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Migranti: il decreto Salvini colpisce l’accoglienza intelligente e provocherà problemi nei comuni

Il decreto (in)sicurezza per il cambiamento. Perché c’è chi sull’insicurezza “percepita” costruisce facilmente patrimoni politici.
Sul tema immigrazione (impropriamente assimilata dal governo alla questione criminalità) smantellare il sistema di accoglienza e di integrazione sociale diffusa nei comuni (noto con l’acronimo Sprar) per sostituirlo con i casermoni detentivi significherà innescare tensioni di ogni tipo, creare problemi invece di risolverli, gettare persone fragili verso condizioni formali di irregolarità che ostacoleranno l’interazione sociale positiva.
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La sinistra che non c’è

Partiamo da lontano: per esempio dal giugno 2000, quando questo sito pubblicò, per gentile concessione dell’autore, Paolo Barnard, il testo completo dell’inchiesta tv “I globalizzatori” (realizzata per Report, Raitre). Si trattava di un lavoro che svelava dinamiche e retroscena di ciò che da tempo denunciavano i cosiddetti movimenti no global, vale a dire il progressivo insediarsi del pensiero unico neoliberista, l’imporsi del dominio del mercato, della logica dell’impresa e del profitto a ogni costo. Il tutto con conseguenze nefaste per persone e gruppi sociali (salvo i ricchi che lo diventeranno ancora di più).
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Respingere i naufraghi è bullismo politico che fa del male a noi tutti

Chiudere i porti italiani alle navi cariche di naufraghi è vergognoso.
Strumentalizzare queste vite umane per polemizzare con gli altri Paesi europei su chi è il più cattivo è tragicamente puerile e ingannevole.
Attaccare le organizzazioni umanitarie che si sostituiscono alle inadempienze degli Stati europei è indegno.
Trasformare le problematiche delle migrazioni nell’unica vera emergenza nazionale e europea è fuorviante, comodo per una politica da mercato rionale, utile a chi prospera nella sottovalutazione di altre e più gravi questioni nazionali.

Migranti e corridoi umanitari: l’appello di Giusi

Intervistata da Radio Popolare, Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa, rilancia l’appello affinché si metta all’ordine del giorno della politica internazionale l’apertura di corridoi umanitari per i migranti. Nell’attesa, il centro di accoglienza nell’isola è al collasso mentre continuanno gli sbarchi e il recupero di naufraghi. Altre persone non ce la fanno e muoiono in mare, compresi molti bambini.

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I marziani e i razzisti

Un giorno potrebbero arrivare gli extraterrestri. Si guarderebbero un po’ in giro e presto concluderebbero che la Terra ha bisogno di una cura radicale. Una cura, peraltro, da tempo richiesta da razzisti, nazionalisti e bigotti vari.

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I conflitti, i profughi e noi

Guerre e accoglienza di profughi ma anche animalismo i temi del podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda ieri in Fm a Radio Cooperativa. In programma un’intervista con i rappresentanti dell’associazione antispecista bellunese Siamo tutti animali che illustrano l’attività di promozione culturale e di intervento diretto sul territorio in aiuto di animali in difficoltà. Segue la trasmissione della prima parte dell’incontro HUMAN, svoltosi mercoledì al Lettherarium di Belluno, promosso dalla coop del commercio equosolidale Samarcanda e da Radio Cooperativa, per riflettere sulle crisi umanitarie generate dalla destabilizzazione geopolitica, dalle guerre, dal terrorismo.

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Profughi: salvare, non sparare

Ecco la traduzione italiana dell’appello sottoscritto pochi giorni fa da 548 docenti e ricercatori di tutto il mondo e pubblicato su OpenDemocracy. Si può sottoscrivere inviando un email a beyond.slavery@opendemocracy.net con la parola SIGN nell’oggetto del messaggio.

«I lea­der poli­tici euro­pei hanno annun­ciato che la loro rispo­sta alla scon­cer­tante per­dita di vite tra i migranti che attra­ver­sano il Medi­ter­ra­neo con imbar­ca­zioni non adatte alla navi­ga­zione sarà l’uso della forza per rom­pere la cosid­detta «rete» che opera in Libia e orga­nizza i peri­co­losi attra­ver­sa­menti.

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Nomadi o “Figli del ghetto”?

cover-resizedLa riedizione online dei volumi pubblicati una decina d’anni fa da Nonluoghi prosegue con il volume di Nando Sigona “Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari”qui recensito da Giovanna Boursier su MeltingPot.org, che uscì alla fine del 2002 e fu oggetto di una serie di presentazioni e dibattiti in un’Italia che per quanto riguarda queste tematiche assomigliava troppo a quella di oggi. Anzi, oggi povertà e marginalità sociale stanno progressivamente scalando posizioni nell’agenda politica, ma lo fanno dalla parte sbagliata.

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Cpt, Cie e altri lager

“I Cpt sono dei lager veri e propri e il ventre che partorisce questo obbrobrio, è il ventre pasciuto della nostra società occidentale.
Il clandestino è l’ebreo di oggi. Egli è ridotto a “sotto uomo” prima dalla sinistra cultura retorica “sicuritaria”, poi una legge fascista lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano ad un essere umano per diritto dei nascita. Una volta sepolto in uno spazio d’eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo “rimpatrio” lo sottopone ad ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce.
(…) Dopo Auschwitz, dopo i Gulag, nessuno può essere assolto per avere girato la faccia al fine di non vedere e non sapere”.

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I migranti e noi: vent’anni di regressioni

Probabilmente, passate le lacrime e gli scaricabarile di circostanza, anche stavolta la politica nazionale sarà poco incline a umanizzare le politiche su immigrazione, asilo politico e accoglienza umanitaria.

Il tragico naufragio della settimana scorsa a Lampedusa ha riaperto una questione ultraventennale ed è mortificante ritrovarsi, oggi, a ribadire gli stessi concetti che una parte della comunità italiana tenta invano, da anni, di imporre quantomeno nell’agenda parlamentare.

Sarà per timori legati al marketing elettorale, sarà per l’appiattimento “bipartisan” della lettura di questo fenomeno, fatto sta che la distanza fra la realtà e la visione che ne dà la politica è inquietante.

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