La démocratie n’est pas un diesel
Après quatre semaines de royale et ostentatoire indifférence, le président français Emmanuel Macron s’est enfin directement adressé hier à ses concitoyens – les « gilets jaunes » - qui s’activent pour réclamer…
Analisi dei fenomeni socioeconomici: economia, lavoro, diritti, ambiente, salute
Après quatre semaines de royale et ostentatoire indifférence, le président français Emmanuel Macron s’est enfin directement adressé hier à ses concitoyens – les « gilets jaunes » - qui s’activent pour réclamer…
Se ne occupa Guillaume Faburel, docente di geografia, urbanistica e scienze politiche a Lione, in un libro di cui (prima ancora di poterlo leggere) ho ascoltato la presentazione a Lille. Il volume si intitola “Les metropoles barbares. Démondialiser la ville, désurbaniser la terre“ (Le metropoli barbare. Deglobalizzare la città, deurbanizzare la Terra), edizioni
Dopo l’ennesima tragedia con un cacciatore che uccide “per sbaglio” un’altra persona, il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, ha lanciato un appello per l’estensione del silenzio venatorio aggiungendo la domenica ai giorni settimanali di divieto (che oggi sono due). Lo può fare il Parlamento, approvando disegni di legge già depositati, ma Costa spiega che le Regioni hanno già oggi la facoltà di introdurre il divieto domenicale in modo autonomo e immediato.
Più che di Matteo Salvini vorrei parlare dei colleghi giornalisti che continuano a riferire le gesta del ministro senza collocarle in una corretta cornice critica.
Il capo della Lega attacca violentemente la magistratura, colpevole di aver dato corso all’obbligo dell’azione penale di fronte a un fatto gravissimo quale il blocco – prima in alto mare e poi in porto – della nave Diciotti della marina militare (guardia costiera) carica di migranti, molti dei quali minori non accompagnati e al limite delle forze.
Qui sarà utile ricordare che la legge – nell’epoca del “governo del cambiamento” – rimane ancora “uguale per tutti”, nessuno si può collocare al di sopra di essa invocando investiture popolari del tutto fantasiose.
Forse si potrebbe aprire un confronto semantico sulla parola legalità. Ma restiamo ai fatti.
Il governo italiano, con la connivenza europea, sta sabotando deliberatamente il dispositivo di ricerca e salvataggio dei naufraghi (qualunque naufrago) nel Mediterraneo.
Ciò, spiegano numerosi giuristi, contravvenendo a una serie di norme, dalla Costituzione italiana, al Codice della navigazione, al diritto internazionale.
Nell’arco di tre cambi di governo abbiamo assistito a una involuzione.
Partiamo da lontano: per esempio dal giugno 2000, quando questo sito pubblicò, per gentile concessione dell’autore, Paolo Barnard, il testo completo dell’inchiesta tv “I globalizzatori” (realizzata per Report, Raitre). Si trattava di un lavoro che svelava dinamiche e retroscena di ciò che da tempo denunciavano i cosiddetti movimenti no global, vale a dire il progressivo insediarsi del pensiero unico neoliberista, l’imporsi del dominio del mercato, della logica dell’impresa e del profitto a ogni costo. Il tutto con conseguenze nefaste per persone e gruppi sociali (salvo i ricchi che lo diventeranno ancora di più).
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Dunque il capo della Lega (ex Nord) Matteo Salvini diventa ministro dell’interno e agisce e parla coerentemente con il suo ben noto modulo da campagna elettorale permanente. Sorprende chi si sorprende, davanti alle iniziative e alle frasi raggelanti di questi primi giorni del leghista al governo. Per anni ha ripetuto pressoché indisturbato che nei campi rom ci vogliono le ruspe (giocando naturalmente sull’ambiguità e precisando poi che si riferisce ai campi una volta e definitivamente svuotati).
Ora, in veste di ministro della Repubblica, annunciando un inquietante “censimento”, si permette di affermare che i rom cittadini italiani non si possono ovviamente rimpatriare e dunque “quelli dobbiamo tenerceli”.
Non è certo un segreto per i lettori di questo blog la nostra avversione nei riguardi di visioni e azioni e politiche che alla fatica di confrontarsi con la complessità del reale antepongono il semplicismo di formule superficiali utili come moltiplicatore di consensi elettorali ma assai pericolose per l’equilibrio del nostro impianto repubblicano costituzionale.