Rampini dimentica il ruolo delle caste e della religione in India

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[da www.ilmanifesto.it del 6 luglio, del quale ricordiamo la campagna di finanziamento in corso per garantire la sopravvivenza del giornale]

di Elisabetta Basile
Con L'impero di Cindia (Mondadori) Federico Rampini esplora le economie di India e Cina per fornire al lettore l'informazione necessaria per affrontare l'egemonia dell'Oriente sui paesi occidentali. Come indianista, mi limiterò a commentare l'analisi dell'India proposta nel libro. Rampini ha una visione romantica del capitalismo. I capitalisti indiani sono colti e curiosi: innovano per generare la «prosperità» del paese; trasformano in imprenditorialità la propria cultura millenaria - basata sul sanscrito - e in vantaggio competitivo la conoscenza dell'inglese. Quelli di prima generazione provengono dalle élite indiane e sono laureati a Oxford. Quelli di seconda generazione hanno un PhD presso le università indiane, associano alla cultura tecnica una cultura umanistica e letteraria, e sono parte dell'élite internazionale.

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