Le metropoli barbare alleate del dominio neoliberista: idee per una conversione democratica, ecologica e “umana”. Riflessioni sul libro di Guillaume Faburel

Il fenomeno della metropolizzazione delle città come fonte del malessere della nostra epoca, della fuga dalla dimensione umana, della mortificazione di una speranza di conversione ecologica profonda.

Se ne occupa Guillaume Faburel, docente di geografia, urbanistica e scienze politiche a Lione, in un libro  di cui (prima ancora di poterlo leggere) ho ascoltato la presentazione a Lille. Il volume si intitola “Les metropoles barbares. Démondialiser la ville, désurbaniser la terre (Le metropoli barbare. Deglobalizzare la città, deurbanizzare la Terra), edizioni Le Passager Clandestin (2018).

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Allarme smog, di chi è la colpa?

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Allora, riscopriamo che le città italiane soffocano nello smog, mentre il premier inauguratore seriale di opere pubbliche (uguale uguale, anzi, più dei “rottamati”: tunnel, libri di Vespa o domus pompeiane, fa lo stesso) si esibisce ormai quasi a reti unificate nelle quotidiane celebrazioni di sé e del Paese figo a immagine, ripresa e somiglianza.
Il ministro dell’ambiente scopre il 27 dicembre 2015 che ci vorrebbe un piano nazionale per la mobilità sostenibile, meno automobili e più mezzi collettivi. Tradotto, in realtà, si tratta della promessa di qualche milione per rinnovare il parco macchine del trasporto pubblico.

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NoTav, Legambiente e Anpi

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Il mese scorso anche Legambiente e parecchie sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) hanno aderito alla manifestazione NoTav che si è svolta a Torino in un sabato piovoso, il 21 febbraio. La contrarietà alla grande opera, motivata con ragionamenti sulla sua invasività nel territorio e inutilità sociale, si accompagna a proposte per la riallocazione delle ingenti risorse pubbliche su progetti che rispondano realmente ai bisogni delle popolazioni. Ecco i due comunicati diffusi il mese scorso.

“La grande infrastruttura di cui l’Italia ha bisogno non è la linea ad alta velocità Torino-Lione o le numerose nuove autostrade previste in molte regioni. La vera emergenza è la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, insieme a un sistema efficace di trasporti urbani e periurbani per i pendolari”, scrive Lagambiente annunciando l’adesione alla giornata di mobilitazione No Tav del 21 febbraio 2015.

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Dolomiti, una mobilità arretrata

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La fondazione Dolomiti Unesco ha avviato uno studio sul traffico in quota, per metterne a fuoco le criticità. L’intento è lodevole, tuttavia vien fatto di osservare che da anni (anzi, decenni) sono facilmente verificabili gli effetti di degrado ambientale derivanti dall’assalto motorizzato agli angoli più accessibili della catena montuosa (specie i valichi principali).

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Ciclopedonali o montagne russe?

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In nome di qualche misterioso principio della tecnica ingegneristica stradale, negli ultimi anni si sono diffusi, anche in Trentino, marciapiedi o tratti ciclopedonali che sono come montagne russe per chi li percorre (camminando, pedalando, sulla carrozzina o spingendo un passeggino).
Eppure gli utenti dei percorsi protetti non hano chiesto di andare al luna park, ma semplicemente di muoversi tranquillamente, non in un saliscendi continuo che – mi è stato riferito dagli sventurati protagonisti – può anche rivelarsi una fonte di pericolo e far sbandare un ciclista magari attempato o non provetto.

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Tav e buon senso

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Zenone Sovilla La vicenda Tav richiede oggi come ieri equilibrio, moderazione, onestà intellettuale e competenza scientifica. E sembra sempre più una questione in cui è dirimente il tema della conoscenza.…

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A cinque sotto zero in Norvegia si va in bici, in Italia si soffoca

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Zenone Sovilla

Oggi ascoltavo alla radio norvegese l’intervista al presidente dell’associazione locale Syklistenes Landsforening, omologa dei nostri Amici della bicicletta.
Tema del colloquio (anche se qualche lettore non ci crederà): la ciclabilità urbana invernale nelle città norvegesi.
Morten I Kerr, questo il suo nome, ha spiegato che non c’è nessun problema a inforcare la due ruote tutti i mesi dell’anno, basta attrezzarsi: “Lasciamola in garage solo quando c’è una tormenta di neve e quel giorno tiriamo fuori gli sci…”.
Negli ultimi quindici anni il Paese nordico ha registrato un forte incremento dell’utilizzo della biciclette, non solo nel tempo libero ma anche negli spostamenti quotidiani casa-lavoro, scuola, shopping…
Il tutto grazie a significativi investimenti in percorsi protetti e in campagne di promozione dell’uso della bicicletta (anche abbinata ai mezzi collettivi) a scapito dell’automobile.

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La crisi nella terra dei Suv e dei Tir

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Zenone Sovilla

Siamo veramente un Paese sui generis. Da un lato abbiamo a che fare quotidianamente con il problema irrisolto dell’aria irrespirabile nelle nostre città (e delle conseguenti malattie e morti), dall’altro celebriamo nei mass media le vendite di automobili. Come se le due cose non fossero facce della stessa medaglia che ci sta schiacciando in questo lungo e rischioso declino della tecnologia ottocentesca chiamata motore a scoppio: i padroni del petrolio e i loro alleati – nonché i pesanti riflessi sociali e lavorativi – sono riusciti sia a paralizzare l’evoluzione tecnologica sia a indurre le persone all’uso totale dell’auto individuale marginalizzando i mezzi collettivi e l’andare a piedi o in bicicletta.
D’altra parte, che dire se mentre ci si interroga a vuoto sul miglioramento della qualità dell’aria, i centri storici e le stradine di montagna e di campagna sono  invasi da quelle vie di mezzo fra una vettura e un Tir chiamate Suv (Sport Utility Vehicles)?

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