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Scuola e famiglia al tempo della new economy
Se i genitori, nel nome dell'edonismo, "proteggono" i figli dalla cultura...
 

di LUCIANO LOCCI *

  Si  è discusso a lungo sulla scuola da un anno a questa parte, ma dall'ultimo articolo di Mario Pirani, una delle voci più lucide nell'analisi dell'universo scolastico italiano, "Professori sull'orlo di una crisi di nervi", apparso su "la Repubblica" il 19 febbraio, emerge forse una delle questioni cruciali meno analizzate. 
  Pirani, tra le altre cose, racconta dello sconforto di una docente di lettere , stremata dalle contestazioni di allievi e genitori. La collega sarebbe colpevole di far leggere dei testi letterari ai propri allievi, e quindi di chiedere loro impegno e dedizione nella lettura; e poiché  -scellerata - intende verificare l'acquisizione di quelle letture, la prof sarebbe responsabile di generare "ansia da prestazione" nei suoi allievi. Così i genitori vanno dal preside e si lamentano.
L'aspetto significativo della vicenda è il poco trattato problema della posizione dei genitori moderni nei riguardi della scuola. Eppure, se si riflette, comprendere l'attuale atteggiamento della  famiglia moderna italiana verso la scuola è di fondamentale importanza, e non solo per gli addetti ai lavori, ovvero per docenti e dirigenti scolastici. L'analisi di quest'aspetto rivela, ad esempio,  stile e valori costitutivi dei processi educativi adottati dalle moderne famiglie italiane.
Ci suggerisce, inoltre, preziose ipotesi per comprendere una certa fragilità diffusa ed imperante nelle giovani generazioni. 

   Una terminologia pasoliniana, forse un po' datata, ma in questo frangente assai eloquente ed efficace, è quella che meglio si presta ad una sintetica analisi. 
Oggi nella scuola, nel rapporto tra famiglia e docenti accade questo. La famiglia italiana vive passivamente i processi di omologazione propri della società consumistica; quest'ultima propone ed impone un sistema di valori improntanti alla deresponsabilizzazione critica e politica e alla celebrazione  del consumo edonistico; l'utilitarismo, il pragmatismo, la legge dell'utile e del tornaconto economico sono sempre di più i valori fondanti della nostra società: una società, appunto, pragmatica, carrieristica, edonistica e consumistica. 
In questo contesto la famiglia felice è fatta di giovani, felici e voraci consumatori; in questo contesto non vi è posto per la cultura, la riflessione critica, la problematicità. Ma non vi è posto neppure per il sacrificio, sterile, inutile, dinanzi alle pagine di romanzi scritte in modo complicato, che chiedono di essere comprese. Quelle pagine lanciano una sfida alla nostra intelligenza che nessuno oggi ritiene di dover più raccogliere: tempo perso. "A che serve la letteratura?" , chiedono questi studenti che Pasolini chiamerebbe "criminaloidi". 
Pasolini...Profetiche certe sue riflessioni sulla crisi dei valori nel mondo giovanile riportate, ad esempio, nelle Lettere luterane, dinanzi a certi fatti di cronaca - il diffuso razzismo tra i giovani, la volgarità a cui ogni domenica dobbiamo assistere, le bande della borghesia bene che devastano le abitazioni nel corso delle feste, una certa violenza diffusa... 

   La prof dell'istituto tecnico di cui ci parla Pirani è oggi, baudelarianamente, un po' come l'albatros, l'indimenticabile metafora del disagio dell'artista nella società utilitaristica borghese; così la prof è splendida nel mondo delle sue letture ma inadatta, goffa, inutile, maldestra, fastidioso impiccio nel mondo reale degli acquisti on line e dell'edonismo consumistico.
Questo mondo è acriticamente assorbito dalle famiglie, che hanno rinunciato ad essere parte attiva dell'educazione culturale dei propri figli. La scuola ed i suoi sacrifici sono un fastidio da sopportare: ma guai turbare i propri ragazzi, guai tentare di fare cultura per davvero, chiedere di leggere e di comprendere. I ragazzi vivono oggi una vita rigidamente controllata e programmata: scuola, corso di nuoto, corso di musica, lezioni private di quel dannato latino, così odioso e difficile. La scuola, la cultura non hanno un posto di rilievo: sono sullo stesso piano delle lezioni di nuoto e di clarino.

   Il dato preoccupante è, però, la nuova e crescente ed arrogante insofferenza delle famiglie verso i docenti che pretendono ancora di far studiare per davvero i propri allievi: quello che un tempo era il miglior docente oggi è un pessimo insegnante: egli è come una calamità, una sfortuna in cui ci si imbatte.  Le  consegne, i suoi compiti, le letture che assegna sono vissute con fastidio e insofferenza, o arrogantemente contestate.

  I ragazzi di oggi, dalla vita così beatamente programmata, sono insicuri e fragili proprio perché stupidamente proiettati verso un'esistenza egoisticamente edonistica e futile. Manca loro il confronto con una dimensione culturale profonda, la sola capace di trasmettere idealità, valori, senso del rispetto. La sensibilità culturale è di per sé educativa, perché sollecita alla rispettosa ammirazione della grandezza dell'arte e del pensiero. I ragazzi sono insicuri perché iperprotetti in nome del beato edonismo. Di qui la loro impotenza, la loro "ansia da prestazione". E' vero: oggi gli studenti tremano; l'ho notato all'esame di maturità, ho osservato in questi anni un'emotività mai vista prima, a cui corrisponde una preparazione sempre più lacunosa e superficiale.

   Ma al tempo stesso ho visto i genitori passare in brevissimo tempo dall'altra parte della barricata, parteggiare apertamente per i ragazzi, schierarsi e confondersi con loro. Una confusione di ruoli educativamente devastante, in età adolescenziale. Perché se è addirittura salutare un po' di sana conflittualità tra prof ed allievi, rischia di essere patologica l'arroganza del genitore che cerca di proteggere il proprio figlio dall' "ansia da prestazione". 
   Spendere inutilmente il proprio tempo, scoprirsi ansiosi per un romanzo! E' questo l'elemento più irritante, questo non va giù ad allievi e giovani genitori: ciò che è assolutamente marginale nella società consumistica ed edonistica, a scuola, oggi - ma ancora per poco, temo -  può avere un suo spazio, prendersi una sua piccola rivincita, e compromettere un pomeriggio sul Web, persino un pomeriggio di allenamento.

   «Del Piero non ha fatto il liceo: ha studiato al CEPU», ho detto una volta scherzosamente ad un allievo che mi rimproverava per averlo, di fatto, costretto a saltare gli allenamenti a causa della lettura di un romanzo. Il guaio è che il modello imperante oggi è Del Piero, e non i contenuti del romanzo. 
Le conseguenze di una famiglia che tende a vivere con disprezzo la cultura sono ancor più disastrose sul piano civile. Genitori e ragazzi sono oggi incapaci di riconoscere la volgarità, vivono un vuoto di valori che consente la più squallida e rozza demagogia; non possiedono gli strumenti culturali per smascherare l'affermarsi di pericolose tendenze. L'imbarbarimento culturale non può che produrre un imbarbarimento civile, che è già in atto. Ed è in questo loro essere fragili e sprovveduti che i giovani, oggi,  mi inteneriscono.

  L'Amminstrazione, la politica riformistica della scuola non è estranea a questo processo di imbarbarimento culturale; ne è complice, attraverso la sua celebrazione del "successo formativo", mediante l'ossessiva definizione di obiettivi minimi in base ai quali tutti sono promossi senza sforzo; a causa del totale disinteresse per gli aspetti contenutistici e a favore dell'interessato commercio degli sterili insegnamenti pedagogici gestiti dalla potente lobby operante al Ministero; a causa dell'impostazione edonistica e semplicistica del sapere legata alla celebrazione didattica della new economy; a causa della demolizione, di fatto, della libertà di insegnamento in nome di un'omologazione formale e burocratica del lavoro del docente.

  La scuola può dare molto ai ragazzi, alle famiglie e alla società. 
Bisogna avere il coraggio di ripartire dalla cultura, dall'amore del sapere e dalla sua affascinante complessità: una scuola che non rinuncia a se stessa, a proporre cultura e ad educare attraverso la cultura, è la migliore garanzia per una società davvero civile e matura. 
 

* Luciano Locci
è prof. di lettere al Liceo scientifico
"Russell" di Garbagnate Milanese (MI) 



 
 
o Marcello Bernardi
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del 1997

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