Nonluoghi Archivio Ginevra. Summit dell’informazione: una inutile pantomima

Ginevra. Summit dell’informazione: una inutile pantomima

(Tratto dal settimanale Umanità Nova)
Dal 10 al 12 dicembre si è tenuta a Ginevra la prima sessione del WSIS (“The world summit on the information society”), un summit internazionale patrocinato dall’ONU ed organizzato da una sua agenzia, l’ITU (“International Telecommunication Union”). La riunione è stata preceduta, nel corso degli ultimi tre anni, da varie tappe intermedie e si concluderà nel novembre 2005 con una seconda sessione in Tunisia. Prima di quella data si svolgeranno altri incontri regionali, incentrati su temi specifici. Al vertice svizzero sono stati invitati circa 8 mila delegati e, oltre ai rappresentanti governativi, anche imprenditori, associazioni ed operatori dei mezzi di comunicazione di massa. I temi portanti di questo summit abbracciavano l’ampio campo dell’informazione e della comunicazione, che si presta poco ad essere delimitato all’interno di una conferenza internazionale. L’idea di partenza era quella di creare una rete di cooperazione fra le nazioni capace di colmare la distanza esistente fra chi ha accesso all’informazione e chi non lo ha (il cosiddetto “digital divide”), coinvolgendo in questa azione non solo i governi ma anche la comunità scientifica e quella economica.

In questa prima fase due erano gli obiettivi: l’approvazione di una “Dichiarazione di principi” che permettesse di condividere una visione comune dei problemi e l’approvazione di un “Piano di azione” da far partire prima dello svolgimento della seconda sessione nella quale verranno fatti un primo bilancio dei risultati e pianificati altri interventi.

Più concretamente, tra le proposte specifiche in discussione, c’erano argomenti riguardanti un po’ di tutto: dalla revisione dei programmi scolastici, al “governo” di Internet, dalla progettazione di nuovi computer allo sviluppo di nuovi programmi informatici. Tra i risultati auspicati (entro il 2015) l’estensione a tutta la popolazione della Terra dell’accesso a radio e tv e di almeno metà della popolazione alle “tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

Al di là delle buone intenzioni e delle roboanti dichiarazioni di principio, si è trattato dell’ennesima passerella dei padroni del mondo che fingono di discutere sulle disuguaglianze esistenti preoccupati solo di come gestirle nel modo migliore per i loro interessi.

Le ragioni della critica a consessi del genere non stanno esclusivamente nella loro natura, ma anche nella contestazione radicale dell’impostazione data alle tematiche dell’informazione e della comunicazione.

In questi summit, per esempio, vengono tenute poco o per niente in conto le cause del “divario digitale” legate ad un sistema che si basa sullo sfruttamento: non è certo un caso che la totalità della popolazione che non ha accesso all’informazione sia quella dei paesi più poveri e che, anche all’interno di quelli più ricchi, ci sia la stessa disuguaglianza fra chi può permettersi di usare le moderne tecnologie e chi non può.

Viene data per scontata la bontà, salvo piccoli aggiustamenti, dell’attuale sistema di comunicazione e informazione, un settore completamente in mano a pochissimi potentati economici e politici che gestiscono i flussi di dati esclusivamente a proprio vantaggio e che hanno tutto l’interesse a continuare a mantenere inalterato questo stato di cose. L’esempio italiano non è isolato ma sicuramente è tra quelli che meglio descrivono la situazione esistente e non è certo un caso che l’unico a prendere la parola a Givevra sia stato il Ministro Lucio Stanca che però lo ha fatto a nome dell’Unione Europea.

L’idea che per colmare il divario esistente si debba necessariamente procedere con interventi dall’alto verso il basso è caratteristico delle istituzioni basate sulla gerarchia e l’autoritarismo. Esattamente lo stesso tipo di istituzioni e di logica che hanno prodotto il tanto vituperato “digital divide”. Nonostante questo il perdurare dei monopoli come quello della Microsoft o l’esistenza ed il continuo rafforzamento delle legislazioni sul copyright, non vengono per nulla scalfiti da questo genere di iniziative.

Sul fronte dell’opposizione, nonostante l’evidente importanza dei temi in discussione al summit di Ginevra si è registrato uno scarso interesse ed una partecipazione ridotta, oltre ad una sostanziale frammentazione delle iniziative, provocata dal fatto che al WSIS sono state invitate, ed hanno accettato di partecipare, anche “Organizzazioni non Governative” e rappresentanti di quella che si suole chiamare “società civile”.

La “Platform for Communication Rights”, un gruppo di ONG che opera nel settore dei media, ha organizzato “CRISIS” (“Communications Rights in the Information Society”) un “Forum sul diritto alla comunicazione” durante i giorni del summit. Le diverse conferenze hanno trattato i rapporti fra Comunicazione e povertà, Comunicazione, conflitti e pace, Comunicazione, copyright, brevetti e mercato, Comunicazione e diritti umani. Tra i finanziatori di questo Forum ci sono noti “benefattori” dell’umanità come la “Fondazione Ford”.

Prima e durante lo svolgimento del WSIS, gruppi di attivisti internazionali, riuniti nel cartello “Geneva 03”, hanno organizzato “WSIS? WE SEIZE!”: una serie di incontri e di iniziative in contrasto con le linee portanti della conferenza ufficiale. Ed è su questi che si è fatta sentire – da subito – la famigerata democrazia elvetica che il 9 dicembre ha sgomberato il “Polymedia Lab”. Il laboratorio ha però riaperto il giorno successivo in un’altra sede ed è riuscito comunque a portare avanti le iniziative previste. Molti hanno criticato gli organizzatori di “Geneva03” perché hanno accettato un finanziamento da parte dell’Open Society Institute, una fondazione legata al noto finanziere “filantropo” George Soros.

Il 12 dicembre una minuscola manifestazione non autorizzata è stata oggetto dalle poco benevole attenzioni dei gendarmi svizzeri che hanno distribuito qualche manganellata ed operato alcuni fermi.

Indicativo, infine, l’episodio del quale sono stati protagonisti “Reporteres sans frontieres” che hanno attivato una radio pirata per protestare contro il loro mancato invito al WSIS. L’emittente è stata immediatamente oscurata dalla polizia postale appena ha iniziato a trasmettere. Tanto per chiarire la differenza che passa fra le chiacchiere sulla libertà di comunicazione e sull’accesso all’informazione e le sue applicazioni pratiche.

Il summit di Ginevra e quello di Tunisi non riusciranno sicuramente a sciogliere il nodo principale, vale a dire chi pagherà il “conto” per colmare il “digital divide” costruendo infrastrutture in paesi poveri e già pesantemente indebitati. Ma la propaganda ha già presentato come un grande successo la partecipazione delle ONG alla conferenza mentre ha messo in secondo piano le critiche dei paesi africani sul differimento del negoziato a proposito della creazione di un fondo speciale per finanziare i progetti tecnologici, ritenuto l’unico modo per aiutare la crescita della società dell’informazione nei paesi poveri. Il rappresentante di Cuba ha avuto buon gioco per una facile dichiarazione demagogica (vista la censura esistente nell’Isola) affermando che è più importante combattere la povertà, la fame e l’ignoranza piuttosto che occuparsi dei computer. Il delegato della Banca Mondiale ha addirittura riproposto l’apologo di Menenio Agrippa sull’interdipendenza tra “ricchi e poveri”, entrambi “collegati in molti modi: non solo dal mercato e dalla finanza ma anche dalla migrazione, dall’ambiente, dalle malattie, dai conflitti e dal terrorismo”, dimenticandosi – ovviamente – di ricordare che gli aspetti negativi di questa interdipendenza stanno sempre e tutti da una parte sola.

Nessun risultato di rilievo, quindi e anche la data di svolgimento della seconda parte del WSIS potrebbe slittare in quanto la Tunisia è sotto accusa perché i suoi cittadini non godono dei più elementari diritti civili. A conclusiva dimostrazione che il problema del “divario digitale” nella società dell’informazione non si può risolvere senza che venga messa radicalmente in discussione l’impianto complessivo di un sistema basato sullo sfruttamento e l’esclusione.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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