Tre anni fa un presidente del consiglio ribatteva che in Italia non c’era una vera crisi economica, tant’è che «i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei».

Di lì a pochi giorni quel capo del governo, Silvio Berlusconi, sotto forte pressione europea, si vedeva costretto a cedere il posto a Mario Monti. Tutta colpa dell’euro e dei piagnoni italici che infondono pessimismo e depressione.

Poi è andata come sappiamo, con gli esecutivi Monti, Letta #staisereno e Renzi che si sono susseguiti senza riuscire a modificare sensibilmente il quadro socioeconomico; anzi, una serie di indicatori fondamentali (dalla precarietà lavorativa alle nuove povertà, fotografati dalle cifre inquietanti sulla disoccupazione, che è crescente malgrado i patetici giochi di numeri del governo per confondere l’analisi).

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