Tre anni fa un presidente del consiglio ribatteva che in Italia non c’era una vera crisi economica, tant’è che «i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei».
Di lì a pochi giorni quel capo del governo, Silvio Berlusconi, sotto forte pressione europea, si vedeva costretto a cedere il posto a Mario Monti. Tutta colpa dell’euro e dei piagnoni italici che infondono pessimismo e depressione.
Poi è andata come sappiamo, con gli esecutivi Monti, Letta #staisereno e Renzi che si sono susseguiti senza riuscire a modificare sensibilmente il quadro socioeconomico; anzi, una serie di indicatori fondamentali (dalla precarietà lavorativa alle nuove povertà, fotografati dalle cifre inquietanti sulla disoccupazione, che è crescente malgrado i patetici giochi di numeri del governo per confondere l’analisi).
«Se il socialismo ha da essere una vera liberazione dell’uomo, dobbiamo cominciare col respingere come la maggiore delle assurdità ogni nozione di guerra fatta dai socialisti, o da uno Stato
diretto in nome dei socialisti».
Lo scrive Andrea Caffi in un testo del 1946 nel quale possiamo avvicinarci al pensiero critico nei riguardi della violenza come mezzo di lotta politica. Una critica elaborata da un profondo quanto dimenticato intellettuale italo-russo-francese (la famiglia sarebbe stata di origini bellunesi e proprio sulle Dolomiti lui fu ferito durante la Prima guerra mondiale).
Il nome di Enrico Berlinguer evoca diversi passaggi importanti della vita politica italiana. Lo si associa fra l’altro, come noto, alla «questione morale», il grido del leader comunista contro gli intrecci fra politica e affari, contro la corruzione, contro l’uso distorto del denaro pubblico. In questi giorni ritorna quell’eterna «emergenza italiana», di fronte all’inchiesta romana su intrecci fra criminalità organizzata, realtà associative operanti nel sociale e personaggi eletti nelle istituzioni rappresentative. Qui di seguito, in formato digitale, un libro di Emiliano Sbaraglia edito da Nonluoghi nell’autunno 2004: «Incontrando Berlinguer. Pensieri e parole di un leader scomodo». Così lo presentavamo dieci anni fa sulla quarta di copertina: «Nella babele politica e istituzionale di questo nuovo secolo, quali possono essere i punti di riferimento per le generazioni che si interrogano sul loro ruolo e sull’avvenire? Sembrano quasi costrette a volgersi indietro e così facendo può capitare di incontrare personaggi come Enrico Berlinguer.
“Francesco Saverio Merlino. La mia eresia. La crisi della sinistra e l’attualità del socialismo libertario” fu pubblicato da Nonluoghi nel 2003 e qui sotto c’è la versione scaricabile. Qui di seguito, un testo di Lucio Gabellini, curatore del libretto (88 pagine), che traccia un profilo politico del pensatore napoletano.
La figura di Francesco Saverio Merlino ha iniziato a ricevere negli ultimi anni l’attenzione che questo pensatore così singolare sicuramente merita, dopo un lunghissimo periodo in cui il valore della sua opera è rimasto per lo più sconosciuto o sottovalutato. Molti sono i motivi di questa dimenticanza.
Anche fatti recenti, come le cariche gratuite della polizia contro gli operai a Roma, i lacrimogeni finiti nella piazza Fiom a Torino eccetera, hanno riaperto interrogativi sull’esercizio pubblico del dissenso in Italia, sui rischi di un’ulteriore involuzione leaderistica edulcorata con ritualità pseudodemocratiche come le primarie, sullo svuotamento della reale partecipazione democratica nell’epoca dei governi che fanno i parlamenti (per carità di patria, in questa sede lasciamo perdere gli epiteti che il battutista presidente del consiglio Matteo Renzi riserva ai “gufi e rosiconi” che criticano le sue politiche neoliberiste di destra, altro ideologie morte…). Sono i temi che nel 2005 toccava Lorenzo Guadagnucci nel suo saggio “La seduzione autoritaria” che qui rendiamo disponibile nelle versioni digitali. Dieci anni dopo ci troviamo a misurare, negli atti legislativi, una deriva autoritaria della Repubblica e la mortificazione della partecipazione dei cittadini (e se non vanno più nemmeno a votare, fa niente…).
Il libro di Fabio Galluccio “I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione fascisti” (edito nel 2002 da Nonluoghi e disponibile qui sotto in formato elettronico) è il frutto dell’indignazione e della passione di fronte alla scoperta di pagine neglette di un passato scomodo che in qualche modo si riverbera nel presente. È un libro sui generis: più che un saggio storico un diario di viaggio nella memoria tragica delle leggi razziali e nel territorio che ha ospitato i luoghi della vergogna. Luoghi nella gran parte dei casi dimenticati: caserme, ex conventi, ville fatiscenti, sedi di vari istituti oggi non ricordano neanche con una misera targa l’orrore che si consumò tra quelle mura.
La riedizione online dei volumi pubblicati una decina d’anni fa da Nonluoghi prosegue con il volume di Nando Sigona “Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari”, qui recensito da Giovanna Boursier su MeltingPot.org, che uscì alla fine del 2002 e fu oggetto di una serie di presentazioni e dibattiti in un’Italia che per quanto riguarda queste tematiche assomigliava troppo a quella di oggi. Anzi, oggi povertà e marginalità sociale stanno progressivamente scalando posizioni nell’agenda politica, ma lo fanno dalla parte sbagliata.
Tempo fa ero a un dibattito con un esponente di un partito politico di questi tempi piuttosto in voga in Italia. Tema: la tendenza pluriennale nelle azioni economiche e politiche che genera danni seri alla salute umana e all’ambiente naturale. Il relatore ha usato più di una volta il vocabolo «selvaggio» per additare i cittadini, che a suo dire reagirebbero malamente all’introduzione di correttivi radicali, per esempio in materia di riduzione del traffico a motore e di transizione convinta verso modelli di mobilità sostenibile.
Passeggiata della memoria, organizzata da Nonluoghi domenica 29 giugno 2014 al passo del Brocon, nei luoghi in cui visse gli ultimi giorni e fu uccisa dai nazisti la partigiana Ancilla Marighettoi “Ora”, sui sentieri di confine verso il monte Coppolo, fra Trentino e Bellunese,
Il 19 febbraio 1945 veniva uccisa dai nazisti, a soli 18 anni, faceva parte del battaglione “Gherlenda”, operativo in Tesino e inquadrato nella brigata bellunese “Gramsci”.
Nonluoghi is back! Quindici anni fa, in questi giorni d’autunno, nascevano a uno a uno i file html, rigorosamente fatti a mano, che nel gennaio 2000 avrebbero poi composto la prima versione del sito “Nonluoghi, informazione e democrazia”. Quel sito cui lavoravo nottetempo era un tentantivo di contribuire alle riflessioni sulla crisi della democrazia rappresentativa, sul progressivo arretramento delle condizioni sociali (i tempi del Wto, di Seattle, del pensiero unico neoliberista e di tutto il resto) e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione (o di degrado) economico e culturale.
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