La democrazia non è un diesel
Macron e i gilet gialli: ignorate la denuncia della crisi del sistema e la richiesta di riforme per migliorare la rappresentanza democratica e le condizioni dei lavoratori/consumatori
Macron e i gilet gialli: ignorate la denuncia della crisi del sistema e la richiesta di riforme per migliorare la rappresentanza democratica e le condizioni dei lavoratori/consumatori
Partiamo da lontano: per esempio dal giugno 2000, quando questo sito pubblicò, per gentile concessione dell’autore, Paolo Barnard, il testo completo dell’inchiesta tv “I globalizzatori” (realizzata per Report, Raitre). Si trattava di un lavoro che svelava dinamiche e retroscena di ciò che da tempo denunciavano i cosiddetti movimenti no global, vale a dire il progressivo insediarsi del pensiero unico neoliberista, l’imporsi del dominio del mercato, della logica dell’impresa e del profitto a ogni costo. Il tutto con conseguenze nefaste per persone e gruppi sociali (salvo i ricchi che lo diventeranno ancora di più).
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La pochezza della elaborazione politica si misura anche negli effetti sulla vita quotidiana di persone e comunità. L’emergenza neve che ha travolto drammaticamente l’Abruzzo, le Marche e altre aree dell’Italia centrale è una fotografia di questa pochezza.
Una serie di riflessioni mi inducono a rifiutare le numerose trasformazioni della Costituzione proposte dall’attuale (risicata) maggioranza di governo. In sintesi.
Ma passiamo all’analisi del quadro generale in cui si inserisce questa iniziativa politica, cercando di metterne a fuoco le possibili motivazioni, origini e effetti.
Vedremo poi anche un paio di questioni specifiche di primaria rilevanza: la riscrittura del processo legislativo centrale e i rapporti di potere fra lo Stato e le comunità locali cui aspira questa riforma che considero fondamentalmente reazionaria.
Il deputato Mauro Ottobre (Patt) oggi invita governo e Parlamento a dar corso ai provvedimenti legislativi “per il ritorno (in Trentino Alto Adige, ndr) dei Comuni facenti parte dell’ex impero asburgico (Pedemonte e Casotto – Vicenza, Valvestino e Magasa – Brescia, solo per citare alcuni dei 26 richiedenti), nel rispetto dei singoli referendum tenutisi nei territori interessati e delle varie ed approvate mozioni regionali”.