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Cosa fare per la pace?

[b]Alberto Castelli[/b]

Cosa fare per la pace?
Una domanda difficile e ci sarebbero decine di risposte possibili; probabilmente nessuna sarebbe esauriente.Ognuna di queste risposte possibili dipende dal soggetto che intende agire. Per quel che mi riguarda, per il lavoro che faccio, il (piccolo) compito mi sembra sia quello di chiarire i concetti,e rendere intelligibili i fatti. Questo significa (anche) smascherare le menzogne che il potere usa per nascondere la verità sulle guerre. Vediamo brevemente la situazione in cui ci troviamo: veniamo da un ventennio di guerre e di violenza sistematica (Iraq 1 e 2, Jugoslavia, Rwanda, Cecenia, Somalia, 11 settembre, Afghanistan). Gran parte di queste guerre sono state mosse da paesi occidentali, USA in testa ma anche dagli europei e dagli italiani.

La cosa che mi colpisce di queste guerre (a parte l’orrore della violenza) è il modo in cui esse vengono giustificate di fronte all’opinione pubblica occidentale. A volte con evidenti menzogne (armi di distruzione di massa in Iraq, war on terror in Afghanistan); a volte facendo leva su istinti primitivi (Bush giustfica la guerra dicendo che, dopotutto, Saddam voleva uccidere suo padre – la paura dell’Islam); a volte però si è giustificata la guerra con ragioni “alte”, chiamando in causa quella che per certi aspetti è un po’ diventata la religione civile dei nostri anni: la difesa dei diritti umani e/o la democrazia. Cioé diritti umani e democrazia sono stati trattati come una fede religiosa capaci di legittimare la “guerra santa”. E’ il caso della guerra della Nato per il Kosovo del 1999 e della seconda guerra contro l?Iraq.

Questo tipo di giustificazione della violenza mi preoccupa più degli altri anche perché è stato approvato da intellettuali estremamente raffinati come Michael Walzer, Michael Ignatieff. Quindi con questo tipo di giustificazione non siamo di fronte a semplice retorica politica bellicistica, ma a complesse elaborazioni filosofiche volte a legittimare sul piano morale la guerra.

Cosa dicono? Sul Kosovo: di fronte a atti che sconvolgono la coscienza morale dell’umanità è giusto il ricorso alla forza. Questo è un argomento seducente perché rimanda all’esperienza quotidiana (es. uomo che picchia bambino e va fermato). Ma muovere un esercito per fermare un criminale non è come fermare un malfattore: la guerra implica necessariamente devastazioni, morti di innocenti, fratture sociali che persistono per generazioni. Insomma: il ricorso alla forza internazionale (alla guerra moderna) non è come estrarre la spada e sfidare il fellone a un duello.

Sull’Afghanistan: What are we fighting for? (firmato da Walzer e da molti grandi intellettuali americani). Quello per cui vale la pena combattere sono i valori di libertà e democrazia occidentali (come contro Hitler…). Ma il menico dei valori occidentali non è tanto il Nemico (Bin Laden o chi per lui), ma la nostra disponibilità a mettere in atto politiche che negano tali valori (prima di tutte, la guerra). Libertà e democrazia crescono su se stesse, non possono nascere dall’impiego di mezzi incoerenti con i fini che ci si propone.
Ecco, allora, cosa fare per la pace? Per quanto mi riguarda, contrapporre a queste ideologie belliciste, o giustificatrici della violenza, un altro modo di pensare, che sia capace di chiamare le cose con il loro nome, di affermare le ragioni del dialogo e dell’intelligenza contro le ragioni delle armi.

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