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"Turchia in Europa? Prima la democrazia e i diritti dei kurdi"
La conferenza internazionale di Roma: da leggere e da ascoltare
 
(26 aprile 2001)

   Pubblichiamo in audio, per ora in formato mov (più avanti anche in realaudio), grazie alla collaborazione di Aldo Canestrari del "Ranch dei viandanti-Kurdish mailing list", una parte degli interventi alla Conferenza internazionale di Roma del febbraio scorso sul tema "L'adesione della Turchia all'Unione Europea: democrazia, diritti umani, questione kurda". 
   L'incontro, organizzata da parlamentari italiani del Comitato interparlamentare 
per la prevenzione dei conflitti e il dialogo tra i popoli, da organizzazioni non governative e da amministrazioni locali, ha visto la partecipazione di politici e di esponenti dell'asociazionismo.

   La sintesi dell'incontro (sul quale trovate in basso altre notizie) è stata un appello affinché l'Europa affronti la questione kurda. Non è ritenuto ammissibile l'ingresso della Turchia in Europa senza una autentica democratizzazione della Turchia 
e senza la risoluzione della questione kurda. Ciò riguarda l'Europa "in prima persona", poiché in caso contrario l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea significherebbe lo snaturamento dell'Europa stessa. Ma una Turchia democratica può nascere solo da un nuovo "patto fondativo"  (che deve essere anche un nuovo "patto costituzionale") tra il popolo turco ed il popolo kurdo. 

- SOMMARIO DELLE REGISTRAZIONI DISPONIBILI IN NONLUOGHI
(per scaricare gratuitamente  il lettore Quicktime clicca qui)

CLICCA PER ASCOLTARE

1) Marco Pezzoni (Comitato Interparlamentare) - Introduzione = minuti 15,30
2) Ramon Mantovani  (Rifondazione Comunista) = 10,19
3) Alessandro Forlani (Parlamentare, Ccd) = 8,31
4) Marco Pezzoni  (Comitato Interparlamentare) = 4,41
5) Arturo Salerni (Avvocato di Ocalan) = 7,20
6) Dino Frisullo  (Assoc. Azad per la libertà del popolo kurdo) = 18,44
7) Iniziativa per la Pace in Kurdistan = 4,54
8) Walter De Cesaris  (Comitato Interparlamentare) = 4,18
9) Appello conclusivo (Walter De Cesaris) = 3,48



__________La mozione conclusiva della conferenza di Roma___________
 

I promotori della Conferenza Internazionale 

Consapevoli che i processi di distensione e integrazione tra i popoli rappresentino una scelta strategica per assicurare una prospettiva di pace e cooperazione, di salvaguardia dei diritti umani e di affermazione della democrazia e che ciò sia particolarmente importante per aree del pianeta dove sono in corso conflitti che si trascinano da anni e che rendono non praticabili quei processi di distensione e integrazione, ostacolando, nel contempo, quell'affermazione dei diritti umani e di standard accettsbili di democrazia, che sempre più la comunità internazionale assume come parametri fondamentali di riferimento; 

Convinti che la strategia di integrazione e inclusione da parte dell'Europa nei confronti dei popoli vicini possa essere fondamentale affinché vengano affermati il rispetto dei diritti umani (tra cui l'abolizione della pena di morte), la pace, il riconoscimento e il rispetto delle minoranze, la convivenza pacifica e cooperativa tra le diverse culture e tradizioni e che in tale prospettiva debba essere valutata come vinvolo la richiesta di ingresso della Turchia all'UE; 

Convinti che il popolo kurdo e le sue rappresentanze siano, e quindi debbano essere riconosciuti, come uno dei motori essenziali di questo processo di integrazione in Europa e di convivenza pacifica; 

Ritenendo che sempre più l'Europa debba farsi promotrice e parte responsabile, nelle aree difficili, dei processi di transizione per l'affermazione dei diritti umani, del riconoscimento dell'identità politica e culturale delle minoranze, dei diritti sociali, cos come espresso autorevolmente dal Parlamento europeo. Ciò non è solo una questione di solidarietà con le lotte e le iniziative di coloro che soffrono il non rispetto di quei diritti, ma riguarda direttamente il futuro della costruzione dell'Europa. 

Auspicando che il popolo kurdo della Turchia, proceda nella direzione di dotarsi di forme di rappresentanza più ampie ed unitarie, tali da favorire un riconoscimento interno ed internazionale che è, comunque, doveroso e necessario; 

Chiedono solennemente: 

alle istituzioni, a tutte le forze politiche, economiche  e sociali della Turchia di avviare, finalmente, un dialogo con il popolo kurdo e le sue rappresentanze per affrontare insieme i nodi delle riforme costituzionali e le garanzie per un nuovo sistema politico - istituzionale pluralistico e democratico che riconosca l'identità culturale e politica del popolo kurdo, garantisca il rispetto dei diritti umani, avvii una pacificazione del territorio del sud est del Paese; 

ai governi europei di prendere atto della rappresentatività delle forze e degli organismi kurdi e di favorire una loro legittimazione internazionale, così da aprire la strada a un mutuo riconoscimento e dialogo fra le parti in conflitto; 

agli stessi governi e all'UE di assumere una forte iniziativa anche in sede ONU per un monitoraggio della situazione delle minoranze e dei diritti umani e per l'avvio di un processo di pace, sulla base dei principi del nuovo diritto internazionale e delle esperienze in altre aree del pianeta. 


LA MOBILITAZIONE DI APRILE

   Negli ultimi giorni c'è stata grande mobilitazione delle associazioni e dei gruppi impegnati sul fronte della lotta per i diritti numani in Turchia.
         Riportiamo un brano del comunicato sulle iniziative appena svoltesi in varie città italiane (prime adesioni Associazione Azad, Associazione per la pace, Codi, Confederazione Cobas, Donne in nero di Roma, Federazione romana Prc, Orma, Senzaconfine, Villaggio globale, Ya Basta!).

         "Il massacro avviato il 19 dicembre 2000 con l'irruzione dell'esercito turco in venti penitenziari politici in sciopero della fame, si prolunga ora nelle celle d'isolamento e negli ospedali in cui oltre duecento persone hanno ormai superato il quinto mese di digiuno. 
Dodici di loro sono già morti per fame, aggiungendosi alle trentadue vittime dell'irruzione di Natale, e altri due (fra cui una studentessa di 19 anni) si sono lasciati morire di fame all'esterno, per solidarietà con i parenti isolati e torturati nelle nuove prigioni "di tipo europeo". 

"Dobbiamo morire tutti, prima che il mondo si accorga di noi?" ha gridato una giovane donna a Istanbul, prima di entrare in coma. La risposta del premier Ecevit è stata "Lo Stato non cede". 
Una condanna a morte, le cui dimensioni per ora sono limitate solo dal massiccio ricorso all'alimentazione forzata. Nessuna trattativa, nessun ripensamento della scelta di seppellire nell'isolamento migliaia di prigionieri politici, che a questo punto preferiscono lasciarsi morire piuttosto che essere sepolti vivi. 

Si muore nelle carceri, e si sparisce e si muore sotto tortura nelle caserme di polizia nelle regioni kurde, dove nonostante la tregua unilaterale della guerriglia resta in vigore lo stato d'emergenza e tornano in azione le squadre della morte. 
Chiuso l'unico quotidiano di opposizione, minacciata di scioglimento in tribunale il prossimo 5 maggio l'Associazione per i diritti umani, sequestrati e minacciati di morte i dirigenti del partito Hadep e dei sindacati di opposizione, è l'intera società civile che rischia la messa al bando da parte del "partito della guerra" responsabile della gravissima crisi economica, dell'impoverimento di massa, del dramma dell'esodo. 
E la repressione colpisce anche i lavoratori in lotta contro le "soluzioni" imposte dal Fmi alla crisi del regime e della sua economia di guerra"


         Nel frattempo si sta diffondendo una forma elementare di solidarieta' alle vittime della repressione carceraria: GLI AFFIDI A DISTANZA.
Cioe':  un cittadino o una associazione italiana versano ogni mese una cifra (circa £ 50.000) a sostegno di un detenuto politico, o della sua famiglia. Le diverse associazioni italiane di solidarieta' con il popolo kurdo, in collaborazione con le associazioni kurde di sostegno ai detenuti, fanno da intermediarie, curando anche l'informazione sull'evolversi dei singli casi (e' possibile anche intrattenere corrispondenza epistolare diretta con coloro che beneficiano degli affidi). 

Per maggiori informazioni : 
Cosa sono gli affidi si veda al sito Ranch dei viandanti

Dopo il massacro del 19 dicembre e' cominciato, dall'Europa, e in particolare dall'Italia, 
un flusso ininterrotto di delegazioni le quali - a fronte dell'indifferenza delle istituzioni, dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica - si sono recate a testimoniare la loro solidarieta'e ad indagare sulle modalita' del massacro, sulle sue conseguenze e sugli sviluppi della lotta tra i detenuti ed il governo turco, incontrandosi con i familiari edelle vittime e le associazioni, nonostante ogni sforzo del regime per impedire ogni contatto (soprattutto con le vittime della repressione e i detenuti). 
Nel Ranch dei viandanti le relazioni delle delegazioni sono a disposizione di tutti coloro che non vogliono consentire al tentativo del regime turco di soffocare ogni opposizione con il silenzio e l'isolamento. 
 


o - Altri articoli

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(26 aprile 2001)

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