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L'autunno primaverile di Belgrado
Con un'accelerazione improvvisa si apre uno scenario nuovo e incoraggiante
 

  Scriviamo mentre i fatti si svolgono e a Belgrado si scrive una grande pagina di storia. 
Al momento sembra che il regime di Milosevic stia cadendo senza spargimento di sangue (già troppo se n'è versato nei Balcani). Eppure l'accelerazione forse conclusiva è stata così improvvisa da farci rimanere quasi increduli. Increduli alle scene dei poliziotti e dei militari che di colpo stavano dalla stessa parte dei manifestanti e andavano a occupare il parlamento federale. Increduli alla scena di un poliziotto in tenuta antisommossa che, davanti al parlamento, allungava il braccio per dare la mano a un anziano dimostrante ma rimaneva sorpreso di fronte al rifiuto di quest'ultimo. Osservando questa scena alla Cnn il nostro primo pensiero è andato alle probabili parole che l'anziano "rivoltoso" avrà indirizzato al poliziotto rifiutandogli la stretta di mano: troppo comodo ora saltare sul nostro carro, dove eravate negli anni passati, quanto avete ubbidito al regime, vigliacchi?
   Comunque sia andato il dialogo fra i due, quella scena è un po' il simbolo di questa rivoluzione pacifica, tanto pacifica da lasciare ancora aperto il sospetto, ora, mentre scriviamo, alle 10 di mattina di venerdì 6 ottobre, che Milosevic possa dare un colpo di coda con la parte lealista dell'esercito e delle forze speciali. Pochi minuti fa, però, un portavoce militare a rassicurato circa l'atteggiamento delle forze armate che non avrebbero nessuna intenzione di schierarsi contro nil popolo serbo. Speriamo davvero sia così, ma gli ultimi dieci anni nei Balcani ci costringono, purtroppo, a lasciare un minimo spazio - forse scaramantico - al dubbio.

   Succede così che in questa mattina di ottobre lo sguardo si divida. C'è voglia di proiettarlo nel futuro della Jugoslavia, in un possibile orizzonte di ricostruzione di vita, relazioni internazionali, rapporti interni. C'è la necessità di non perdere di vista gli eventi in corso, di seguire i passi di Kostunica e del fronte democratico e le eventuali mosse di Milosevic al quale poco fa anche Mosca ha tolto ogni ipotesi di sostegno indiretto negandogli l'eventualità dell'asilo politico.

   Intanto, anche i mass media di regime, quelli tradizionalmente più realisti del re, hanno proclamato la vittoria elettorale di Kostunica, come fa questa mattina il quotidiano Politika, già foglio vicino a Milosevic.

   Se le cose continueranno in questo modo, se a Belgrado il cambio della guardia sarà davvero incruento e segnerà l'avvio di un processo democratico, verranno presto al pettine alcune questioni importanti, come il Kosovo e il Montenegro.

   Come noto, Kostunica, che ha riunito dietro al suo nome quasi l'intero fronte dell'opposizione, è un nazionalista ma tutti sono pronti a giurare sulla sua fede democratica. E probabilmente solo un "nazionalista democratico" poteva sperare di aggregare le forze contrarie all'isolazionista liberticida Milosevic: troppo forte il sentimento patriottico e troppo profonde le ferite delle bombe occidentali di un anno fa per immaginare che un candidato apertamente filo-occidentale o comunque non nazionalista potesse riuscire nell'impresa che, invece, sembra riuscire a Kostunica, che viene descritto da molti, in realtà, come una figura politica non geniale.

   Le cose sono più complicate del previsto e questo (con buona pace di chi ancora oggi si ostina a definire il crollo di Milosevic una manovra dell'Occidente) si potrebbe notare già quando Belgrado e Podgorica avvieranno le trattative sui rapporti tra la Serbia e il Montenegro (quest'ultima repubblica, peraltro, ha già espresso il suo plauso alla svolta democratica a Belgrado). Ma anche sul fronte del Kosovo il nazionalista Kostunica, dall'alto delle garanzie democratiche che offre, potrebbe riaprire la partita sulla sovranità territoriale: il confronto diplomatico potrebbe inenscare dinamiche oggi imprevedibili, tanto più se si considera che il gruppo albanese oggi si attende nientemeno che una totale autodeterminazione.

   Le bombe della Nato, oltre ad aver ucciso esseri umani e distrutto risorse (e non ci si venga oggi a raccontare che sono state determinanti per il crollo del regime!), hanno causato un incremento del sentimento nazionale in una parte della popolazione serba e con questa coscienza "offesa" dall'uranio impoverito occidentale si dorvà fare i conti nei prossimi anni. 
   Con la speranza che la promessa di democrazia e di metodi pacifici fatta da Kostunica venga mantenuta nel corso dell'evoluzione dei prossimi mesi e anni in Jugoslavia. Con la consapevolezza che quanto sta accadendo ora a Belgrado è probabilmente l'unica e la migliore fase di transizione immaginabile, se le cose continueranno il loro percorso nonviolento intrapreso nelle ultime 24 ore. E con la certezza che, se così davvero sarà, si tratterà di una sorta di "miracolo" che potrebbe gradualmente consentire alle genti della Federazione jugoslava di evitare nuove guerre e di ottenere più potere nella determinazione del loro futuro politico, sociale ed economico. Almeno lo stesso potere che hanno le genti dell'Occidente. Che in realtà non è gran che, lo sappiamo, ma è pur molto, molto meglio che vivere respirando a fatica nella morsa di un regime liberticida, nazionalista, nepotista e guerrafondaio come quello di Milosevic. 
   Per quanto bacate e per molti aspetti politicamente fallite, le democrazie occidentali restano pur sempre un punto di partenza privilegiato per poter immaginare e lottare in modo nonviolento per qualcosa di meglio...

(z. s.)

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(6 ottobre 2000)

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