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Lavoro: il nuovo caporalato

di Pietro Stara *

La “legge Biagi” contiene all’interno delle nuove norme che destrutturano ed accentuano la precarizzazione del mercato del lavoro, una parte di principi dedicati esplicitamente all’intermediazione manodopera, ovvero alle funzioni che dovrebbero esercitare le nuove imprese di collocamento.
La privatizzazione del sistema di intermediazione, che segue il solco tracciato dal pacchetto “Treu” del 1997, che introdusse il lavoro interinale e che venne approvato con i voti del centrosinistra più Rifondazione comunista e con il benestare del sindacalismo concertativo, assolve almeno a sei funzioni:
· Individualizza la contrattazione di lavoro, rompendo con il paradigma legislativo del divieto di interposizione di manodopera, ovvero del caporalato legalizzato.
· Consente la precarizzazione, a tempo indeterminato, dei rapporti di lavoro
· Ridistribuisce i poteri di intermediazione e le funzioni dei soggetti abitati a tali scopi, tra cui i sindacati, coinvolgendoli in un ulteriore salto di cogestione.
· Brucia il terreno intorno al lavoro “stabilizzato”, favorendone il suo progressivo svuotamento funzionale.
· Erode il terreno previdenziale e contributivo, favorendo sistemi integrativi e poi sostitutivi dello stesso, gestiti da quegli stessi soggetti (tra cui i sindacati), che al momento di occupano soltanto (si fa per dire), di intermediazione di manodopera.
· Determina una maggiore integrazione funzionale tra mondo produttivo, formazione ed istruzione pubblica.

I punti della riforma.

I compiti dei nuovi soggetti.

1. Intermediazione di manodopera; ovvero mediazione tra domanda ed offerta di lavoro, raccolta dei curriculum, preselezione e costituzione di banca dati, promozione dei servizi offerti e quindi anche dei lavoratori che, in questo senso, recuperano appieno, anche dal punto di vista ideologico, la loro funzione di merce.
2. Ricerca e selezione del personale; ovvero collocazione vera e propria di personale previa selezione su mandato dei committenti aziendali;
3. Ricollocazione; ovvero sistemazione di personale in eccesso o per motivi di cessazione attività o per mobilità sia collettive che individuali, anche previo accordo sindacale. Tradotto significa che i sindacati co-gestiranno i processi di smobilitazione industriale per poi allocare denari a società a loro collegate, che si premuniranno di cercare lavoro a quelle stesse persone che hanno sostenuto, con diverso abito, a far licenziare. Conflitto di interessi?
4. Somministrazione di lavoro; ovvero fornitura (affitto) di personale a tempo determinato o indeterminato

I soggetti abilitati

I soggetti che saranno abilitati a svolgere le mansioni sopradescritte, previa autorizzazione del ministero del Lavoro, verranno inseriti in un Albo nazionale a sua volta diviso in cinque sezioni:
a) Agenzie di somministrazione di lavoro abilitate allo svolgimento di tutte le attività;
b) Agenzie abilitate alla somministrazione d lavoro a tempo determinato;
c) Agenzie di intermediazione;
d) Agenzie di ricerca e selezione di personale;
e) Agenzie di supporto alla ricollocazione professionale.
Ma la vera domanda, al di là delle classificazioni istituzionali, è: chi potrà svolgere tutte queste mansioni?
· Università pubbliche e private.
· Fondazioni universitarie (senza fini di lucro) che abbiano come oggetto sociale l’alta formazione.
· Comuni.
· Camere di Commercio
· Scuola secondaria superiore pubblica e privata
· Associazioni di datori di lavoro: Confindustria, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confagricoltura….
· Sindacati maggiormente rappresentativi e firmatari dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro: CGIL; CISL; UIL….
· Associazioni che abbaino come oggetto sociale la tutela e l’assistenza delle attività imprenditoriali, del lavoro e delle disabilità
· Enti bilaterali
· L’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro tramite una Fondazione istituita ad hoc ed iscritta ad un albo nazionale.
· Ed infine anche i Centri per l’Impiego e le già costituite agenzie interinali.

La partita è davvero grossa: la legge Biagi nella sua applicazione giurisprudenziale avrà bisogno di molteplici soggetti abilitati non solo nella parte della selezione del personale e dell’intermediazione di manodopera, ma anche nella “consulenza” attiva. Questo significa che i diversi soggetti abilitati all’intermediazione di manodopera saranno anche coloro che si porranno nell’ottica della soddisfazione del cliente -azienda non soltanto per quanto riguarda il mito aziendalistico “della persona giusta al posto giusto”, ma anche per quanto attiene al “contratto giusto al momento giusto”. Le aziende chiederanno ai loro consulenti di intermediazione l’iter di inserimento professionale meno costoso, il più flessibile possibile ed il meno tutelato immaginabile per il lavoratore: tirocinii, apprendistato (ora sino a 29 anni e con due livelli contrattuali inferiori di inserimento), i CIL (Contratti di Inserimento Lavorativo)….job on call (lavoro a chiamata)….
Ora, parliamoci chiaro, ve lo immaginate un sindacato che difende dei lavoratori che ha contribuito ad inserire presso l’azienda cliente nella maniera più efficace per il padrone?
O si soddisfa uno o si soddisfa l’altro e presumo che si andrà incontro a quelli che pagano il servizio.
In questo contesto il sindacato confederale concertativo sarà sempre più soggetto dello Stato per quanto riguarda la contrattazione e la gestione di alcuni servizi e sempre più impresa per l’altra sfilza di incarichi: quello che sicuramente non fa più da un pezzo e tantomeno farà in futuro sarà il compito per cui è nato: difendere i lavoratori sui salari e sui diritti.
Ma questa “deregulation” dell’intermediazione di manodopera avrà altri risvolti già da ora piuttosto chiari nella loro prossima evoluzione.
Innanzitutto porterà il sistema scolastico ad essere parte integrante del sistema aziendale: che vi siano e vi siano sempre dei stati collegamenti non vi è dubbio; quello che ora appare come lampante è la piena integrazione funzionale dei due sistemi. L’autonomia Universitaria a cui seguì quella delle secondarie superiori, allora voluta dal socialista Ruberti (ai tempi della famosa “Pantera”) e appoggiata dalla PCI di Occhetto e proseguita con la controriforma del 3+2 del diessino Berlinguer, poneva il suo accento non tanto, o meglio per nulla, sull’autonomia culturale/didattica delle strutture di formazione superiore, quanto alla loro autonomia gestionale dal punto di vista finanziario. Ora il cerchio si chiude definitivamente: le aziende potranno finanziare (sponsorizzare) corsi Universitari che servono a loro con la clausola di un “ritorno” in termini di capitale umano da inserire, previo tirocinio, stage o apprendistato nelle rispettive strutture lavorative. Le Università avranno, quindi, sempre di più il precipuo scopo di formare sui contenuti e di “plasmare” le menti sulla base di una “corretta” interiorizzazione del sistema disciplinare capitalistico e della sua “naturalità”, a questo punto antropologica, per finalità produttive. Il sistema scolastico (superiore/universitario) sarà quindi graduato, di serie A,B, C, D… sulla base degli sponsor e del loro peso politico, sociale e produttivo. Il resto sarà relegato a nicchie più o meno dorate.
L’apertura dell’intermediazione di manodopera a fianco della flessibilizzazione dei contratti segnerà anche il definitivo declino del sistema di contrattazione nazionale: la regionalizzazione delle forme di ingresso nel mondo del lavoro, compresa la tanto agognata decontribuzione, destruttura alla radice un sistema complessivo di garanzie che è già pesantemente minato oggi dalla contrattazione integrativa aziendale o di secondo livello. L’attuale sistema di collocamento supera le gabbie salariali rutelliano-confindustriali, contribuendo a creare non un frattura nord-sud, come qualche neo-liberale vorrebbe proporre, ma una miriade di gabbie locali-regionali più o meno estese a seconda del territorio e a seconda delle professionalità sulle quali si andrà ad incidere.
Infine, l’ex-collocamento, ora Centro per l’Impiego avrà una funzione residuale, di contabilità nazionale e statistica ampiamente falsificata dai dati sull’occupazione/disoccupazione finalizzati al supporto ideologico delle controriforme sul piano sociale. Probabilmente i Centri per l’Impiego manterranno ancora alcune delle loro funzioni storiche sul piano amministrativo e per nicchie residuali del Pubblico Impiego (sempre che continuino ad esistere le chiamate pubbliche ex articolo 16) e qualche funzione legata a fasce marginali della popolazione (casi sociali alla disperazione…) o all’orientamento scolastico-professionale. Naturalmente il tutto esisterà se continueranno ad essere erogati fondi, in maniera diseguale e discontinua, dalle amministrazioni pubbliche locali. Ad oggi la gran parte di queste strutture si reggono sui Fondi sociali europei in via di svuotamento a partire dal 2006.

Il superamento del “problema dei disabili”.

La legge 68 del 1999 vincola le aziende ad assumere, sulla base del computo dei dipendenti, un numero in percentuale sul totale dei lavoratori di iscritti al Collocamento disabili. Per il nostro ordinamento entra nel computo della disabilità finalizzata allo sgravio contributivo chi ha una certificazione di invalidità civile documentata dalla ASL e da una commissione ad hoc pari almeno al 46%.
Il computo della percentuale dei lavoratori disabili è così fatto:
· il 7% dei lavoratori occupati, in maniera stabile, se l’impresa ha più di 50 dipendenti.
· 2 lavoratori disabili se l’impresa occupa da 36 a 50 dipendenti
· 1 lavoratore disabile se l’azienda occupa da 15 a 35 dipendenti.
Non voglio addentrarmi nei meandri di una legge che è stata ampiamente aggirata, ma quello che succederà da ora in avanti assesterà un colpo definitivo all’ “obbligatorietà” dell’assunzione dei disabili. Il decreto attuativo della legge “Biagi” prevede infatti che le aziende possano ottemperare al loro dovere nei confronti della legge 68/99 conferendo commesse di lavoro a cooperative che le affideranno ai lavoratori disabili (interni o estemporanei). Le imprese interessate potranno, in base alla commesse conferite, considerare i disabili inseriti dalla cooperativa a copertura della riserva di legge (l.68/99)
Molte imprese allocheranno pezzi della produzione, magari quelli più ripetitivi e snervanti (montaggi seriali a catena…) a piccole cooperative sociali di tipo B, o ai loro consorzi “general contractor”, ottemperando alla legge 68 da una parte e riducendo drasticamente i costi di produzione dall’altra, perché se è vero che comunque risparmiano sul lavoratore disabile, è altrettanto vero che risparmieranno anche sui soci di cooperativa sottopagati o su strutture come le cooperative sociali spesso farcite di volontari, obiettori di coscienza, servitori nazionali civili, tirocinanti e via dicendo. E, per finire, avranno quello che hanno sempre desiderato: lasciare fuori dalla porta della propria azienda i meno produttivi. E non mi riferisco solo agli invalidi.

La Borsa Continua Nazionale del Lavoro.

A coronamento di tutto questo processo di ridefinizione del sistema di allocazione della merce umana, è stata inventata una mega banca dati nazionale, costruita su due livelli, uno regionale ed uno statale, di incrocio domanda/offerta di lavoro, che apparentemente è svincolata dagli operatori di intermediazione. Ci infili il tuo curriculum, l’azienda la sua offerta e via verso nuove avventure. Quello che succederà è che da una parte diventerà una grande risorsa gratuita in mano a pochi operatori specializzati che avranno il compito di favorire, al meglio per le aziende s’intende, l’incrocio domanda/offerta di lavoro, dall’altra sarà una grande risorsa nazionale di dati commerciali per aziende che vorranno piazzare i loro prodotti e, per chiudere, diventerà un mirabile strumento di controllo personale e sociale.

Credo, in conclusione, temporaneamente è chiaro, che se non avessi una visione rosea del futuro, direi che la situazione è tragica. E poi penso che i margini di trattativa su queste questioni siano pari alla possibilità di un condannato a morte di trovare soddisfazione nel richiedere ai propri aguzzini l’ultima sigaretta.

Pietro Stara
* Questo articolo è stato pubblicato
sulla rivista Comunismo Libertario

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