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Informazione e democrazia

Basta un sì per indebolire la democrazia, spaccare l’Italia, favorire le diseguaglianze, sottrarre potere ai cittadini e ai territori (salvo pochi privilegiati)

Una serie di riflessioni mi inducono a rifiutare le numerose trasformazioni della Costituzione proposte dall’attuale (risicata) maggioranza di governo. In sintesi.

  • Innanzitutto, sono convinto che la legge fondamentale che determina le modalità della convivenza civile non può essere modificata da una maggioranza raccogliticcia, scritta dal governo e votata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. Voluta da partiti che sostanzialmente non avevano vinto le elezioni.
  • Il patto sociale, le regole del gioco vanno definite e eventualmente modificate (con cautela) attraverso un processo complesso di costruzione di una diffusa condivisione sociale.
  • Un’eventuale trasformazione dell’ordinamento della Repubblica deve essere coerente con i principi fondamentali elencati in particolare nei primi dodici articoli della Costituzione e deve tenderle a consolidarne o a espanderne la concreta applicazione. La riforma Boschi-Renzi, al contrario, li riduce e comprime gravemente lo stesso diritto di voto con la creazione di un Senato confuso e non eletto dai cittadini (malgrado le bufale elettorali che promettono il contrario) e con la cancellazione definitiva delle Province (già declassate tramite una legge ordinaria di dubbia costituzionalità, mentre andrebbero valorizzate come presidio democratico prezioso).
  • Si tratta di uno scenario che impoverisce la dinamica democratica diminuendo la pluralità di ambiti decisionali e di voci/poteri in campo come garanzia contro un’eccessiva concentrazione nelle mani, per esempio dell’esecutivo centrale. Il principio della separazione dei poteri subisce un altro colpo, in uno scenario già segnato dalla preponderanza del governo e dalla mortificazione del Parlamento.
  • Anziché ripensare le articolazioni del potere avvicinandosi ai cittadini e alle comunità catalizzando la partecipazione (per esempio abolendo le regioni e attribuendo responsabilità alle province o a simili territori omogenei), si accentrano le facoltà decisionali a Roma, nel nome della rapidità e semplicità dei processi legislativi. Ma le decisioni – specie se importanti – andrebbero con calma, evitando le banalizzazioni e privilegiando l’approfondimento: per evitare di produrre cambiamenti frettolosi e negativi.
  • Si produce uno scenario istituzionale utile a una cristallizzazione dello status quo sociale che vede molto potere (anche finanziario) nelle mani di pochi mentre la grande massa dei cittadini è impotente di fronte a processi economici penalizzanti (non è un caso se i principali snodi degli interessi consolidati e dominanti sono caldamente a favore della riforma).
  • Un successo dei sì ci darebbe una Costituzione nella quale larga parte del Paese faticherebbe a riconoscersi, dunque spaccherebbe l’Italia e incoraggerebbe il qualunquismo nei riguardi della vita collettiva e delle sue istituzioni Salvo, di questo passo, tirare troppo la corda e generare sconvenienti e imprevedibili reazioni sociali di contrapposizione all’autorità.

        Ma passiamo all’analisi del quadro generale in cui si inserisce questa iniziativa politica, cercando di metterne a fuoco le possibili motivazioni, origini e effetti.
Vedremo poi anche un paio di questioni specifiche di primaria rilevanza: la riscrittura del processo legislativo centrale e i rapporti di potere fra lo Stato e le comunità locali cui aspira questa riforma che considero fondamentalmente reazionaria.

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Migranti e corridoi umanitari: l’appello di Giusi

Intervistata da Radio Popolare, Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa, rilancia l’appello affinché si metta all’ordine del giorno della politica internazionale l’apertura di corridoi umanitari per i migranti. Nell’attesa, il centro di accoglienza nell’isola è al collasso mentre continuanno gli sbarchi e il recupero di naufraghi. Altre persone non ce la fanno e muoiono in mare, compresi molti bambini.

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I marziani e i razzisti

Un giorno potrebbero arrivare gli extraterrestri. Si guarderebbero un po’ in giro e presto concluderebbero che la Terra ha bisogno di una cura radicale. Una cura, peraltro, da tempo richiesta da razzisti, nazionalisti e bigotti vari.

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Costituzione, la riforma è pessima. A prescindere dalla legge elettorale

In vista del voto popolare sulla riforma costituzionale appare fondamentale sgombrare il campo da un rischio di mistificazione che potrebbe rivelarsi molto serio. Si tratta dell’operazione orchestrata da quelli che «il combinato disposto», cioè da larga parte della cosiddetta minoranza Pd.

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L’economia della malattia sociale

Forse i cittadini europei stanno cominciando a conoscere qualche contenuto preciso del Ttip, acronimo inglese (Transatlantic Trade and Investment Partnership) per ciò che in sostanza è l’obiettivo Usa e Ue di aprire reciprocamente i mercati. Il che implica una diffusa deregolamentazione e – come illustrano i documenti “top secret” svelati da Greenpeace – la pretesa statunitense di adeguamenti al ribasso delle normative europee in materie quali la sicurezza alimentare, la tutela di lavoratori e consumatori, il rispetto dell’ambiente naturale e della salute umana.

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Gli stati “canaglia”?

Da tempo una serie di Stati appartenenti all’Unione europea adottano provvedimenti su base nazionale che violano principî fondativi e storici dell’Unione ma soprattutto calpestano elementari sentimenti umanitari. In qualche misura quasi tutti lo fanno; ma in troppi ormai esagerano smodatamente. Che si tratti di erigere grottesche barriere anti-profughi, di confiscare beni agli stranieri, di ripristinare le “dogane”, di imbavagliare mass media e dissenso o di infierire su minoranze etnico-culturali…

La nostra democrazia rappresentativa, sfibrata e ingannevole com’è, concede al cittadino solo labili strumenti per interagire con questi – come con altri – fenomeni della vita sociale.
Di là dagli spazi miseri che ci lascia questa politica decadente, ci resta apparentemente ben poco da fare. Per esempio, possiamo agire come consumatori e penalizzare negli acquisti, per quanto ci è possibile, i Paesi più gravemente coinvolti nei processi di involuzione, imbarbarimento e disgregazione. E spiegare “politicamente” che lo facciamo.

Allarme smog, di chi è la colpa?

Allora, riscopriamo che le città italiane soffocano nello smog, mentre il premier inauguratore seriale di opere pubbliche (uguale uguale, anzi, più dei “rottamati”: tunnel, libri di Vespa o domus pompeiane, fa lo stesso) si esibisce ormai quasi a reti unificate nelle quotidiane celebrazioni di sé e del Paese figo a immagine, ripresa e somiglianza.
Il ministro dell’ambiente scopre il 27 dicembre 2015 che ci vorrebbe un piano nazionale per la mobilità sostenibile, meno automobili e più mezzi collettivi. Tradotto, in realtà, si tratta della promessa di qualche milione per rinnovare il parco macchine del trasporto pubblico.

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Web, se il nonno è virale

Che cosa ci dice il successo incredibile di uno spot video con la storia di un nonno rimasto solo a Natale? Il Web si trasforma in modo imprevedibile e forse meno rapido di quanto si potesse immaginare. Il processo forse più rapido in atto è la fruizione in mobilità, con una quota crescente e ormai quasi maggioritaria di utenti dei siti di informazione e dei social network.

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Parigi, nonviolenza o barbarie

[Intervento del Movimento nonviolento] Ed eccola qui, la guerra. È arrivata anche alla porta accanto. Con il suo orrore, il terrore, il sangue, i corpi morti. Quando la vedi con i tuoi occhi capisci davvero perché è “il più grande crimine contro l’umanità”. È un’unica guerra che si mimetizza in varie forme, che si ciba dello stesso odio e defeca la stessa violenza. È sempre la stessa cosa, compiuta da eserciti addestrati, ben armati, finanziati, le cui vittime sono soprattutto i civili innocenti.

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I conflitti, i profughi e noi

Guerre e accoglienza di profughi ma anche animalismo i temi del podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda ieri in Fm a Radio Cooperativa. In programma un’intervista con i rappresentanti dell’associazione antispecista bellunese Siamo tutti animali che illustrano l’attività di promozione culturale e di intervento diretto sul territorio in aiuto di animali in difficoltà. Segue la trasmissione della prima parte dell’incontro HUMAN, svoltosi mercoledì al Lettherarium di Belluno, promosso dalla coop del commercio equosolidale Samarcanda e da Radio Cooperativa, per riflettere sulle crisi umanitarie generate dalla destabilizzazione geopolitica, dalle guerre, dal terrorismo.

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