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Tag: migranti

Migranti e corridoi umanitari: l’appello di Giusi

Intervistata da Radio Popolare, Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa, rilancia l’appello affinché si metta all’ordine del giorno della politica internazionale l’apertura di corridoi umanitari per i migranti. Nell’attesa, il centro di accoglienza nell’isola è al collasso mentre continuanno gli sbarchi e il recupero di naufraghi. Altre persone non ce la fanno e muoiono in mare, compresi molti bambini.

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I marziani e i razzisti

Un giorno potrebbero arrivare gli extraterrestri. Si guarderebbero un po’ in giro e presto concluderebbero che la Terra ha bisogno di una cura radicale. Una cura, peraltro, da tempo richiesta da razzisti, nazionalisti e bigotti vari.

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I conflitti, i profughi e noi

Guerre e accoglienza di profughi ma anche animalismo i temi del podcast di Voci dalle Dolomiti andata in onda ieri in Fm a Radio Cooperativa. In programma un’intervista con i rappresentanti dell’associazione antispecista bellunese Siamo tutti animali che illustrano l’attività di promozione culturale e di intervento diretto sul territorio in aiuto di animali in difficoltà. Segue la trasmissione della prima parte dell’incontro HUMAN, svoltosi mercoledì al Lettherarium di Belluno, promosso dalla coop del commercio equosolidale Samarcanda e da Radio Cooperativa, per riflettere sulle crisi umanitarie generate dalla destabilizzazione geopolitica, dalle guerre, dal terrorismo.

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Profughi: salvare, non sparare

Ecco la traduzione italiana dell’appello sottoscritto pochi giorni fa da 548 docenti e ricercatori di tutto il mondo e pubblicato su OpenDemocracy. Si può sottoscrivere inviando un email a beyond.slavery@opendemocracy.net con la parola SIGN nell’oggetto del messaggio.

«I lea­der poli­tici euro­pei hanno annun­ciato che la loro rispo­sta alla scon­cer­tante per­dita di vite tra i migranti che attra­ver­sano il Medi­ter­ra­neo con imbar­ca­zioni non adatte alla navi­ga­zione sarà l’uso della forza per rom­pere la cosid­detta «rete» che opera in Libia e orga­nizza i peri­co­losi attra­ver­sa­menti.

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Nomadi o “Figli del ghetto”?

cover-resizedLa riedizione online dei volumi pubblicati una decina d’anni fa da Nonluoghi prosegue con il volume di Nando Sigona “Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari”qui recensito da Giovanna Boursier su MeltingPot.org, che uscì alla fine del 2002 e fu oggetto di una serie di presentazioni e dibattiti in un’Italia che per quanto riguarda queste tematiche assomigliava troppo a quella di oggi. Anzi, oggi povertà e marginalità sociale stanno progressivamente scalando posizioni nell’agenda politica, ma lo fanno dalla parte sbagliata.

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Cpt, Cie e altri lager

“I Cpt sono dei lager veri e propri e il ventre che partorisce questo obbrobrio, è il ventre pasciuto della nostra società occidentale.
Il clandestino è l’ebreo di oggi. Egli è ridotto a “sotto uomo” prima dalla sinistra cultura retorica “sicuritaria”, poi una legge fascista lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano ad un essere umano per diritto dei nascita. Una volta sepolto in uno spazio d’eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo “rimpatrio” lo sottopone ad ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce.
(…) Dopo Auschwitz, dopo i Gulag, nessuno può essere assolto per avere girato la faccia al fine di non vedere e non sapere”.

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I migranti e noi: vent’anni di regressioni

Probabilmente, passate le lacrime e gli scaricabarile di circostanza, anche stavolta la politica nazionale sarà poco incline a umanizzare le politiche su immigrazione, asilo politico e accoglienza umanitaria.

Il tragico naufragio della settimana scorsa a Lampedusa ha riaperto una questione ultraventennale ed è mortificante ritrovarsi, oggi, a ribadire gli stessi concetti che una parte della comunità italiana tenta invano, da anni, di imporre quantomeno nell’agenda parlamentare.

Sarà per timori legati al marketing elettorale, sarà per l’appiattimento “bipartisan” della lettura di questo fenomeno, fatto sta che la distanza fra la realtà e la visione che ne dà la politica è inquietante.

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L’Italia della xenofobia

1) Fermiamo la legge Bossi-Fini: un appello.
2)
Note sull’immigrazione

3)
Patriottismo: l’inno nelle scuole d’Italia

4) Regione
Lazio, l’intolleranza legalizzata…

Riceviamo e pubblichiamo: (gennaio 2002)

1)Fermiamo la legge Bossi-Fini: un appello.

2) Note sull’immigrazione

3) Patriottismo: l’inno nelle scuole d’Italia

4) Regione Lazio, l’intolleranza legalizzata…

1
– FERMIAMO LA LEGGE BOSSI-FINI, RAZZISTA E LIBERTICIDA

Un
sistema economico e sociale in profonda crisi, e le cui contraddizioni
esplodono, ha bisogno da un lato delle bombe, per garantirsi il dominio
sul Sud del mondo, e dall’altro di provvedimenti che mirano a restringere
gli spazi di liberta’, le garanzie e i diritti in un quadro di totale precarieta’.
Sventolando il feticcio del terrorismo i governi occidentali attuano rastrellamenti
nelle citta’, esplusioni indiscriminate, carcerazioni “preventive” totalmente
arbitrarie instaurando un clima di criminalizzazione del disagio e del
conflitto sociale.

Sul
fronte interno, questa logica di guerra investe le diverse espressioni
di opposizione sociale, a partire dalla componente piu’ esposta, quella
dei migranti in lotta. In Italia, il parlamento si appresta a discutere
la nuova legge sull’immigrazione. PARLIAMONE ALL’UNIVERSITA’.

La
legge Bossi-Fini e’ la strada per imporre gravi limitazioni delle liberta’
di tutti. La legge Bossi-Fini raddoppia il tempo di detenzione nei centri
di permanenza. Contemporaneamente il governo propone modelli segregazionisti
per tutti i tipi di “devianza” (vedi i lager di Muccioli). Il risultato
sara’ la costruzione di una societa’ in cui le diversita’ sono sinonimo
di criminalita’.

La
legge Bossi-Fini restringe drasticamente il diritto d’asilo, proprio mentre
l’Italia partecipa alle guerre di conquista delle potenze occidentali.
Il risultato sara’ il mantenimento di un sistema basato sul profitto e
sullo sfruttamento, in cui la guerra d’aggressione e’ il modello di “giustizia”
imposto all’intero pianeta.

Portando
alle estreme conseguenze una filosofia gia’ presente nella legge Turco-Napolitano,
la legge Bossi-Fini creera’ una massa di lavoratori ricattabili a continuo
rischio di espulsione. L’assenza di diritti e’ una condizione contagiosa:
infatti parallelamente si intende abolire l’articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori, modificando radicalmente i rapporti di forza sui luoghi di
lavoro e nella societa’. Il risultato sara’ un mercato del lavoro selvaggio
con il conseguente azzeramento del costo del lavoro. Per queste ragioni,
la lotta per la libera circolazione e la piena cittadinanza dei migranti
e’ un momento centrale nella difesa dei diritti e delle garanzie dei soggetti
sociali che si oppongono a questi processi.

In
preparazione della manifestazione regionale del 22 dicembre e della manifestazione
nazionale del 19 gennaio, mobilitiamo l’universita’ rendendola terreno
di confronto e di raccordo dei soggetti impegnati nella lotta antirazzista
e per la pace e porto franco per rifugiati, rom e migranti.

L’UNIVERSITA’ DEVE ESSERE PROTAGONISTA

DELLE BATTAGLIE DI LIBERTA’

Assemblea in aula II a Lettere (La Sapienza, Roma) Martedi’ 18 dicembre ore 15.00
con: Yusef
(Presidente Comunita’ Palestinese – Roma)

Dino Frisullo, Andrés Barreto, Luca Santini, Hamadi Ouslati, Gianluca Peciola

Comitato Universitario per la Pace, Collettivo di Scienze Statistiche, HURRIYYA
– Laboratorio di analisi e controinformazione sulla civilta’ islamica,
Comitato Straniero per Stranieri, Migrant’s Social Forum

 

2)
RIFLESSIONE. SEVERINO VARDACAMPI.

ALCUNE NOTE PER UN INCONTRO SULL’IMMIGRAZIONE E IL RAZZISMO IN ITALIA

[Quelle che seguono sono le note scritte come “scaletta” per un intervento a  un incontro pubblico dello scorso novembre sull’immigrazione e contro il

razzismo. Severino Vardacampi e’ un collaboratore del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo]


* un momento tragico e disvelatore (apocalissi e kairos): – il terrorismo e la guerra; – l’eversione dall’alto; – le implicazioni razzistiche e le razzistiche scaturigini di tutto cio’; – i diritti umani calpestati nel mondo, dai poteri oppressivi, dalle violenze dispiegate e dalla violenza strutturale.

* Un diritto fondamentale e la sua protezione giuridica: – il diritto di tutti gli esseri umani a spostarsi sul pianeta, massime per salvare la propria vita; – l’art. 10 della Costituzione della Repubblica Italiana. * Quando la legislazione e’ iniqua e disumana: – un esempio nel disegno di legge governativo del 12 ottobre: gli uomini considerati come animali domestici, la logica schiavista degli attuali legislatori razzisti; – gia’ la legge 40/98 aveva profonde iniquita’; – i campi di concentramento come rigurgito nazista incistatosi nell’ordinamento italiano attuale; – il respingimento come pratica potenzialmente omicida; – il carattere fondamentalmente criminogeno del provvedimento amministrativo di espulsione, effettuale sostegno ai poteri criminali.

* Alcune cose necessarie: – riconoscimento ed inveramento del diritto di asilo; – riconoscimento ed inveramento del diritto degli esseri umani di spostarsi sul pianeta (oggi gli uomini sono considerati al di sotto delle merci); – respingere intransigentemente la logica del ddl governativo del 12 ottobre; – modificare la legge 40/98 nei suoi lati ripugnanti alla coscienza civile, ed invece valorizzarne ed inverarne le parti positive che pure vi sono; – realizzare una cooperazione internazionale ispirata a criteri di solidarieta’ e giustizia.

* Alcuni problemi ineludibili: – la “capacita’ di carico” del nostro paese ed una politica della comunita’ internazionale; – cancellare il debito dei paesi rapinati e impoveriti, ed intervenire in solidarieta’ con i popoli e non con i regmi corrotti.

* Alcune cose pratiche e urgenti da fare sul piano normativo ed amministrativo, politico e sociale: – lotta contro la schiavitu’ in Italia (cfr. la campagna promossa alcuni anni fa del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo); – un diverso rapporto nord/sud (sono varie le iniziative in corso, ma non basta l’azione dei movimenti, occorrono impegni istituzionali, atti politici, codificati legislativamente); – assistenza alle vittime e lotta contro i poteri criminali (e abolizione delle norme vigenti dimostratamente criminogene); – trasferimento delle competenze in materia di immigrazione dalle Questure ai Comuni; – diritto di voto amministrativo per tutti gli stranieri residenti.

* Tre cose ulteriori sul piano legislativo, politico e amministrativo: – un provvedimento di amnistia per tutti i detenuti stranieri che non abbiano commesso reati di violenza su persone; – riprendere la riflessione sulla proposta di contrastare la clandestinizzazione coatta (e il conseguente enorme arricchimento e rafrorzamento dei poteri criminali e dell’economia illegale) attraverso un piano nazionale garantito e gestito dai pubblici poteri che permetta a tutti i richiedenti un ingresso nel nostro paese legale, gratuito e assistito; – denuncia e rinegoziazione degli accordi di Schengen.

* Sul piano culturale: – contrastare il razzismo con la conoscenza e l’incontro; – partire dalla base dell’affermazione dei diritti umani per tutti gli esseri umani; – far cessare la rapina neocoloniale e la devastazione della biosfera; – una cultura che promuova legalita’ e socialita’; – garanzia di servizi pubblici, finanziati attraverso la fiscalita’ generale, per soddisfare i bisogni vitali di ogni persona che si trovi nel territorio italiano; – affrontare i conflitti con la nonviolenza.

(Tratto dal notiziario La Nonviolenza in cammino del Centro ricerche per la pace di Viterbo, diretto da Peppe Sini)


-3 Per contribuire a una riflessione sui temi del patriottismo/nazionalismo sempre più cari agli ambienti istituzionali italiani, pubblichiamo il testo dell’inno nazionale e una nota su una proposta di legge, presentata a quanto ci è dato sapere nella scorsa legislatura, sull’esecuzione dell’inno d’Italia nelle scuole.

L’INNO DI MAMELI

(tratto dal sito del Governo)
Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta, Dell’elmo di Scipio S’è cinta la testa.

Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l’ora suonò. Stringiamoci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamoci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn’uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano, I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla, Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamoci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute. Il sangue d’Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamoci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò

——————-L’inno in classe——————

Articolo
da www.aduc.it

L’ennesima
chicca parlamentare.

E’ giunta l’ora di finirla con l’autodenigrazione dell’Italia e degli italiani,
“è necessario stimolare nei giovani il sentimento di orgoglio per
il patrimonio culturale e spirituale loro tramandato dalle precedenti generazioni”.

Come fare e’ presto detto, e scritto a quattro mani, dagli onorevoli Maretta
Scoca e Alfredo Biondi nella proposta di legge 7171.

L’idea e’ semplice e di facile attuazione. Tutte le mattine i bambini delle elementari
avranno la meravigliosa opportunita’ di ascoltare e cantare la composizione
denominata “inno di Mameli”.

Come succede spesso sono i dettagli che definiscono un’opera d’arte, e i dettagli
precisi e puntali di questa breve proposta di legge, compongono un vero
capolavoro.

Il primo articolo detta l’obbligo ai direttori delle scuole elementari di
“far diffondere, con l’uso di apparati fonici a circuito chiuso, all’interno
di ogni aula o dei luoghi equipollenti, prima dell’inizio delle lezioni
quotidiane” l’inno di Mameli. Preoccupandosi anche per quelle
strutture sprovviste di tali apparati fonici dove “l’esecuzione è
eseguita a voce dagli studenti”.

Nel secondo articolo si danno le disposizioni per i bimbi: le esecuzioni devono
avvenire “stando in piedi, a capo scoperto ed in posizione decorosa”. (Il
capo scoperto e’ un ricordo del tempo dei pantaloni corti, la posizione
decorosa la possiamo immaginare, ma vorremmo avere maggiori chiarimenti
in merito).

Per concludere, la prima lezione dell’anno scolastico vede i direttori scolastici
che “provvedono ad illustrare agli studenti il significato simbolico dell’inno
di Mameli e del vessillo tricolore”.

Per noi ormai e’ tardi per tornare alle elementari, ma siamo ancora in tempo
a godere dell’inno di Mameli, che potremmo cantare in bagno la mattina,
durante le operazioni di routine quotidiane, a testa scoperta e in posizione
decorosa: Fratelli d’Italia … I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla, …
L’Italia chiamò…

tratto da
www.aduc.it

4)
Regione Lazio, l’intolleranza legalizzata…

COMUNICATO
STAMPA del 27 novembre 2001

REGIONE
LAZIO: LA NUOVA LEGGE SUGLI AIUTI ALLE FAMIGLIE VIOLA I PRINCIPI DI
PARI OPPORTUNITA’ SANCITI
NELLA
COSTITUZIONE: UNICA VIA PER SBARAZZARCI DI QUESTA

LEGGE E’ IL REFERENDUM ABROGATIVO


E’ la prima volta che nel nostro Paese viene varata una legge così
apertamente discriminatoria e che concede degli aiuti, oltretutto molto
limitati, soltanto alle coppie sposate, escludendo, non solo le famiglie
gay, ma anche le decine di migliaia di coppie e famiglie di fatto, che
nella nostra Regione sono una realtà molto diffusa, e che pure
pagano tasse come tutte le altre.

Si
tratta di una legge talmente razzista, che, secondo il coordinamento
del Lazio dei Radicali di sinistra, mette in seria discussione la persistenza
della democrazia nella nostra Regione.

Una
legge che ci porta indietro di anni, oltretutto pericolosa e piena di
lacune, prima fra tutte quella dell’assistenza domiciliare agli
anziani, che è stata scaricata ai Comuni.

Ma
molto preoccupanti appaiono anche gli articoli relativi (art. 7) ai
servizi socio-culturali per l’infanzia.

Nella
legge non si specifica se saranno tutti i bimbi del Lazio ad averne
diritto, o se solo quelli delle coppie riconosciute da questa legge,
che nell’art. 1 vengono dipinte come uniche realtà legittime.

Viene
da chiedersi se la Giunta Storace sarà coerente e pretenderà
le nuove tasse, che sarà costretta a chiedere a causa della Finanziaria
fallimentare del Governo Berlusconi, solo ai cittadini che considera
tali, o se, almeno nei doveri, i cittadini del Lazio saranno considerati
tutti uguali.

Radicali
di sinistra – ufficio stampa

ufficiostampa@radicalidisinistra.it

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