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Tag: inquinamento

Ambiente, salute e veleni: l’allarme italiano e il ruolo degli ecologisti

[Intervento al convegno “Il ciclo del rifiuto invisibile: gestione e prevenzione del rischio ambientale” con relazione di Enrico Fedrighini. organizzato dal gruppo consiliare dei Verdi in Comune e coordinato dalla presidente del Consiglio comunale, Lucia Coppola. Trento, 12 maggio 2017]

La storia anche recente del Trentino non è esente da episodi, talora assai gravi, di crimini ambientali.

I casi noti di maggiore rilevanza riguardano il traffico illecito di rifiuti industriali.

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Allarme smog, di chi è la colpa?

Allora, riscopriamo che le città italiane soffocano nello smog, mentre il premier inauguratore seriale di opere pubbliche (uguale uguale, anzi, più dei “rottamati”: tunnel, libri di Vespa o domus pompeiane, fa lo stesso) si esibisce ormai quasi a reti unificate nelle quotidiane celebrazioni di sé e del Paese figo a immagine, ripresa e somiglianza.
Il ministro dell’ambiente scopre il 27 dicembre 2015 che ci vorrebbe un piano nazionale per la mobilità sostenibile, meno automobili e più mezzi collettivi. Tradotto, in realtà, si tratta della promessa di qualche milione per rinnovare il parco macchine del trasporto pubblico.

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NoTav, Legambiente e Anpi

Il mese scorso anche Legambiente e parecchie sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) hanno aderito alla manifestazione NoTav che si è svolta a Torino in un sabato piovoso, il 21 febbraio. La contrarietà alla grande opera, motivata con ragionamenti sulla sua invasività nel territorio e inutilità sociale, si accompagna a proposte per la riallocazione delle ingenti risorse pubbliche su progetti che rispondano realmente ai bisogni delle popolazioni. Ecco i due comunicati diffusi il mese scorso.

“La grande infrastruttura di cui l’Italia ha bisogno non è la linea ad alta velocità Torino-Lione o le numerose nuove autostrade previste in molte regioni. La vera emergenza è la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, insieme a un sistema efficace di trasporti urbani e periurbani per i pendolari”, scrive Lagambiente annunciando l’adesione alla giornata di mobilitazione No Tav del 21 febbraio 2015.

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L’acciaieria e i rischi di ammalarsi

«Si ritiene che il mancato controllo delle emissioni inquinanti prodotte dagli impianti di questa azienda sia la causa dell’aumentato rischio di patologie e decessi individuato nei lavoratori»: lo scrive il medico Roberto Cappelletti nella relazione allegata allo studio epidemiologico che ha realizzato analizzando la storia di 342 operai impiegati almeno un anno nell’acciaieria di Borgo Valsugana, nel periodo 1984-2009.

Con questa indagine Cappelletti, chirurgo all’ospedale di Borgo e esponente di Medici per l’ambiente, oltre a produrre una serie di dati sanitari su cui riflettere, mette in luce l’opportunità di sottoporre tutta la popolazione della zona a una verifica epidemiologica.

 

I dati diffusi, pur allarmanti, finora non hanno indotto nessuno, fra i politici e gli “addetti ai lavori”, a una presa di posizione pubblica.

 

Ora sarebbe alquanto preocupante e mortificante se, per assurdo, i decisori politici o i vertici della tecnocrazia del settore, anziché preoccuparsi (qualcuno magari con un mea culpa) di colmare le lacune additate dal medico valsuganotto, avessero da ridire sulla sua scelta di tentare di fare volontaristicamente ciò che gli organismi istituzionali preposti a quanto pare non hanno mai fatto (il che in ogni caso alimenta una lunga serie di dubbi e di interrogativi).

 

Ma sto parlando per assurdo: in realtà sono quasi sicuro che il dottor Cappelletti prima o poi riceverà, al contrario, i ringraziamenti di politici e tecnici che prenderanno a cuore la faccenda e avvieranno un ampio monitoraggio per rispondere ai comprensibili timori di molta gente della Valsugana, specie dopo le note vicende giudiziarie su inquinamento ambientale e stoccaggio illegale di sostanze contaminanti.

z. s.

L’ideologia agricola trentina (e non)

Qualche settimana fa ho fatto un’esperienza istruttiva, a tu per tu con alcuni esponenti di spicco della classi dirigenti del mondo agricolo e politico trentino.

All’ordine del giorno dell’incontro c’era la replica a chi critica il modello produttivo plasmato dalle politiche provinciali di questi decenni, a chi ritiene che ci sia un approccio alla terra troppo intensivo e con un utilizzo eccessivo di sostanze chimiche velenose che si disperdono nell’ambiente.

Le critiche sono state respinte al mittente con un coro di unanime sdegno: in Trentino si produce in modo salubre e il sistema dei controlli dà garanzie certe sia sulla salute umana sia sul rispetto della natura.

La vigilanza sugli aspetti epidemiologici spetta all’Azienda provinciale servizi sanitari, che a sua volta rassicura anche presentando l’esito di uno studio effettuato in valle di Non dal quale non emerge nessun motivo di allarme.

Eppure fuori dalle istituzioni non tutti sono così tranquilli; anzi, molti cittadini un po’ si preoccupano, svolgono accertamenti scientifici, prendono nota di eventuali fenomeni degni di approfondimento (come la presenza di residui di pesticidi nel territorio o nelle persone) e seguono con attenzione la tematica del rapporto con la terra.

Dunque, se possiamo dirci tutti rasserenati dal quadro clinico fotografato da autorità competenti e imprese del settore, vien fatto di chiedersi se in ogni caso per il “verde Trentino” della farfalla non sia il caso di cominciare a voltare pagina, a indirizzare il futuro della sua agricoltura, forte dell’autonomia speciale, verso le coltivazioni biologiche, la diversificazione dei prodotti, il recupero delle varietà tradizionali ormai largamente dimenticate: anche questa è biodiversità.

In quell’incontro ho girato la domanda ai presenti e devo confessare che ho ricevuto risposte deludenti: il biologico non scaldava i loro cuori e si andava da risposte minimaliste sulla scarsa redditività di questo modello agricolo fino a veri e propri esercizi di furore ideologico contro chi sceglie di coltivare abbandonando il “più sicuro e meno pericoloso” paradigma chimico.

Ho concluso che è davvero improbabile un dialogo fra i due mondi dell’agricoltura intensiva e di quella biologica o biodinamica (quest’ultima definita con ghigno dai miei interlocutori “una religione”).

Però, mi è venuta in mente Vandana Shiva, quando confuta alcune visioni consolidate nel mainstream agroindustriale.

zenone sovilla

Diesel, amore mio

In questi giorni in Norvegia si discute dell’imminente introduzione di un pedaggio extra che colpirà gli autoveicoli diesel nelle città principali (Oslo, Bergen e Trondheim).

L’entità di questa tassa sull’inquinamento non è ancora stata decisa, tuttavia il Direttorato delle strade ha anticipato che sarà una cifra significativa, al fine di garantire l’effetto di deterrenza.

Si parla di 250-300 euro l’anno extra da pagare per assicurarsi la libera circolazione; in alternativa si prevedono pedaggi giornalieri (ovviamente assai meno convenienti nel lungo periodo).

Sullo sfondo, spiegano le autorità norvegesi, ci sono le più recenti evidenze sull’impatto ambientale dei motori alimentati a gasolio. L’obiettivo, dunque, è ridurne l’uso, anche nella prospettiva futura.

Questa notizia stride con l’esperienza italiana che mi è capitato di fare nei mesi scorsi, andando in vari concessionari a informarmi manifestando l’interesse all’acquisto di un’automobile alimentata a metano o a Gpl. In diversi casi il  mio interlocutore mi ha suggerito di valutare anche (o piuttosto) i modelli turbodiesel. In una circostanza mi è stato addirittura sconsigliato esplicitamente il Gpl (di serie), con la motivazione che in realtà – tenendo conto di tutti i fattori – non si risparmia quasi nulla (l’aspetto inquinamento ambientale non era una variabile considerata dal venditore).

Quanto al metano, posto che sono pochi i modelli con impianto originale (specie se si pretende l’accortezza elementare di non infilare alla bell’e e meglio le bombole nel baule riducendone la capienza), trovare interlocutori realmente motivati finora è stato quasi impossibile. E la mia ricerca continua…

Probabilmente tutto questo ha spiegazioni precise, alcune forse inconfessabili. Resta da capire quanto anche la scarsa propensione all’innovazione profonda del prodotto, e dell’intero “sistema” che gli ruota attorno, renda l’automobile poco appetibile nel mercato nell’anno Domini 2012.

Zenone Sovilla

P. S.

Sempre in Norvegia, in questi giorni diventa operativa la decisione di ridurre il limite massimo di velocità da novanta a ottanta chilometri orari, sui tratti delle strade statali prive di guard-rail centrale di separazione, che registrano più di 4 mila passaggi giornalieri: si prevede che l’esito del provvedimento sia una quindicina di vite salvate ogni anno nei circa settanta chilometri di strada interessati.

Lavoro, salute e cinismo

C’è qualcosa di drammaticamente surreale nella reazione scomposta di gran parte del mondo politico e sindacale (ma anche dei mass media) di fronte al caso dell’Ilva di Taranto e al sequestro disposto dalla magistratura di sei impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.

“Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o a essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”, ha osservato il giudice.

L’aspetto più avvilente del pensiero prodotto dalle classi dirigenti nazionali in risposta a questa disposizione è che sembrano letteralmente cascare dalle nuvole, come se il conflitto tra lavoro e salute (in fondo evocato profeticamente anche da Camus quando parlava di “pane e libertà”) fosse una novità, non un fenomeno esiziale cui le classi dirigenti non hanno saputo contrapporre disegni riformistici. Anzi, si sono piuttosto lasciate governare in misura crescente dalle logiche del business, fino alla rapace apoteosi privatistica degli ultimi due decenni tuttora propugnata anche in ambienti governativi (nonostante gli evidenti fallimenti empirici).

Siamo a un punto tale che, oggi, si sentono discorsi che sembrano registrati negli anni Settanta, quando si cominciava a parlare di “conflitto rosso-verde” per sintetizzare la contraddizione delle forze operaie costrette a farsi “complici” degli stessi processi che impediscono la loro emancipazione libertaria, compreso il pieno rispetto della salute fisica.

Indigna veramente ascoltare, oggi, ministri tecnici blaterare sulla più grande acciaieria d’Europa (dunque da salvare tout-court) e minimizzare sugli  effetti epidemiologici e sociali in una città sofferente da decenni.

E indigna ancora di più che il governo, cioè lo Stato in questa stagione di neocentralismo, pur di attenuare il quadro giudiziario corra improvvisamente ai ripari stanziando fondi per risanare il quartiere più degradato dall’inquinamento (viene da chiedersi dove fossero i ministri prima del decreto di sequestro). Ma il governo va oltre e promette alla proprietà dell’impianto anche l’accesso a nuovi fondi pubblici, in cambio di alcuni interventi di innovazione tecnologica. Altro che il principio, ormai universalmente riconosciuto, che “chi inquina paga”.

Mortificante per la democrazia italiana è anche il modo spudorato con quale politici, opinionisti scodinzolanti sulla “cultura d’impresa” e sindacalisti di sistema strumentalizzano la vicenda degli operai Ilva.

Questi ultimi, in realtà, chiedono pane e salute per sé per i loro figli e per tutti i concittadini; non chiedono di continuare necessariamente ad ammalarsi in fabbrica; gli altri invece proclamano – ergendosi furbescamente a rappresentanti della classe lavoratrice – la difesa a oltranza di quell’impianto siderurgico paventando il consueto ricatto occupazionale per perpetuare modelli industriali obsoleti. Quanto a malattia e morte, poi, in questi giorni ci sono anche ministri che attribuiscono al passato l’allarme epidemiologico. Si tende in troppe stanze delle istituzioni a sorvolare su inganni, omissioni, procedure di controllo, modalità produttive eccetera; per non parlare dell’assenza della volontà di pensare a progetti di conversione per una città che ha già dato fin troppo. Un punto, quest’ultimo, che torna spesso nelle parole degli operai, per chi li vuole ascoltare: superare finalmente la contraddizione storica e poter lavorare in pace con se stessi e con la città.

Una delle associazioni che da decenni si occupa anche dell’Ilva (mentre i ministri, tecnici e non, erano probabilmente in altre faccende affaccendati) è Peacelink che a Taranto ha anche la sede.

Riporto qui sotto, ritenendolo particolarmente prezioso, il primo commento all’ordinanza di sequestro, pubblicato da Peacelink nel cui sito Web si trovano molti altri materiali fondamentali per farsi un’idea.

zenone sovilla

La magistratura è intervenuta perché è fallita la politica

 

[da http://www.peacelink.it/ecologia/a/36694.html]

 

Scattano i provvedimenti a carico di chi ha diretto l’azienda. Per tutti questi anni PeaceLink ha lavorato per difendere la salute dei bambini e avviare le bonifiche ambientali. A Taranto, secondo i periti della magistratura, muoiono 2 persone ogni mese per inquinamento industriale
26 luglio 2012 – Associazione PeaceLink

«Mi complimento per gli sforzi e i risultati ottenuti da Ilva. Attraverso i recenti dati clinici che ci giungono dalle Asl territoriali, emergono dati confortanti in relazioni alle malattie più gravi, patologie che non risultano in aumento, anche grazie al miglioramento dell’ambiente e della qualità dell’aria».

Questo affermava il sindaco di Taranto Ippazio Stefano nell’ottobre del 2011 sulla rivista IL PONTE N.3 (rivista promossa da Ilva), precisamente a pagina 19.

Poi sono arrivate le due perizie della magistratura, una dei chimici e una degli epidemiologi.

Il sindaco è stato clamorosamente smentito dai periti della Procura della Repubblica che hanno invece scritto queste cose.

1) Nel 2010 Ilva ha emesso dai propri camini oltre 4 mila tonnellate di polveri, 11 mila tonnellate di diossido di azoto e 11 mila e 300 tonnellate di anidride solforosa (oltre a: 7 tonnellate di acido cloridrico; 1 tonnellata e 300 chili di benzene; 338,5 chili di IPA; 52,5 grammi di benzo(a)pirene; 14,9 grammi di composti organici dibenzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F). Vedere pag. 517 della perizia dei chimici.
2) I livelli di diossina e PCB rinvenuti negli animali abbattuti e accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto sono riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva di Taranto. Vedere pag. 521 della perizia dei chimici.

3) La stessa Ilva stima che le sostanze non convogliate emesse dai suoi stabilimenti sono quantificate in 2148 tonnellate di polveri; 8800 chili di IPA; 15 tonnellate e 400 chili di benzene; 130 tonnellate di acido solfidrico; 64 tonnellate di anidride solforosa e 467 tonnellate e 700 chili di Composti Organici Volatili. Vedere pag. 528 della perizia dei chimici.

4) La fuoriuscita di gas e nubi rossastre dal siderurgico (slopping), fenomeno documentato dai periti chimici e dai carabinieri del NOE di Lecce, ammonta a 544 tonnellate all’anno di polveri?
Vedere pag. 528 della perizia dei chimici.
5) Sarebbero 386 i morti (30 morti per anno) attribuibili alle emissioni industriali.
Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.

6) Sono 237 i casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero (18 casi per anno) attribuibili alle emissioni industriali.
Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.

7) Sono 247 gli eventi coronarici con ricorso al ricovero (19 per anno) attribuiti alle emissioni industriali. Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.

8 ) Sono 937 i casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno) (in gran parte tra i bambini) attribuiti alle emissioni industriali. Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.

9) Sono 17 i casi di tumore maligno tra i bambini con diagnosi da ricovero ospedaliero attribuibili alle emissioni industriali. Vedere pag. 220 della perizia degli epidemiologi.

10) I periti hanno concluso che l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione “fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.

 

Ripercorriamo alcuni passi della vicenda.

 

2008
Le analisi di laboratorio (commissionate da PeaceLink) sul pecorino evidenziano concentrazioni di diossina e Pcb tre volte superiori ai limiti di legge.
L’Asl di Taranto ordina l’abbattimento di 1.300 capi di bestiame allevati a ridosso dell’Ilva

 

2009

Ventimila persone sfilano a Taranto contro l’inquinamento aderendo all’appello lanciato da Altamarea.

 

2010
PeaceLink e Altamarea evidenziano troppa diossina nelle carni di ovini e caprini. Un’ordinanza della Regione Puglia vieta il consumo del fegato degli ovini e caprini cresciuti in un raggio di 20 chilometri dall’area industriale di Taranto.

2011
Il Fondo Antidiossina Taranto fa analizzare dei mitili. Emergono valori estremamente preoccupanti. L’Asl di Taranto vieta il prelievo e la vendita delle cozze allevate nel primo seno del Mar Piccolo. I mitili presentano concentrazioni di diossina e Pcb superiori ai limiti di legge.

 

2012

La magistratura mette i sigilli agli impianti più inquinanti dell’Ilva.

Che altro dovevano fare i magistrati?

Note:Gli arresti http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/07/26/ILVA-SEQUESTRO-IMPIANTI-IMMINENTE-ANCHE-ARRESTI_7239960.htmlLe due perizie dei consulenti della magistratura e altre informazioni di base http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Ilva%3A+ecco+le+due+super-perizie+che+la+%27%27inchiodano%27%27&idSezione=16831

La perizia dei chimici http://download.repubblica.it/pdf/repubblica-bari/2012/ilva_Relazione_conclusioni.pdf

La perizia degli epidemiologi
http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/07/26/news/ilva_2-39641354/

Che fare per tutelare gli operai: un progetto per le bonifiche http://www.peacelink.it/ecologia/docs/4131.pdf

Piombo nelle urine degli abitanti di Taranto
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36647.html

Diossina nel formaggio a Taranto
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/25341.html

Diossina nelle cozze a Taranto
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/34526.html

Fondo Antidiossina e denuncia sulle cozze
http://lists.peacelink.it/news/2011/09/msg00028.html

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