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Il regime del silenzio

In pochi giorni il sistema di potere Berlusconi/Bossi ha messo i cittadini di fronte a una serie di fatti che difficilmente lascerebbero indifferente anche il più moderato dei “liberali”. L’elenco è lungo, basterà qui menzionare il lungo boicottaggio “burocratico” di “Anno Zero” prima della messa in onda della nuova serie, seguita dalla “ciliegina” della sospensione comminata dal vertice dell’azienda pubblica (?) al conduttore, reo di essersi indispettito per la lunga “guerra dei nervi” e per le varie manovre tese a sabotare una trasmissione che (Santoro piaccia o no) cerca di fare informazione limpida e scomoda per i potentati vari.
Potremmo aprire il capitolo della corazzata mediatica anche formalmente di proprietà privata, schierata in difesa del premier e dei suoi alleati; ma qui ci vorrebbe un’enciclopedia e poi immaginiamo che i lettori siano già più o meno consapevole del potere persuasivo diretto esercitato da Berlusconi sull’opinione pubblica attraverso l’editoria nelle sue varie declinazioni.
Restiamo, invece, nell’ambito del servizio pubblico radio tv, per menzionare la vergognosa levata di scudi contro Report Raitre, trasmissione colpevole di aver indagato giornalisticamente su presunti affari immobiliari “offshore” del presidente del consiglio.
Secondo il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, secondo il quale quella di ieri è stata “una puntata odiosa”. Romani peraltro, solo pochi mesi fa si era distinto per altri giudizi da vero liberale, in quel caso si riferiva al canale Rainews 24 del quale il governo Berlusconi/Bossi, stando alle indiscrezioni di stampa, vorrebbe rimuoverre l’ottimo direttore Corradino Mineo per passare la poltrona alla Lega. Bene, il pacato Romani nel giugno scorso aveva detto: “Il Tg3 fa danni per 30 minuti e RaiNews24 per 24 ore”. Ovvio che poi sia stato premiato con la carica di ministro.
All’epoca non mancarono, peraltro, apprezzamenti lusinghieri nei riguardi di un’altra protagonista scomoda, Serena Dandini, etichettata dal neoministro come “peggio di Santoro”.
La notizia del giorno, però, per quanto riguarda la libertà d’informazione riguarda il programma “Vieni via con me” di e con Fabio Fazio e Roberto Saviano la cui partenza è prevista l’8 novembre in prima serata su Raitre ma che ora è in pericolo per un improvviso stop alla definizione contrattuale per gli ospiti della prima puntata Roberto Benigni, Paolo Rossi e Antonio Albanese.
Comunque la si guardi, questa Italia è inquietante. Ha subito un processo pluridecennale di omologazione delle coscienze, di deformazione della realtà, di operazioni mediatiche di distrazione di un’opinione pubblica che si vuole anestetizzare.
Nel frattempo, mentre dilaga il malaffare, i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri; a prescindere dalla crisi economica.
La sensazione è che questo regime sia prossimo al capolinea e che proprio per questo il suo pugno si faccia più pesante. Ma anche la consapevolezza sociale di questo pericolo cresce e gli anticorpi si rafforzano. Nel nome della democrazia e della Costituzione repubblicana che qualcuno vorrebbe smantellare.

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