Nonluoghi Archivio L’aborto, il caso di Napoli e i “ragazzi XXY”

L’aborto, il caso di Napoli e i “ragazzi XXY”

[riceviamo e pubblichiamo]

Lorenzo Bernini
Vorrei segnalare la necessità di riflettere in modo approfondito su quanto è accaduto a Napoli. Da un punto di vista politico e giuridico è necessario oggi difendere il diritto delle donne di abortire in strutture pubbliche senza ricevere intimidazioni. Da un punto di vista etico su questo caso sarebbe però importante avviare nel movimento una riflessione approfondita. La “grave alterazione cromosomica” di cui era affetto il feto era in fatti la sindrome di Klinefelter che è rubricabile sotto la categoria dell’intersessualità. Le persone affette da questa sindrome hanno tre cromosomi sessuali (XXY) al posto dei due cromosomi che caratterizzano “normalmente “le donne (XX) e gli uomini (XY). Raramente i “ragazzi XXY” (così di solito si autonominano, rifiutando di essere catalogati sotto una categoria medica) sono portatori di ritardo mentale: quasi sempre hanno invece pene e testicolo piccoli, non sviluppano durante la pubertà i caratteri sessuali secondari (barba, peli, spalle larghe, voce profonda eccetera) ma al loro posto sviluppano il seno. Spesso, inoltre, i ragazzi XXY hanno una libido poco pronunciata: non hanno cioè forti desideri sessuali.

I medici intervengono con l’asportazione del seno e una terapia di ormoni maschili – però molti soggetti così trattati non si riconoscono poi in quello che la medicina vuole farli diventare (dei “maschi normali”) e reagiscono con terrore al forte desiderio sessuale provocato dalla trapia ormonale. Altri invece sono contenti dei cambiamenti indotti da ormoni e chirurgia. Il punto è che ognuno dovrebbe avere il deritto di scegliere liberamente che cosa fare del proprio corpo e della propria identità, senza subire pressioni psicologiche da medici che rivendicano per sè lo statuto di scienziati ma nelle cui scelte intervengono invece molti fattori pregiudiziali: ideologici, culturali, moralistici…

Oggi esistono associazioni di ragazzi XXY che rivendicano il diritto di essere ciò che sono senza dover subire le pressioni normative del binarismo sessuale, e rivendicano anche il diritto a restare ipodesideranti, a sviluppare relazioni con chi li circonda. in cui magari l’amicizia conta più del desiderio sessuale. Una riflessione profonda e non superficiale sui fatti di Napoli dovrebbe quindi comprendere anche la denuncia di una società in cui l’intersessualità è considerata una patologia, e in cui i medici presentano come invivibile la vita di chi semplicemente non è conforme alle norme sessuali della nostra società. Propongo quindi che, oltre alla giusta e necessaria manifestazione davanti alla Mangiagalli, i movmenti femministi, lesbici, trans e gay organizzino anche un’iniziativa pubblica sulla sindrome di Klinefelter.

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