Italia, brutto addio ai Mondiali
L'antefatto era stata la pessima prestazione di due giorni prima contro la Serbia che aveva largamente compromesso le speranze azzurre di qualificazione alla semifinale. Poi, 24 ore dopo, avevamo assistito…
L'antefatto era stata la pessima prestazione di due giorni prima contro la Serbia che aveva largamente compromesso le speranze azzurre di qualificazione alla semifinale. Poi, 24 ore dopo, avevamo assistito…
Ci aspettavamo una partita equilibrata e densa di tensione agonistica. Invece la Serbia ha mandato in tilt gli azzurri e non c'è stato verso di uscire dalla buca. A Torino,…
Più che di Matteo Salvini vorrei parlare dei colleghi giornalisti che continuano a riferire le gesta del ministro senza collocarle in una corretta cornice critica.
Il capo della Lega attacca violentemente la magistratura, colpevole di aver dato corso all’obbligo dell’azione penale di fronte a un fatto gravissimo quale il blocco – prima in alto mare e poi in porto – della nave Diciotti della marina militare (guardia costiera) carica di migranti, molti dei quali minori non accompagnati e al limite delle forze.
Qui sarà utile ricordare che la legge – nell’epoca del “governo del cambiamento” – rimane ancora “uguale per tutti”, nessuno si può collocare al di sopra di essa invocando investiture popolari del tutto fantasiose.
Forse si potrebbe aprire un confronto semantico sulla parola legalità. Ma restiamo ai fatti.
Il governo italiano, con la connivenza europea, sta sabotando deliberatamente il dispositivo di ricerca e salvataggio dei naufraghi (qualunque naufrago) nel Mediterraneo.
Ciò, spiegano numerosi giuristi, contravvenendo a una serie di norme, dalla Costituzione italiana, al Codice della navigazione, al diritto internazionale.
Nell’arco di tre cambi di governo abbiamo assistito a una involuzione.
Partiamo da lontano: per esempio dal giugno 2000, quando questo sito pubblicò, per gentile concessione dell’autore, Paolo Barnard, il testo completo dell’inchiesta tv “I globalizzatori” (realizzata per Report, Raitre). Si trattava di un lavoro che svelava dinamiche e retroscena di ciò che da tempo denunciavano i cosiddetti movimenti no global, vale a dire il progressivo insediarsi del pensiero unico neoliberista, l’imporsi del dominio del mercato, della logica dell’impresa e del profitto a ogni costo. Il tutto con conseguenze nefaste per persone e gruppi sociali (salvo i ricchi che lo diventeranno ancora di più).
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A quanto pare ci siamo, dopo due mesi e mezzo nei quali i cittadini sono stati avvolti da una nebbia verbale mentre gli eletti del 4 marzo se la cantavano fra loro nell’opacità di infiniti incontri “segreti”.
Fra slogan sterili ripetuti all’infinito (immigrazione, Ue, pensioni) e battute da bar Sport, si è arrivati all’accordo sul “contratto” tra M5S e Lega dopo settimane politicamente strazianti e poco decorose (sia per le performance dei due protagonisti sia di tutti gli altri partiti). Altro che democrazia diretta, bilanci partecipativi e trasparenza in streaming. Altro che “mai alleanze”.
Altro che risposte ai milioni di elettori di sinistra, molti in fuga dal Pd, il cui voto del 4 marzo viene “sequestrato” per governare con la destra.
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Da tempo vivo una sorta di pudore della parola, un sentimento ma anche un pensiero frutto insieme della delusione politica e del fastidio nei riguardi della retorica delle idee belle che si avvita compiacente su se stessa mentre attorno si allarga il deserto.
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[Intervento al convegno “Il ciclo del rifiuto invisibile: gestione e prevenzione del rischio ambientale” con relazione di Enrico Fedrighini. organizzato dal gruppo consiliare dei Verdi in Comune e coordinato dalla presidente del Consiglio comunale, Lucia Coppola. Trento, 12 maggio 2017]
La storia anche recente del Trentino non è esente da episodi, talora assai gravi, di crimini ambientali.
I casi noti di maggiore rilevanza riguardano il traffico illecito di rifiuti industriali.
La pochezza della elaborazione politica si misura anche negli effetti sulla vita quotidiana di persone e comunità. L’emergenza neve che ha travolto drammaticamente l’Abruzzo, le Marche e altre aree dell’Italia centrale è una fotografia di questa pochezza.