L’insurrezione popolare in Bolivia

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di Giacomo Catrame * L'insurrezione boliviana ha ottenuto i suoi due obiettivi. La straordinaria mobilitazione di popolo, partita dalle campagne e guidata dalle organizzazioni dei contadini e dei cocaleros, composte per lo più da indios Quechua ed Aymara (il 61,2 % della popolazione) ha man mano unificato le multiformi opposizioni al presidente Gonzalo Sanchez de Lozada e, nonostante la ferocia della repressione ha imposto alle classi dominanti di abbandonare quest'ultimo che, in pieno stile "repubblica delle banane" è fuggito a Miami scappando in elicottero dalla residenza presidenziale.

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La maggioranza traballa, l’opposizione la sorregge

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di Massimo Ortalli * Che il "compagno" Fini, abiurando alla sua pluriennale militanza fascista, arrivasse a dare del neofascista a Bossi; che l'ex squadrista La Russa venisse affrontato e malmenato da un manipolo di squadristi di Forza Nuova, con materica simbolicità, proprio in via della Scrofa. Eppure è quel che succede in questi strani giorni nella politica italiana che, per quanto sia abituata alle più fantasiose sceneggiate e ai più inverosimili rimescolamenti di carte, vede oggi agitarsi sempre più le sue torbide acque.

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Libertà d’informazione, Italia al 53° posto

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di Fabio Galluccio 10-26 ottobre: Ancora morti nel mare di Lampedusa: persone che cercano solo una speranza in Paesi stranieri. Altri bambini muoiono in mare. Più di 200 i morti accertati dal gennaio 2003. Un' ecatombe che pesa sul nostro Paese e su questo governo. Un governo che ha espresso una legge invereconda come la Bossi-Fini, che lo stesso ministro dell'Interno Pisanu chiede di cambiare. L'Italia non mantiene gli impegnii presi con i paesi nordafricani sul controllo delle coste. Intanto Bossi riafferma i suoi principi xenofobi.

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Il crocefisso in aula e la laicità della Repubblica

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A sentire i tg di ieri, nel mondo politico e culturale italiano non ci sarebbero quasi crepe nel muro di condanna della sentenza di Tribunale che obbliga una scuola a togliere il crocefisso delle aule frequentate dai figli di un musulmano che era ricorso in giudizio. In altre parole, i più sarebbero scandalizzati da una sentenza che sembra richiamarsi alla laicità della Repubblica e alla libertà di religione affermata dalla Carta costituzionale. Non scandalizzerebbe, invece, il triste paradosso che la tutela dall'invasività della religione (cattolica) sia affidata alle azioni legali di un islamico noto per il suo radicalismo. Sarà che i tg - come sempre - avranno oscurato molte voci di dissenso (siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, ma a vedere dai mass media il diritto di parola spetta ai soliti quattro gatti); certo resta l'imbarazzo di sentire esponenti delle "sinistre" assecondare le logiche autoritarie di chi difende a spada tratta (e con scudo crociato) il decreto fascista del 1924, mai "abrogato", che rende obbligatoria l'esposizione del crocefisso nelle scuole del Regno.

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