Il governo allo shopping center

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A proposito delle politiche ambientali (e non) del governo, ecco un illuminante intervento pubblicato il 31 dicembre 2014 dal Comitato per la bellezza, iniziativa sorta nel lontano 1998 nel solco dell’opera del grande intellettuale Antonio Cederna (1921-1996) in  difesa della natura e del paesaggio.

Renzi e Franceschini azzoppano la legge urbanistica e il piano paesaggistico toscano

Il governo Renzi ha impugnato nella seduta del 24 dicembre scorso la legge urbanistica regionale toscana approvata nel novembre scorso togliendo un appoggio sostanziale allo stesso piano regionale concordato col Ministero per i Beni culturali. L’impugnativa non è causata da un eccesso di permissività come è accaduto in passato (e come la cementificazione del Paese dimostra ovunque), ma, al contrario, perché alcune norme della legge urbanistica promossa dal presidente toscano Enrico Rossi e firmata dall’assessore all’Urbanistica Anna Marson “riguardanti l’approvazione delle previsioni urbanistiche per le medie e grandi strutture di vendita, costituiscono ostacolo alla libera concorrenza”. Inoltre le stesse violano la “competenza esclusivamente statale in materia di concorrenza di cui all’articolo 117 della Costituzione”. Analogamente succede per altre norme edilizie contenute nella legge toscana.
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Matteo Renzi un anno dopo

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Lorenzo Guadagnucci

Meno di un anno fa a Radio Cooperativa proponevo questa conversazione con il collega e amico Lorenzo Guadagnucci, redattore di Qn-Nazione di Firenze e noto per l’attenzione critica che rivolge a tematiche quali i costi sociali dell’economia di mercato, i movimenti popolari (fin dal G8 di Genova, quando Lorenzo fu tra le persone bastonate dalla polizia dentro la scuola Diaz), il nuovo razzismo, le derive istituzionali d’impronta autoritaria, il rapporto degli esseri umani con il resto della natura, a cominciare dagli altri animali.

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Animali sotto stress per la caccia

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Personalmente considero la caccia nella nostra epoca un’attività anacronistica e crudele che vorrei vedere sottratta all’esercizio di privati cittadini, affidata all’ente pubblico e limitata ai soli fini di selezione esclusivamente a fronte di eventuali emergenze scientificamente comprovate. Ben vengano, dunque, legislazioni come quella da poco in vigore in Costa Rica (una legge d’iniziativa popolare poi approvata dal Congresso) e quelle precedentemente varate in Botswana, Tanzania e Kenya per bandire la caccia come attività ricreativa (prevedendo per i trasgressori sanzioni pecunarie e pene detentive piuttosto pesanti).

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Il governo Renzi? Conservatore

Tre anni fa un presidente del consiglio ribatteva che in Italia non c’era una vera crisi economica, tant’è che «i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei».

Di lì a pochi giorni quel capo del governo, Silvio Berlusconi, sotto forte pressione europea, si vedeva costretto a cedere il posto a Mario Monti. Tutta colpa dell’euro e dei piagnoni italici che infondono pessimismo e depressione.

Poi è andata come sappiamo, con gli esecutivi Monti, Letta #staisereno e Renzi che si sono susseguiti senza riuscire a modificare sensibilmente il quadro socioeconomico; anzi, una serie di indicatori fondamentali (dalla precarietà lavorativa alle nuove povertà, fotografati dalle cifre inquietanti sulla disoccupazione, che è crescente malgrado i patetici giochi di numeri del governo per confondere l’analisi).

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Caffi, socialismo e nonviolenza

caffi «Se il socialismo ha da essere una vera liberazione dell’uomo, dobbiamo cominciare col respingere come la maggiore delle assurdità ogni nozione di guerra fatta dai socialisti, o da uno Stato
diretto in nome dei socialisti».

Lo scrive Andrea Caffi in un testo del 1946 nel quale possiamo avvicinarci al pensiero critico nei riguardi della violenza come mezzo di lotta politica. Una critica elaborata da un profondo quanto dimenticato intellettuale italo-russo-francese (la famiglia sarebbe stata di origini bellunesi e proprio sulle Dolomiti lui fu ferito durante la Prima guerra mondiale).

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Berlinguer e la questione morale

Il nome di Enrico Berlinguer evoca diversi passaggi importanti della vita politica italiana. Lo si associa fra l’altro, come noto, alla «questione morale», il grido del leader comunista contro gli intrecci fra politica e affari, contro la corruzione, contro l’uso distorto del denaro pubblico. In questi giorni ritorna quell’eterna «emergenza italiana», di fronte all’inchiesta romana su intrecci fra criminalità organizzata, realtà associative operanti nel sociale e personaggi eletti nelle istituzioni rappresentative. Qui di seguito, in formato digitale, un libro di Emiliano Sbaraglia edito da Nonluoghi nell’autunno 2004: «Incontrando Berlinguer. Pensieri e parole di un leader scomodo». Così lo presentavamo dieci anni fa sulla quarta di copertina: «Nella babele politica e istituzionale di questo nuovo secolo, quali possono essere i punti di riferimento per le generazioni che si interrogano sul loro ruolo e sull’avvenire? Sembrano quasi costrette a volgersi indietro e così facendo può capitare di incontrare personaggi come Enrico Berlinguer.

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Goodman e l’umanismo libertario

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goodmanIl giornalista Vittorio Giacopini nel volumetto “La comunità che non c’è. Paul Goodman, idee per i movimenti” – edito da Nonluoghi nel 2003 nella collana I libertari e che qui rendiamo disponibile in versione digitale – presenta il pensiero di una delle più significative figure intellettuali americane del secondo dopoguerra, un riferimento per i movimenti giovanili di protesta degli anni Sessanta in America.

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Merlino e il socialismo libertario

merlin“Francesco Saverio Merlino. La mia eresia. La crisi della sinistra e l’attualità del socialismo libertario” fu pubblicato da Nonluoghi nel 2003 e qui sotto c’è la versione scaricabile. Qui di seguito, un testo di Lucio Gabellini, curatore del libretto (88 pagine), che traccia un profilo politico del pensatore napoletano.

La figura di Francesco Saverio Merlino ha iniziato a ricevere negli ultimi anni l’attenzione che questo pensatore così singolare sicuramente merita, dopo un lunghissimo periodo in cui il valore della sua opera è rimasto per lo più sconosciuto o sottovalutato. Molti sono i motivi di questa dimenticanza.

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La seduzione autoritaria

guadacopAnche fatti recenti, come le cariche gratuite della polizia contro gli operai a Roma, i lacrimogeni finiti nella piazza Fiom a Torino eccetera, hanno riaperto interrogativi sull’esercizio pubblico del dissenso in Italia, sui rischi di un’ulteriore involuzione leaderistica edulcorata con ritualità pseudodemocratiche come le primarie, sullo svuotamento della reale partecipazione democratica nell’epoca dei governi che fanno i parlamenti (per carità di patria, in questa sede lasciamo perdere gli epiteti che il battutista presidente del consiglio Matteo Renzi riserva ai “gufi e rosiconi” che criticano le sue politiche neoliberiste di destra, altro ideologie morte…). Sono i temi che nel 2005 toccava Lorenzo Guadagnucci nel suo saggio “La seduzione autoritaria” che qui rendiamo disponibile nelle versioni digitali. Dieci anni dopo ci troviamo a misurare, negli atti legislativi, una deriva autoritaria della Repubblica e la mortificazione della partecipazione dei cittadini (e se non vanno più nemmeno a votare, fa niente…).

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I lager in Italia, memoria sepolta

lagercopIl libro di Fabio Galluccio “I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione fascisti” (edito nel 2002 da Nonluoghi e disponibile qui sotto in formato elettronico) è il frutto dell’indignazione e della passione di fronte alla scoperta di pagine neglette di un passato scomodo che in qualche modo si riverbera nel presente. È un libro sui generis: più che un saggio storico un diario di viaggio nella memoria tragica delle leggi razziali e nel territorio che ha ospitato i luoghi della vergogna. Luoghi nella gran parte dei casi dimenticati: caserme, ex conventi, ville fatiscenti, sedi di vari istituti oggi non ricordano neanche con una misera targa l’orrore che si consumò tra quelle mura.

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