Permessi negati, così la furbizia dei populisti in cravatta offende i lavoratori deboli

Famiglia di braccianti, Usa, 1936
California, 1936, famiglia di lavoratori agricoli: la madre con sete figli affamati. Credits: foto di Dorothea Lange; Archivio The New York Public Library

Verrebbe voglia di augurare un’esperienza di disperazione lavorativa, magari all’estero, in un clima sociale e politico ostile, a coloro che in questi giorni, anche dentro e vicino al governo, ostacolano il tentativo di regolarizzare lavoratori in nero nell’agricoltura, ma anche colf, badanti e altre figure. Straniere e pure italiane.

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La sinistra che non c’è

Partiamo da lontano: per esempio dal giugno 2000, quando questo sito pubblicò, per gentile concessione dell’autore, Paolo Barnard, il testo completo dell’inchiesta tv “I globalizzatori” (realizzata per Report, Raitre). Si trattava di un lavoro che svelava dinamiche e retroscena di ciò che da tempo denunciavano i cosiddetti movimenti no global, vale a dire il progressivo insediarsi del pensiero unico neoliberista, l’imporsi del dominio del mercato, della logica dell’impresa e del profitto a ogni costo. Il tutto con conseguenze nefaste per persone e gruppi sociali (salvo i ricchi che lo diventeranno ancora di più).
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L’equivoco dell’articolo 18

alberirossibolago-resizedLa nostra galassia non sarà mai più quella che conoscevamo. I nostri figli se ne dovranno fare una ragione. Così non si può più andare avanti. Questo è il tono del documento di 4.895 pagine che la Banca centrale intergalattica ha fatto pervenire a tutti i governi indicando una serie di misure “necessarie e indifferibili” per un riequilibrio del sistema economico.  Per quanto riguarda la Via Lattea, poche le novità rispetto al documento specifico di 9865 pagine che anni prima gli analisti dell’istituto centrale di Andromeda avevano inviato al Fondo monetario interstellare (Fmi) la cui sede di Plutone era poi stata data alle fiamme durante una manifestazione che inneggiava alla divinità romana accusando i tecnocrati plutoniani di averne stravolto l’originaria magnanimità.

 

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Stiglitz e il “Primum non nocere”

“Primum non nocere”. Questo aforisma, che evoca Ippocrate e una corretta prassi medica, è stato ripetuto più volte, ieri, dal premio Nobel Joseph Stiglitz nel corso della sua lectio magistralis tenuta alla Camera dei deputati.

Il celebre economista americano ha ripreso questo concetto riferendosi all’azione politica: di fronte alla complessità del quadro globale e alla progressiva cessione di sovranità a beneficio dei poteri economici, le classi dirigenti elette devono innanzitutto evitare con i loro provvedimenti di peggiorare una situazione già critica.
Insomma, meglio astenersi che varare leggi dannose.

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Tutele crescenti. Sì, per i politici

Un caro amico, Bob, mi scrive dalla California, dove si occupa di analisi dei sistemi politici. Mi segnala l’esperienza interessante del libero stato di Vardadò, che si trova in un’isola non meglio precisata di un oceano a me ignoto.  Vardadò è una repubblica che fin da epoca remota ha sviluppato un’organizzazione democratica della convivenza.
Non ha mai partecipato a guerre, perché questa come altre decisioni di rilievo è affidata direttamente al popolo. E a Vardadò il popolo ha sempre detto no.

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