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Tag: ciclabilità

Mobilità ciclistica: Bicicrazia

Versione elettronica del saggio sulla mobilità sostenibule e la diffusione del'uso della bicicletta nel sistema dei trasporti per una mobilità sostenibile“Bicicrazia, pedalare per la libertà” di Zenone Sovilla è uno dei saggi pubblicati da Nonluoghi Libere Edizioni. Si tratta di un testo, pubblicato nel 2004, nel quale l’Autore guarda alle problematiche della mobilità (e dell’urbanistica) nel quadro generale del sistema di mercato e dei costi sociali che genera (tra i quali quelli addebitabili al trasporto motorizzato) nonché dell’inerzia e dei ritardi istituzionali che in proposito caratterizzano l’Italia (dal governo centrale alle amministrazioni locali).

In fondo a questo articolo troverai i link per scaricarlo liberamente in vari formati (pdf, epub, mobi).

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Ciclopedonali o montagne russe?

In nome di qualche misterioso principio della tecnica ingegneristica stradale, negli ultimi anni si sono diffusi, anche in Trentino, marciapiedi o tratti ciclopedonali che sono come montagne russe per chi li percorre (camminando, pedalando, sulla carrozzina o spingendo un passeggino).
Eppure gli utenti dei percorsi protetti non hano chiesto di andare al luna park, ma semplicemente di muoversi tranquillamente, non in un saliscendi continuo che – mi è stato riferito dagli sventurati protagonisti – può anche rivelarsi una fonte di pericolo e far sbandare un ciclista magari attempato o non provetto.

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Mobilità sostenibile, l’esempio francese

Zenone Sovilla
Parigi da qualche anno è una delle città all’avanguardia nello studio di modelli alternativi di mobilità urbana.
Da oltre quattro anni è in funzione VeLib, un sistema efficace di biciclette che – diversamente da quanto accade in altre città – offre all’utilizzatore l’opportunità fondamentale di prendere il mezzo in un qualunque punto della metropoli e di resituirlo in un altro.
Le stazioni disseminate sul territorio sono infatti ben 1800 – una ogni trecento metri – e ospitano oltre ventimila biciclette disponibili sette giorni la settimana, 24 ore su 24 con una varietà di formule di pagamento; l’abbonamento annuale base costa 29 euro e comprende mezz’ora di utilizzo gratuito per ogni tragitto, che diventano tre quarti d’ora con la forumula di 39 euro annuali, dopo di che si paga un supplemento di un euro e così via a crescere per incentivare la restituzione ed evitare che il “giro” delle bici disponibili rallenti troppo (inutile peraltro trattenerle a lungo, vista la densità delle stazioni di ritiro e consegna).
Per i turisti sono previsti un biglietto giornalisro (1,70 euro) e una tessera settimanale (8 euro). Info: http://www.velib.paris.fr.

Sulla scia del successo di VeLib, ora la capitale francese lancia un nuovo servizio, sempre appoggiandosi a gestori privati: AutoLib.
Si tratta di un sistema di noleggio di vetture elettriche (due porte, lunghe 3,65 metri, di color alluminio, 250 chilometri di autonomia con le nuove batterie litio-metallo-polimero, velocità max di 130 Km/h) che ieri ha vissuto l’esordio, ancora in fase di test con sessanta mezzi, in vista del lancio ufficiale del 5 dicembre con altre 250 auto che entro l’estate diventeranno 2 mila collocate in 1100 stazioni di carica a Parigi e in 46 comuni limitrofi.
I veicoli, fra l’altro, sono stati realizzati in stabilimenti italiani grazie a una partnership tra il gruppo Bollorè (che si è aggiudicato l’appalto del Comune francese), Pininfarina e Cecomb: l’intesa prevede la produzione di 4 mila vetture elettriche derivate dalla Bluecar nello stabilimento di Bairo Canavese (Torino).
L’abbonamento mensile standard è di 12 euro, più 5 per la prima mezz’ora, 4 per la seconda, 6 per la terza; esistono però anche altre formule tariffarie; info: http://www.autolib-paris.fr.

Tutto questo per dire che per la mobilità nelle aree urbane (non solo metropolitane, come in questo caso) si può fare la differenza in fatto di sostenibilità adottando modelli intelligenti.
A Parigi (e non solo) uovo di colombo è la facilità con cui si può disporre del mezzo (bicicletta o auto elettrica, magari combinandone l’uso in un dato percorso) grazie al sistema di stazioni presenti su tutto il territorio e grazie a un metodo semplice di ritiro, consegna e pagamento.
Esattamente il contrario si potrebbe dire per varie esperienze del genere che si sono viste dalle nostre parti; al punto che a volte si ha la sensazione che certe cose non si facciano perché dietro c’è un’idea di ridisegno del modo di muoversi per renderlo meno dannoso per l’ambiente e chi ci vive; ma che si facciano solo perché “si deve” pur mettere in mostra qualcosa di green. Anche se non ha nessun effetto “green”.
Eppure anche a Trento si potrebbe fare molto, sia nella mobilità urbana sia negli spostamenti dei pendolari, tristemente inchiodati all’uso dell’automobile. Ne riparleremo.

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