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Gay pride e Pope condicio nella Roma di Storace e delle guardie svizzere
 


di RICCARDO ORIOLES
   Gay a Roma. E ora che ha vinto Storace, che fine fa la giornata dei gay che
dovevano fare qui la loro manifestazione mondiale a giugno?
   Ipotesi di sinistra: i gay manifestano a Roma, pero' nel frattempo il papa viene autorizzato a manifestare a San Francisco: il Pope Pride 2000, con enormi neroni e voltaire di cartapesta e la folla dei boy-scout e delle suore che sfila allegramente gridando slogan fra i sorrisi tolleranti - per una volta - dei bravi borghesi, che si indicano a vicenda col dito i variopinti abbigliamenti dei manifestanti. 
   Pope condicio, insomma.
   Ipotesi di destra: la manifestazione si fa, pero' si fa secondo le regole del Vaticano. Siccome non esistono regole specifiche per le manifestazioni gay, si applicheranno quelle per le manifestazioni degli ebrei, che esistevano invece ed erano in vigore fino all'ottocento. All'inizio della giornata i gay verranno dunque rastrellati e condotti a forza nelle chiese dove i frati cappuccini li inviteranno, con abbondanza di dottrina e scorta di soldati, ad abbandonare i loro perversi costumi e a farsi battezzare.

   Poi, sempre sotto la scorta degli svizzeri, il corteo potra' aver luogo; ma a piazza del Popolo il papa, a cavallo di un'asina, sara' li' ad aspettarlo e, senza scendere dalla cavalcatura, porgera' la pantofola da baciare al personaggio piu' autorevole del corteo (bisognera' dunque inventarsi un rabbino dei gay); poi, con la stessa pantofola, gli assestera' un calcio simbolico che quegli ricevera' senza far motto, in segno di totale sudditanza. Dopodiche' il corteo si scioglie, e Roma torna alla sua vita normale.

   I bersaglieri provarono, nel settembre del 1870, a proporre qualche cambiamento nella normalita' romana. Ma gli ando' male: dalle parti della stazione Termini, a Porta Pia, furono travolti da una massa di preti che, dopo aver praticato una breccia nel muro di cinta (previdentemente ma inutilmente eretto ad argine dal governo italiano) irruppero in Italia a passo di corsa e a suon di tromba. I bersaglieri ancora raccontano che furono loro invece a entrare a Roma, e ci hanno addirittura fatto su un monumento: ma basta guardare un momento la televisione per capire
come sono andate in realta' le cose.


o Questo articolo è tratto dalla Catena di SanLibero,
la e-zine di Riccardo Orioles

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