadini, neanche dalla minoranza andata alle urne alle europee dell’anno scorso… Una seria idea costituzionale repubblicana suggerirebbe di riavvolgere questo brutto film, come suggerisce questa petizione («Arrestare l’Italicum»)  lanciata oggi da un gruppo di intellettuali e ex parlamentari riuniti sotto la sigla Coordinamento per la democrazia costituzionale.

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Reato di tortura: «Legge beffa»

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«Il testo di legge del tutto inadeguato rispetto alle osservazioni della Corte di Strasburgo e agli standard normativi internazionali»: lo scrive il Comitato verità e giustizia per Genova. «È una legge beffa: la tortura è definita come reato generico, soggetto a prescrizione ed è resa di difficile applicazione giudiziaria a causa delle eccessive specificazioni. Manda alle forze dell’ordine un messaggio sbagliato, rende la prevenzione più difficile», affermano in una nota congiunta Arnaldo Cestaro, il promotore dell’azione legale europea che ha visto l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova 2001,  Enrica Bartesaghi, madre di una ragazza vittima di violenze a Bolzaneto, Lorenzo Guadagnucci, giornalista che fu fra le persone picchiate alla Diaz (autore di vari libri sulla vicenda di Genova e sul contesto politico in cui si inserisce: fra i volumi anche La seduzione autoritaria. Diritti civili e repressione del dissenso nell’Italia di oggi”, che fu pubblicato da Nonluoghi nel 2005 e ora è liberamente scaricabile in questo sito).

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NoTav, Legambiente e Anpi

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Il mese scorso anche Legambiente e parecchie sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) hanno aderito alla manifestazione NoTav che si è svolta a Torino in un sabato piovoso, il 21 febbraio. La contrarietà alla grande opera, motivata con ragionamenti sulla sua invasività nel territorio e inutilità sociale, si accompagna a proposte per la riallocazione delle ingenti risorse pubbliche su progetti che rispondano realmente ai bisogni delle popolazioni. Ecco i due comunicati diffusi il mese scorso.

“La grande infrastruttura di cui l’Italia ha bisogno non è la linea ad alta velocità Torino-Lione o le numerose nuove autostrade previste in molte regioni. La vera emergenza è la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, insieme a un sistema efficace di trasporti urbani e periurbani per i pendolari”, scrive Lagambiente annunciando l’adesione alla giornata di mobilitazione No Tav del 21 febbraio 2015.

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Appello: basta stragi nel mare

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Almeno 330 migranti morti  di freddo al largo fra le coste libiche e Lampedusa . Una nuova tragedia che nel febbraio 2015 ci riporta indietro al 3 ottobre 2013 e ad altre trecento vittime che indussero il governo guidato da Enrico Letta a mettere in atto un’iniziativa unilaterale, la missione Mare Nostrum, grazie alla quale la Marina italiana ha salvato migliaia di persone, andando a soccorrerle in alto mare, dove rischiavano di morirre dal freddo a annegate. Fin dall’inizio della missione umanitaria alcune forze politiche di destra, in primis la Lega Nord, hanno avviato una propaganda martellante chiedendo la chiusura di Mare Nostrum. Nell’autunno scorso il governo Renzi ha smantellato questa ammirevole missione umanitaria, per riaffidare l’intervento in mare all’agenzia europea Frontex con il dispositivo  Triton che non è pensato né attrezzato per azioni di soccorso in alto mare come quelle messe in atto nei dodici mesi precedenti da Mare Nostrum.

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Foibe, bilancio e rilettura

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Ritenendolo un contributo utile all’approfondimento storiografico, riproponiamo questo saggio sul tema delle foibe, già pubblicato da Nonluoghi nel 2007 per gentile concessione dell’autore.

di Antonio Burigo *

Il saggio qui presentato vuole prendere in esame, servendosi di scritti, testi e documenti della storiografia sull’argomento, un problema discusso della recente storia italiana ed europea, la questione delle foibe e degli infoibati nella Venezia Giulia, in due periodi ben precisi: settembre-ottobre 1943 e maggio-giugno 1945.

Vanno innanzitutto spiegati i due termini: “foiba” e “infoibati”. Il termine “foiba”, dal latino fovea, fossa, abisso, dal punto di vista geologico è una cavità naturale, spesso una vera e propria voragine a forma di imbuto. Le foibe sono molto numerose in tutta la regione e possono avere dimensioni variabili, dovute alla conformazione geologica del terreno, costituito prevalentemente da carbonato di calcio, che viene eroso dalle piogge e dai corsi d’acqua sotterranei; questo fenomeno geo-morfologico è chiamato carsismo.

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«Chi salva chi?», zoom sulla crisi

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Mercoledì 11 febbraio,  il documentario di Leslie Franke e Herdolor Lorenz  “Chi salva chi? La crisi come modello di business a spese della democrazia e della sicurezza sociale” (2015) verrà proiettato in oltre 150 città europee contemporaneamente! «A partire dal 2008 – spiega una nota di produzione – sono stati salvati, con centinaia di miliardi di euro dei contribuenti, prima l’economia minacciata e poi interi paesi. I politici fanno i giocolieri con ombrelli protettivi pesanti migliaia di miliardi mentre anche al centro dell’Europa ci sono persone che lavorano per un salario da fame. Si sta salvando – ma una salvezza non è in vista. Un enigma? No! Il documentario “Chi Salva Chi” mostra la storia reale: in tutti questi salvataggi non si trattava mai di salvare i greci, gli spagnoli o i portoghesi.  Al centro stava sempre e soltanto il bene di coloro che da queste crisi guadagnano di più: le banche impegnate in speculazioni altamente rischiose. Noi contribuenti e le persone socialmente svantaggiate, invece, dobbiamo assumerci i costi miliardari e i rischi».

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