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Guerra del Golfo, dieci anni dopo i kurdi sono dimenticati
Se anche gli opinionisti "di sinistra" sono complici di una tragica rimozione storica...
 

di IOLE PINTO *

  Dieci anni dalla Guerra del Golfo. Molti media hanno ricordato quel mattino del 17 gennaio del 1991, quando alle 2,40 il cielo di Baghdad fu illuminato a giorno dalle scie intelligenti di centinaia di missili statunitensi. Alba di 'guerra chirurgica', crudele videogioco trasmesso all'infinito dai nostri teleschermi. 
   Guerra talmente intelligente che nei dieci anni successivi ai quarantotto giorni di bombardamento ha continuato a uccidere la popolazione civile irachena, un milione e mezzo di donne e bambini, concentrando nel contempo sempre più potere e ricchezze nelle mani di Saddam Hussein e di un regime criminale e sanguinario come pochi nella storia del Novecento.

   Dispiace constatare che in queste commemorazioni non ci sia stata parola o immagine per richiamare alla memoria, almeno come sorta di  "effetto collaterale" di quella guerra, l'esodo di circa due milioni di kurdi iracheni, l'esodo più vasto che la storia contemporanea ricordi. La rimozione storica è preoccupante, sempre. 
Ancor più preoccupante se a praticarla sono intellettuali "anti-imperialisti" o giornalisti schierati "a sinistra".

Credo  doveroso  ricordare che questo è stato.

   Il 3 marzo 1991, dopo la fine della Guerra del Golfo, e a seguito dell'insurrezione degli sciiti nell'Iraq meridionale, i Kurdi insorgono conquistando tra il 6 e il 14 marzo quasi tutte le citta kurde. I kurdi iracheni erano stati, fin dalla metà degli anni settanta, oggetto di un vero e proprio sterminio sistematico da parte del regime di Saddam Hussein, con deportazioni di massa, bombardamenti chimici, violente persecuzioni. La campagna di genocidio di Saddam Hussein contro i Kurdi aveva il nome di una sura del Corano: Al Anfal, che significa 'bottino' , prede di guerra: Lo sterminio dei Kurdi veniva cioè legittimato dal regime di Saddam Hussein come 'guerra santa' contro gli infedeli. 

   Il 27 marzo del 1991 Saddam Hussein sferra la sua contro offfensiva contro i Kurdi che provoca l'esodo di un milione e mezzo di Kurdi  verso l'Iran e mezzo milione di Kurdi verso la Turchia. Fuggivano a piedi, bombardati dagli iracheni, anche con armi chimiche.
   Centinaia di migliaia di kurdi morirono durante l'esodo. La stanchezza, il freddo, la mancanza di cibo produssero epidemie di diarrea, dissenteria, malattie infettive. Alla fine di aprile i dati ufficiali dell'alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati riportavano tra i mille ed i duemila morti al giorno tra i profughi accampati ai confini iraniano e turco. La maggior parte delle vittime erano bambini sotto i cinque anni di età ed anziani. 

   Il 5 aprile del 1991 il consiglio di sicurezza dell'ONU vota la risoluzione 688 che condanna la repressione dei civili iracheni. Whashington proibisce tutte le operazioni civili irachene al di sopra del 36.mo parallelo. La linea arbitraria del 36.mo parallelo lasciava  oltre il 60 per cento della popolazione kurda senza protezione, ed in particolare il milione e quattrocentomila Kurdi che si erano rifugiati in Iran, ma copriva la maggior parte delle case dei circa cinquecentomila Kurdi che si erano rifugiati in Turchia, escludendo la zona petrolifera di Kirkuk, per dissipare i timori delle potenze confinanti di una possibile istituzione di uno stato indipendente kurdo nel nord dell'Iraq.

   A dieci anni dalla guerra del Golfo la Regione Autonoma del Nord dell'Iraq, la 'no-flying zone', è di fatto un lager, dove vivono rinchiusi tre milioni e mezzo di kurdi, ricattati dalle potenze confinanti, che non hanno mai visto di buon grado la presenza di una regione autonoma kurda in Medio Oriente, stritolati dall'isolamento internazionale e da un duplice embargo, quello degli Stati Uniti nei confronti dell'Iraq e quello dell'Iraq nei confronti del popolo kurdo. 
   I venti milioni di mine anti-uomo, per la maggior parte di produzione italiana, poste da Saddam Hussein in quella regione nel corso degli anni '80 per sterminare i Kurdi, continuano a mietere vittime tra i civili, in particolare nei campi di rifugiati dove vivono centinaia di migliaia di persone.
   La politica di 'arabizzazione' forzata di Kirkuk, perseguita dal regime di Baghdad, continua e si è intensificata in questi ultimi due anni. Da fonti ufficiali (ACNUR, Human Rights Watch ) risulta che fino ad oggi oltre 850.000 Kurdi sono stati deportati  dal governo iracheno. Centinaia di migliaia di profughi vivono oggi in tendopoli ed alloggi di fortuna alle periferie di Sulaimania e Arbil nella regione autonoma irachena ad amministrazione kurda.
   Per gli effetti a lungo termine dei bombardamenti chimici la popolazione kurda soffre di malformazioni, cancro, malattie alla pelle, piaghe inguaribili, nell'assoluto abbandono da parte della comunità internazionale.

   Credo sia doveroso che queste cose siano ricordate per tutti i bambini di nome Karowan che vivono  in Kurdistan, e sono tanti, e oggi compiono dieci anni. Nati nelle carovane dell'esodo, mentre le loro madri e i loro fratelli non ce l'hanno fatta. 

   A loro chiedo scusa, per essere stati dimenticati dai nostri media, e dal mondo intero. 
 

* Iole Pinto è membro del Comitato 
di solidarietà con il popolo kurdo
(Siena)



o Cronaca
del viaggio 
in Kurdistan
di Iole Pinto

Il massacro
di agosto:
bombe turche
sul Kurdistan
irakeno

L'Iraq, l'embargo
e i piccoli Karovan offesi
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Il megaprogetto idroelettrico turco che devasta le comunità kurde

Halabja,
la Hiroshima 
curda dopo 
le bombe chimiche
irakene del 1988

La tortura
in Turchia, 
un affare
di stato
denunciato
in Parlamento

(22 gennaio  2001)
 

 

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