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Province: i francesi votano, noi no

Oggi e domenica prossima i cittadini della Repubblica francese sono chiamati alle urne per l’elezione dei consigli dipartimentali, gli enti di area vasta. Le Province, insomma.
In Italia la “riforma” approvata l’anno scorso, fortemente voluta e propagandata dal premier Renzi, ha cancellato il diritto dei cittadini di eleggere i consigli provinciali.
Le “nuove” Province non elettive italiane sono state elette nell’autunno scorso dai consiglieri comunali, che in realtà erano semplicemente chiamati a dare attuazione ad accordi trasversali fra i partiti che si sono spartiti consiglieri e presidenti provinciali.
Nel frattempo, prende corpo il grande caos funzionale derivante dalla gestione dei servizi e del personale delle Province.
Ora anche la “riforma” del Senato cancella il diritto di voto dei cittadini.
Può una democrazia mortificare in questo modo la partecipazione popolare e la rappresentanza? Sì, può.
Vedi anche alla voce “riforma della legge elettorale”.
Ai cittadini si consentirà solo di esprimersi con un sì o un.no referendari sulla riforma costituzionale che inventa un Senato delle Regioni come paravento di un’operazione neocentralista che cancella le Province, depotenzia le Regioni, archivia ogni prospettiva federalista.
Se tutto andrà bene, il giovane rottamatore additerà come vecchi conservatori e gufi, tutti quelli che obietteranno che concentrare tutto il potere nel governo ci allontana da un’idea di democrazia dinamica. Qualcuno preferisce la delega.in bianco, fare il pieno di voti e poi non essere disturbato per cinque anni…

Senato, Province e democrazia

Si avverte un eccesso di improvvisazione e un deficit di ragionamento nel processo che sta spogliando il Paese di alcuni organi rappresentativi della volontà popolare sostituendoli con istituzioni non scelte dagli elettori.Il caso delle Province ordinarie è emblematico: il governo centrale (prima Monti, poi Letta e ora Renzi) ne ha sospeso il rinnovo democratico degli organi, commissariandoli, perché c’è l’intenzione di riformare (si definisce “abolizione” ma giocoforza sarà tutt’altro, perché parliamo di enti che svolgono funzioni socialmente rilevanti e indivisibili).

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Autonomisti contro le autonomie

Sconcerta e rammarica che tre giorni fa anche la pattuglia di senatori eletti in Trentino Alto Adige abbia assicurato il sostegno al disegno di legge governativo 1212 (noto anche come “svuota-Province”) che impone ai territori scelte prese a Roma sull’onda della demagogia e stravolge il sistema delle autonomie in altre Regioni, quelle a Statuto ordinario.

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Province ordinarie, democrazia sospesa

Zenone Sovilla

Che cosa direste se alla scadenza della legislatura il governo portasse in Parlamento un decreto che sospende le elezioni, perché ha intenzione di riformare l’assemblea legislativa, magari con una legge ordinaria con l’obiettivo di superare il bicameralismo? Probabilmente vi verrebbe il dubbio che staremmo uscendo dallo stato di diritto.
Con questa apparente forzatura dialettica vorrei richiamare nuovamente l’attenzione del lettore su una vicenda a mio avviso molto grave che sta passando sottotraccia oppure, peggio ancora, se emerge è oggetto di depistaggi politici e mediatici: la cosiddetta “abolizione” delle Province ordinarie, che in realtà è una trasformazione, teorizzata dal governo Letta e in particolare dal ministro Graziano Delrio, che riduce questi enti intermedi a semplici agenzie funzionali dei Comuni, prive di organismi eletti direttamente dai cittadini (li nominano invece i consigli municipali).

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Tema a cura di Anders NorenUp ↑

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