Massimo Carlotto e l’Italia della corruzione
[b]Zenone Sovilla[/b] «Io so. Ma non ho le prove», scriveva Pier Paolo Pasolini in un celebre articolo, un anno prima della morte violenta, avvenuta il 28 agosto 1975. L'intellettuale friulano si riferiva allo stragismo e alle sue connessioni con un certo potere dell'epoca: le verità inconfessabili di un Paese sempre alle prese con i molti volti dell'autoritarismo oligarchico. Oggi, un autore come Massimo Carlotto, maestro del noir italiano, ci dà una mano a immaginare un sistema di dominio versione 2011, tra politica, economia e malavita. Nel suo nuovo romanzo, «Alla fine di un giorno noioso», con il consueto stile tagliente crea un'atmosfera narrativa magnetica, scandita dai fotogrammi di un film che fa paura: la normalità della vita quotidiana in un Paese corrotto.
