ii libri

Inventare futuri di pace
Il saggio di Elise Boulding: immaginare la società della nonviolenza per costruirla
 


    Tutte le persone che si impegnano per la pace riescono a immaginare, nelle loro menti, un mondo realmente pacifico. E come sarebbe sarebbe il  mondo se davvero ci fosse un disarmo totale?

    Di questo si occupa il volumetto "Inventare futuri di pace" della sociologa americana Elise Boulding (Edizioni Gruppo Abele). 

   "Nella mia esperienza - scrive - ho preso atto che molte persone impegnate nel lavoro di costruzione della pace non hanno alcuna idea in proposito (all'idea di come sarebbe il futuro disarmato, ndr) e mi sono chiesta come si possa operare in maniera efficace per un fine se non ci si immagina che cosa possa significare la sua realizzazione.

   Ecco, dunque, il breve scritto della Boulding, che muove dalle "dimensioni concettuali della cultura della pace". E osserva, tra l'altro: "Cultura pacifista non è sinonimo di società civile, ma è ad essa strettamente collegata, solo con un più forte accento su pratiche, processi e istituzioni che rendono in grado di affrontare con soluzioni nonviolente serie differenze, e su atteggiamenti e valori che rendono possibile il comportamento pacifico". 

   L'autrice passa poi in rassegna le varie forme del movimentismo pacista, laico e religioso, e si chiede che cosa sia già presente nelal vita quotidiana che possa contribuire alla cultura della pace. " Vi è - osserva l'autrice - una generale predisposizione umana a essere responsabili verso altri esseri umani. Hans Haas ha raccolto una notevole documentazione dell'universalità di tale predisposizione. Viaggiando per il mondo con la sua macchina fotografica, ha ripreso una serie di gesti umani espressivi di sorrisi, saluti di sopresa lieta (sopracciglia alzate), conforto nel dolore, con la testa del sofferente sulla spalla del consolatore, gesti di protezione di un bambino in pericolo - in luoghi tanto diversi come il kanya, le isole Samoa e la Francia. Nelle culture che praticano il controllo disciplinato su questi gesti espressivi, si trova la loro piena espressione nei bambini che ancora non hanno appreso la disciplina". 

    Sul fronte delle prospettive, l'autrice osserva. "(...) Abbiamo notato che vi è una certa penuria di organismi sociali coerenti, oltre il livello comune, che affrontino i conflitti pacificamente e che abbiano modelli sistematici di mantenimento della pacificità da una generazione all'altra. Eppure, nella vita sociale di ogni giorno si scoprono con facilità molti esempi di gestione pacifica dei conflitti, che non ricorrono alla violenza e che derivano dalla doppia necessità umana di legami e autonomia. Le proporzioni fra la disposizione a ricorrere alla violenza e la disposizione a ricorrere a mezzi pacifici variano, e le attività degli utopisti e dei movimenti pacifisti laici e religiosi sono spinti a aumentare la proporzione complessiva di comportamenti pacifici, e le strutture che agevolano quei comportamenti. Queste attività vengono eseguite nella convinzione che la guerra sia un'invenzione culturale, che si possa sostituire con un altro insieme di invenzioni culturali che renderanno possibile agli uomini di vivere nella condizione di una pace dinamica e avventurosa con gli altri uomini e con la terra".

    La seconda parte dell'interessante volumetto s'intitola "Immagine e azione nella costruzione della pace" e qui l'autrice muove dalla constatazione che le immagini del futuro "motivano il comportamento nel presente", una teoria "che ha prove storico-sociologiche e psicologiche". 

("Inventare futuri di pace",
Edizioni Gruppo Abele, 
collana Alternative diretta
 da Giuliano Pontara,
pp. 106, lire 10 mila). 

o Presentiamo in breve un interessante volumetto che indica un sentiero possibile per arricchire il cammino verso la soluzione incruenta dei conflitti ma anche verso la realizzazione pratica dell'idea "utopica"
della pace.

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della sezione
Kosovo
24 marzo 2000

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