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pensieri

Haider? Conoscerlo davvero per contrastarlo meglio
Troppo comodo liquidarlo con un semplice parallelismo con il nazismo negli anni '30
 

di ALBERTO CASTELLI

  Mi propongo di scrivere qualche osservazione in margine all’articolo di Eugen Galasso, Haider e i travestimenti della storia, che leggo in questa metà settembre. Spero così che possa nascere un dibattito su un tema che stimo molto importante.
    Galasso accusa Haider e il suo movimento di essere nazisti travestiti da democratici. Certamente molte dichiarazioni di Haider non lasciano sperare che lui e il suo partito siano mossi dai più puri propositi liberali e democratici: non si può negare, infatti, che sfruttino le tendenze xenofobe e violente degli elettori per ottenere i loro scopi. Tuttavia non credo che sia del tutto corretto affermare che Haider è nazista; credo anzi che possa essere fuorviante e, alla fine, controproducente. Il nazismo e lo haiderismo non possono essere semplicemente considerati uguali sulla base del fatto che si nutrono di un insieme di, ignoranza, xenofobia, etnocentrismo e bassa demagogia. Dietro questa facciata comune esistono differenze profonde. Non sembri una questione accademica: chiamare il proprio avversario politico con il nome giusto è il primo passo per comprenderlo e combatterlo in modo efficace.
    Non pretendo, in questo articolo, di esaurire il tema delle differenze che passano tra il nazismo e lo haiderismo perché non ne sarei capace, ma, dal momento che Galasso tende a eguagliare i due movimenti sul piano della mentalità dei loro seguaci, sarà forse utile mettere in evidenza quali siano le origini psicologiche o sociologiche del nazismo e quali quelle del movimento di Haider. A proposito dell’humus sociale in cui il nazismo ha potuto nascere e svilupparsi, mi piace richiamare alla memoria quanto diceva Andrea Caffi, uno degli intellettuali che ispirano con i loro scritti questa rivista: “Le esperienze accumulate, i sentimenti repressi durante gli anni di schiavitù militare - Caffi si riferisce alla Prima Guerra Mondiale - esplodevano ad un tratto. Le masse sapevano di essere state non solo sfruttate come carne da macello, ma anche beffate in modo atroce per mezzo di enormi menzogne” (Nuova generazione, 1934, ora in Scritti politici, a cura di G. Bianco, Firenze, La Nuova Italia, 1970, p. 144). L’esperienza della guerra, il disagio, la povertà e le ingiustizie hanno provocato lo sviluppo di una mentalità nihilista, la rivolta contro tutto e la propensione ad aderire con entusiasmo a dottrine che propugnano la violenza, l’odio di razza, e “l’asservimento <<totalitario>> della persona umana” (Ivi). Da tutto ciò, ha origine il nazismo.
    Da dove nasce, invece, la mentalità cavalcata da Haider e dal suo movimento? Non certo dal disagio, dalle ingiustizie subite, dalla guerra, dalla volontà di rivolta contro tutto. L’Austria non è certo un paese povero. Anzi, i suoi abitanti – come quelli della Svizzera e del nord Italia, per esempio – sono benestanti e godono di notevoli privilegi. Perché tanto malcontento allora? Perché la xenofobia? Io credo che il fenomeno Haider sia da considerare, insieme alla “nostra” Lega Nord e alla destra svizzera, una reazione di un ceto privilegiato contro una presunta minaccia (gli stranieri, l’Europa ecc.) ai propri privilegi. Paura del diverso e dell’ignoto, dunque, non rivolta isterica contro tutto; conservazione dello status quo, non volontà di capovolgere o distruggere un mondo uscito dai cardini; valori piccolo borghesi e filistei, non nihilismo. Queste sono le differenze tra la mentalità su cui attecchisce il movimento haideriano e quella da cui è sorto il nazismo. Si potrebbe obiettare che le cose sono più complesse e che anche nel nazismo esistevano elementi di filisteismo e di mentalità piccolo borghese. Tuttavia, questo non annulla la differenza profonda delle condizioni psicologiche che hanno generato i due movimenti
    Forse, questo sottolineare le differenze tra Haider e il nazismo spiacerà a qualcuno: è bello, infatti, poter identificare ciò che non ci piace (il partito di Haider, in questo caso) con qualche cosa che nelle nostre menti coincide con l’assoluto negativo (il nazismo, appunto). In questo modo il nemico attuale risulta essere una nuova incarnazione del Nemico per eccellenza e, per questo, ci sentiamo tutti più giustificati a denigrarlo. Ma tale coincidenza, in primo luogo, non è vera; in secondo luogo, è deleteria, perché ci spinge a non tentare di comprendere le peculiarità del nuovo nemico e, quindi, ci rende incapaci di combatterlo in modo adeguato. D’altra parte, non abbiamo bisogno di pensare che Haider sia nazista per sapere che dobbiamo combatterlo. Non è necessario affermare l’equazione Haider = Hitler per desiderare che le sue idee e il suo movimento politico siano al più presto archiviati come un episodio spiacevole di un’Europa democratica.
    C’è poi una affermazione nell’articolo di Galasso che mi è molto dispiaciuta. Galasso scrive: “Quasi quasi vien voglia di rimpiangere il tiranno rosso rumeno Ceausescu,(…) o il <<folle>> ultra-nazionalista russo Zirinowsky, che spesso le spara grosse, proponendo nuovi assetti dell'ordine mondiale, offendendo a destra e a manca (anche a destra, però...), garantendo comunque un po' di <<movimento>>, quando ce n'è bisogno, pur se le modalità della cosa e i suoi fini non ci piacciono”. In che cosa, mi chiedo, Zirinowsky o Ceausescu sarebbero meglio di Haider? Cosa sarebbe in concreto questo “movimento quando ce n’è bisogno” che Zirinowsky sarebbe in grado di produrre? La dittatura è tale al di là della vernice ideologica che le si vuole dare. Non mi interessa se la democrazia e la libertà saranno affossate da un autoritarismo di destra o da uno di sinistra. Non c’è differenza. Mi interessa, invece, che la democrazia e la libertà rimangano in vita e crescano. Ancora il pensiero del socialista Caffi può aiutarci a chiarire questo punto, quando, nel 1932, definiva l’Unione sovietica negli stessi termini in cui definiva il fascismo e il nazismo, e cioè, “uno Stato, efficiente nell’esercizio dei suoi assoluti poteri; (…) un grandioso meccanismo per la coercizione e lo sfruttamento degli individui e per l’azione (…) entro il sistema dei rapporti internazionali” (Opinioni sulla rivoluzione russa, 1932, ora in: Scritti politici, p. 98). Caffi, insomma, ci dice che la contrapposizione che ci deve interessare non è tra destra e sinistra ma tra forze liberali, o libertarie se vogliamo, e forze liberticide.


o Alberto Castelli replica in questo intervento a Eugen Galasso sulla questione Haider.
Prende corpo così un dibattito cui ci auguriamo altre voci vogliano aggiungersi.
 

Il Tirolo fra Andreas Hofer
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Le "epurazioni" viennesi: Pelinka condannato per diffamazione

Il programma di Haider: "L'Austria non è adatta alla immigrazione"
 
 

(25 settembre 2000)
 
 
 
 

 

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