di
ALDA RADAELLI
D. Si fa
un gran parlare ultimamente di cattolici, musulmani, ebrei. Sul totale
della popolazione scolastica italiana, gli allievi stranieri raggiungono
solo il 2%, ma in alcune classi superano il 50%. Bisogna perciò
tener conto delle aspettative e delle esigenze di una scuola che diventerà
col tempo sempre più multiculturale.
Nel contesto
dei diritti/doveri di cui abbiamo parlato, qual è il compito che
devono assumersi le diverse minoranze di provenienza di questi allievi?
Segre.
Vorrei rispondere su piani diversi, riallacciandomi alla conclusione di
Mahmud Elsheikh. A proposito del
rapporto che esiste tra lo stato italiano e la comunità religiosa
più importante, quella cattolica, non dobbiamo dimenticare che l’Italia
unita si è costituita come Stato laico contro lo Stato pontificio
e che le tentazioni di ripristino di un potere temporale della chiesa non
si sono mai sopite. Ciò si riflette sulla scuola pubblica, che in
uno Stato laico dovrebbe essere laica e basta, senza problemi. Nella scuola
statale svizzera, tanto per fare un esempio di Stato laico che ospita molte
religioni diverse, è prevista nei programmi scolastici l’ora di
religione in termini ecumenici, oppure, a scelta dei singoli cantoni, anche
una sola religione; la tendenza tuttavia si orienta sempre più verso
la scelta ecumenica. Nell’articolo 7 della nostra costituzione si legge:
“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti
e sovrani”.
Il mondo cattolico italiano è molto composito: il cattolicesimo
democratico attraversa come un filo rosso tutta la storia d’Italia, ma
le tensioni di tipo integralista ricompaiono regolarmente, soprattutto
nelle epoche in cui il mondo cattolico mostra segni di indebolimento.
D. Che effetto hanno avuto
le dichiarazioni dei cardinali Ratzinger e Biffi?
S. Quanto più il mondo
cattolico si sente culturalmente debole, tanto più è attraversato
da tentazioni di tipo confessionale. Le manifestazioni di chiusura che
traspaiono dalle dichiarazioni del cardinale Biffi e di una parte
non trascurabile del cattolicesimo italiano denotano una crisi profonda,
difficilmente mascherabile con operazioni cosmetiche come il giubileo.
Dover convocare due milioni di giovani a Tor Vergata su un miliardo di
fedeli da tutto il mondo non è una manifestazione di forza. Questi
sintomi di debolezza del modello dominante tracimano anche sulle comunità
minori. Se infatti domani, sotto la spinta di Comunione e Liberazione,
della Compagnia delle Opere, dell’Opus Dei, lo stato abbandonasse la partita
consentendo al mondo cattolico di clericalizzare la scuola laica, avremmo
scuole confessionali di musulmani finanziate dai gruppi musulmani più
integralisti, avremmo una scuola ebraica sempre più chiusa a riccio
dentro se stessa, e così via: il modello autoreferenziale offerto
dai cattolici farebbe sì che al loro esterno ognuno facesse riferimento
solo a se stesso.
D. Quale forma di pericolo
presenta la cultura integralista?
S.
In realtà, tutti gli integralisti, tutti i clericali, qualunque
sia la loro confessione religiosa, fanno la voce grossa verso l’esterno
proprio perché stanno rivolgendo la stessa operazione prima di tutto
al proprio interno: la violenza esercitata, a parole, verso l’esterno,
grava prima di tutto come rafforzamento del dominio sempre più assoluto
di un gruppo di potere sul resto della propria comunità di riferimento.
Non è detto che gruppi di potere integralisti debbano necessariamente
scontrarsi fra di loro. Essi possono anche avere interesse ad allearsi:
non per questo possono arrogarsi il diritto di parlare a nome di tutta
la società civile e contrabbandarsi per società “multiculturale”.
D. Abbiamo parlato finora
di comunità religiose che si confrontano, che si affrontano o che
creano alleanze di vertice in termini di condivisione di integralismi e
abbiamo auspicato una scuola che diffonda una cultura laica.
Viene perciò da chiedersi: nel momento storico che stiamo vivendo,
quale ruolo hanno i laici in quanto tali?
S. Ottima domanda alla quale
non è facile trovare risposta. E’ chiaro che siamo
in una fase in cui le frange
laiche della cultura italiana hanno il dovere di fare un esame di coscienza,
perché danno l’impressione di essersi perse per strada.
Un certo tipo di cultura laica, nell’immediato dopoguerra, aveva trovato
una sua collocazione nel Partito d’Azione che è evaporato disperdendo
il suo patrimonio umano nei vari partiti socialista, comunista, repubblicano.
I comunisti hanno fatto una politica che, se pure in termini di strategia
di potere si è dimostrata molto avveduta, ha pagato il suo scotto
rinunciando al proprio patrimonio laico in termini di penetrazione culturale:
faccio riferimento all’articolo 7 della costituzione: “Lo Stato e la Chiesa
cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Mi
riferisco alla politica di Togliatti portata avanti fedelmente da Berlinguer
in poi, via via fino ai rappresentanti attuali di quel partito.
D. Quali saranno
gli sviluppi?
S. E’ difficile
fare delle previsioni oggi sui contenuti possibili di una ripresa
della cultura laica
in Italia e nell’occidente sviluppato. Bisogna prescindere
completamente dalle
provenienze religiose. In anni recenti abbiamo assistito ad una situazione
paradossale: la testimonianza di uomini come Oscar Luigi Scalfaro, cattolico,
che hanno avuto più coerenza nell’assumere posizioni laiche di coloro
che si considerano gli eredi del laicismo. Basta confrontare le dichiarazioni
del precedente presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro con
quelle dell’attuale presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel
difendere la laicità dello stato contro le intrusioni vaticane.
Vi è da parte
delle componenti della cultura italiana l’esigenza di ritrovare le ragioni
del proprio esistere: un momento di verifica potrebbe essere proprio la
capacità di tutelare la laicità dello Stato nell’ambito dell’istruzione
pubblica.
D. Qual è la situazione
a livello di ricerca scientifica e di studio?
S. C’è qualche nome
di spicco: nella redazione di Micromega ritrovo l’espressione
di una rigorosa ricerca laica. Carlo Augusto Viano, ad esempio,
pubblica interventi che grondano rabbia di fronte alla crisi del suo paese,
ogni volta che si confronta con lo scacco della
cultura laica. Anche la redazione di Repubblica
ha i suoi meriti nello sforzo di diffusione di massa della cultura laica.
Ma nel
frattempo si aprono altri fronti, non meno pericolosi: il fenomeno di un’organizzazione
di origine statunitense come Scientology sta facendo presa in
Italia nell’indifferenza generale: da una parte si presenta ed è
stata riconosciuta come una “chiesa” e non una setta, dall’altra
parte vende i suoi prodotti “culturali” a livello di grande multinazionale,
facendo leva su una strategia di penetrazione meritevole di un premio Oscar
del marketing. Tutto questo in un turbinio di denunce per truffa di vario
genere che pare non lascino alcun segno.
D. L’appiattimento dei
livelli culturali di uno stato che ha rinunciato al messaggio laico implicito
nella sua costituzione si somma così al vuoto di valori etici caratteristico
di una società dei consumi come sta diventando la nostra.
Può essere che questo vuoto venga riempito da ideologie fascistoidi
proprio in mancanza di valori di fondo reali da assumere come difesa della
persona umana?
S. Sì purtroppo. Ma
non colpevolizzo i ragazzi che cercano valori verso i quali convogliare
le proprie forze e li trovano, in mancanza di quella base laica che abbiamo
descritto, nell’ideologia più spicciola e più becera, quella
fascista. La logica del branco nasce come puro e semplice bisogno di autodifesa,
che viene poi strumentalizzato da gruppi di potere criminali.
D. Come
può la scuola contrastare la diffusione di simili tendenze?
S. La scuola,
intesa come agenzia di formazione, conta, su certi piani, meno delle stesse
famiglie e dei mass media, privati e pubblici: così come sono gestiti,
questi ultimi rispondono
alla logica spietata della misura della“audience” imposta dai finanziamenti
pubblicitari, ma tendono anche spesso a sottovalutare i buoni livelli culturali
di certe nicchie di pubblico, che vengono bellamente ignorate dalla televisione
di Stato e si rifugiano nell’ascolto del terzo programma della radio, il
quale peraltro ha un segnale debolissimo.
Le famiglie, a loro volta,
dichiarano spesso forfait, rinunciando ad una responsabilità specifica
di trasmissione della memoria che può avvenire solo al loro interno:
rinunciare a questo compito inibisce anche il futuro di chi esce da tali
famiglie.
Una persona che arriva all’età
adulta senza il supporto della memoria è un soggetto a rischio,
a maggior ragione quanto più impatta con la mobilità sociale
e geografica in atto oggi. Un ragazzo che non ha un passato e non ha un
futuro si trova a vivere in modo inconsapevole in una specie di eterno
presente che lo lascia in balia di ogni soffio di vento. Il compito che
spetterebbe ad una scuola veramente formativa per i ragazzi mi sembra,
per assurdo, proprio quello di insegnare prima di tutto ai genitori a fare
i genitori.
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o |
La
nuova riforma scolastica introduce il concetto di storia delle religioni
(al
plurale) come tentativo di superare la tradizionale identificazione con
un’unica religione, quella cattolica, nel nostro Stato in cui convivono
ormai comunità sempre più ampie portatrici di culture diverse.
Nonluoghi
ha
intervistato
Mario
Alighiero Manacorda, storico dell’educazione, Mahmud
Salem Elsheikh, filologo, e Bruno Segre,
sociologo.
Il
dossier
immigrazione
(8
gennaio 2001)
Le
news
e
i commenti
nel
notiziario
di
Nonluoghi
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