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L’equivoco dell’articolo 18

alberirossibolago-resizedLa nostra galassia non sarà mai più quella che conoscevamo. I nostri figli se ne dovranno fare una ragione. Così non si può più andare avanti. Questo è il tono del documento di 4.895 pagine che la Banca centrale intergalattica ha fatto pervenire a tutti i governi indicando una serie di misure “necessarie e indifferibili” per un riequilibrio del sistema economico.  Per quanto riguarda la Via Lattea, poche le novità rispetto al documento specifico di 9865 pagine che anni prima gli analisti dell’istituto centrale di Andromeda avevano inviato al Fondo monetario interstellare (Fmi) la cui sede di Plutone era poi stata data alle fiamme durante una manifestazione che inneggiava alla divinità romana accusando i tecnocrati plutoniani di averne stravolto l’originaria magnanimità.

 

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Stiglitz e il “Primum non nocere”

“Primum non nocere”. Questo aforisma, che evoca Ippocrate e una corretta prassi medica, è stato ripetuto più volte, ieri, dal premio Nobel Joseph Stiglitz nel corso della sua lectio magistralis tenuta alla Camera dei deputati.

Il celebre economista americano ha ripreso questo concetto riferendosi all’azione politica: di fronte alla complessità del quadro globale e alla progressiva cessione di sovranità a beneficio dei poteri economici, le classi dirigenti elette devono innanzitutto evitare con i loro provvedimenti di peggiorare una situazione già critica.
Insomma, meglio astenersi che varare leggi dannose.

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Tutele crescenti. Sì, per i politici

Un caro amico, Bob, mi scrive dalla California, dove si occupa di analisi dei sistemi politici. Mi segnala l’esperienza interessante del libero stato di Vardadò, che si trova in un’isola non meglio precisata di un oceano a me ignoto.  Vardadò è una repubblica che fin da epoca remota ha sviluppato un’organizzazione democratica della convivenza.
Non ha mai partecipato a guerre, perché questa come altre decisioni di rilievo è affidata direttamente al popolo. E a Vardadò il popolo ha sempre detto no.

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L’acciaieria e i rischi di ammalarsi

«Si ritiene che il mancato controllo delle emissioni inquinanti prodotte dagli impianti di questa azienda sia la causa dell’aumentato rischio di patologie e decessi individuato nei lavoratori»: lo scrive il medico Roberto Cappelletti nella relazione allegata allo studio epidemiologico che ha realizzato analizzando la storia di 342 operai impiegati almeno un anno nell’acciaieria di Borgo Valsugana, nel periodo 1984-2009.

Con questa indagine Cappelletti, chirurgo all’ospedale di Borgo e esponente di Medici per l’ambiente, oltre a produrre una serie di dati sanitari su cui riflettere, mette in luce l’opportunità di sottoporre tutta la popolazione della zona a una verifica epidemiologica.

 

I dati diffusi, pur allarmanti, finora non hanno indotto nessuno, fra i politici e gli “addetti ai lavori”, a una presa di posizione pubblica.

 

Ora sarebbe alquanto preocupante e mortificante se, per assurdo, i decisori politici o i vertici della tecnocrazia del settore, anziché preoccuparsi (qualcuno magari con un mea culpa) di colmare le lacune additate dal medico valsuganotto, avessero da ridire sulla sua scelta di tentare di fare volontaristicamente ciò che gli organismi istituzionali preposti a quanto pare non hanno mai fatto (il che in ogni caso alimenta una lunga serie di dubbi e di interrogativi).

 

Ma sto parlando per assurdo: in realtà sono quasi sicuro che il dottor Cappelletti prima o poi riceverà, al contrario, i ringraziamenti di politici e tecnici che prenderanno a cuore la faccenda e avvieranno un ampio monitoraggio per rispondere ai comprensibili timori di molta gente della Valsugana, specie dopo le note vicende giudiziarie su inquinamento ambientale e stoccaggio illegale di sostanze contaminanti.

z. s.

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