Nonluoghi Archivio Voltaire, aiutaci…

Voltaire, aiutaci…

di Riccardo Orioles *

Voltaire, aiutaci. Il direttore di France Soir, Jacques Lafranc, è stato licenziato in tronco per aver pubblicato una vignetta satirica su Maometto. Il padrone del giornale, che è franco-egiziano, ha presentato le sue scuse alla comunità musulmana per la vignetta “blasfema” e ha dichiarato di aver licenziato Lefranc per dare “un forte segnale”. è un episodio gravissimo, molto di più di un attentato. L’attentato, o qualunque altro gesto immediatamente riconoscibile come criminale, è infatti riconducibile alle patologie individuali di elementi culturalmente deboli e dunque portati ad assumere una qualsiasi ideologia/religione a pretesto arbitrario delle proprie pulsioni asociali. In questi casi, una volta punito il singolo criminale, l’incidente è chiuso.
Nel caso di monsieur Raymond Lakah, il “patron” di France-soir, non è così. Lakah non è un ignorante fanatico, nè le sue capacità di far danno si limitano all’assassinio di alcune persone. è uno dei più importanti editori europei, ed è in condizione di danneggiare la vita di decine e decine di milioni di esseri umani, privandoli dei diritti essenziali (libertà, eguaglianza, fraternità) conquistati coi sacrifici di molte generazioni. Mentre l’assassino “islamico” è dunque prima un assassino e poi, e solo en passant, un islamico, l’imprenditore che vuole agire da “islamico” va messo sotto controllo in quanto tale. Naturalmente, non stiamo parlando dell’islamismo in quanto fede; è probabile che monsieur Lakah sia tanto maomettano quanto papa Borgia era cattolico, e che si sia mosso non tanto per convinzione personale quanto per furberia commerciale.
Ma questo non cambia niente. Nel momento in cui egli, potente imprenditore, invoca un sistema ideologico per ferire la libertà altrui, quel sistema diventa – qui e ora – “sospetto”. E il colpevole va punito non solo per il reato in sè, ma anche per l’indebita applicazione nei rapporti civili di un sistema ideologico dato per superiore. Fino a pochi anni fa, questo problema da noi si poneva solo nei confronti della religione cristiana. E la Francia l’aveva risolto brillantemente. Ognuno può credere quello che vuole, nessuno può far credere agli altri quello che vuole. Monsieur le Cardinal de Paris e l’ultimo manovale algerino, sul suolo della Repubblica, hanno diritti eguali ed eguali doveri. Quando il signor cardinale ha cercato di ribellarsi a questa elementare regola civile, i signori Robespierre e Guillottine hanno rapidamente provveduto a chiarire la situazione. Nessun patron cattolico francese oserebbe oggi licenziare un lavoratore per ateismo. Non per bontà di cuore, ma perchè la tolleranza gli è stata insegnata a forza di botte in testa e barricate. Se un padrone islamico ci prova, allora botte in testa (educative) anche per lui.
Perciò ci auguriamo che il governo francese provveda rapidamente ad arrestare Lakah, a confiscargli i beni e a espellerlo dal paese in via amministrativa. Ancor più ci auguriamo che il governo italiano, quando avremo un governo, sappia reagire con severità a episodi consimili, se mai si verificheranno.

Gli integralisti cattolici, dal canto loro, fanno il possibile per non farsi dimenticare. Il giudice italiano, di religione ebraica, che si era rifiutato di rendere giustizia sotto il simbolo non-statale del Crocifisso, è stato sommariamente condannato e sospeso dalla magistratura. Una sentenza “islamica”, degna di monsieur Lakah. Utile, ai fini nostri, perché dimostra come
l’intolleranza non sia legata a questa o quella religione ma a tutte, se non vengono vissute in spirito d’umiltà e di rispetto.

Tratto dalla Catena di San Libero, e-zine di Riccardo Orioles, n. 319 del 3 febbraio 2006.

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