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Salvini, M5S e stato di diritto

Forse si potrebbe aprire un confronto semantico sulla parola legalità. Ma restiamo ai fatti.

Il governo italiano, con la connivenza europea, sta sabotando deliberatamente il dispositivo di ricerca e salvataggio dei naufraghi (qualunque naufrago) nel Mediterraneo.
Ciò, spiegano numerosi giuristi, contravvenendo a una serie di norme, dalla Costituzione italiana, al Codice della navigazione, al diritto internazionale.

Nell’arco di tre cambi di governo abbiamo assistito a una involuzione.

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Del governo e della Costituzione al tempo di Salvini

Dunque il capo della Lega (ex Nord) Matteo Salvini diventa ministro dell’interno e agisce e parla coerentemente con il suo ben noto modulo da campagna elettorale permanente. Sorprende chi si sorprende, davanti alle iniziative e alle frasi raggelanti di questi primi giorni del leghista al governo. Per anni ha ripetuto pressoché indisturbato che nei campi rom ci vogliono le ruspe (giocando naturalmente sull’ambiguità e precisando poi che si riferisce ai campi una volta e definitivamente svuotati).
Ora, in veste di ministro della Repubblica, annunciando un inquietante “censimento”, si permette di affermare che i rom cittadini italiani non si possono ovviamente rimpatriare e dunque “quelli dobbiamo tenerceli”.

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Governo destro: e l’aria mortale e il dramma del lavoro?

A quanto pare ci siamo, dopo due mesi e mezzo nei quali i cittadini sono stati avvolti da una nebbia verbale mentre gli eletti del 4 marzo se la cantavano fra loro nell’opacità di infiniti incontri “segreti”.
Fra slogan sterili ripetuti all’infinito (immigrazione, Ue, pensioni) e battute da bar Sport, si è arrivati all’accordo sul “contratto” tra M5S e Lega dopo settimane politicamente strazianti e poco decorose (sia per le performance dei due protagonisti sia di tutti gli altri partiti). Altro che democrazia diretta, bilanci partecipativi e trasparenza in streaming. Altro che “mai alleanze”.
Altro che risposte ai milioni di elettori di sinistra, molti in fuga dal Pd, il cui voto del 4 marzo viene “sequestrato” per governare con la destra.
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Gli stati “canaglia”?

Da tempo una serie di Stati appartenenti all’Unione europea adottano provvedimenti su base nazionale che violano principî fondativi e storici dell’Unione ma soprattutto calpestano elementari sentimenti umanitari. In qualche misura quasi tutti lo fanno; ma in troppi ormai esagerano smodatamente. Che si tratti di erigere grottesche barriere anti-profughi, di confiscare beni agli stranieri, di ripristinare le “dogane”, di imbavagliare mass media e dissenso o di infierire su minoranze etnico-culturali…

La nostra democrazia rappresentativa, sfibrata e ingannevole com’è, concede al cittadino solo labili strumenti per interagire con questi – come con altri – fenomeni della vita sociale.
Di là dagli spazi miseri che ci lascia questa politica decadente, ci resta apparentemente ben poco da fare. Per esempio, possiamo agire come consumatori e penalizzare negli acquisti, per quanto ci è possibile, i Paesi più gravemente coinvolti nei processi di involuzione, imbarbarimento e disgregazione. E spiegare “politicamente” che lo facciamo.

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