Attraverso
le esperienze mie e altrui vorrei fare un viaggio nel mondo odierno per
poter rendere visibile di come si arriva alla povertà o al
minimo di sopravvivenza, di come falsi concetti sul benessere siano inculcati
nel nostro profondo ormai, è un pensiero generale ormai: trovare
lavoro è questione di fortuna, oppure questione di grinta e inventiva.
I non situabili in queste
categorie che fine dovranno fare, da tempo mi chiedo e giro ad altri un
interrogativo su chi protegge o cosa protegge i deboli? La risposta che
spesso ne segue si può tranquillamentedefinire un prodotto dei nostri
tempi , quasi tutti sono per il rafforzamento dell'autostima (per la grinta
) per l'inventarsi il lavoro ( infatti te lo puoi immaginare per lungo
tempo ) e cosi via con la fiera del luogo comune sui dati ISTAT che l'occupazione
è aumentata e la professionalità pure, come ultima speranza
il Maurizio Costanzo show che è l'ufficio promozione casi particolari
, di particolare hanno solo il fatto di essere tanti, ma secondo i mass
media non sembra importante la qualità della vita, o perlomeno quella
di tutta la popolazione, da tempo si è adottato il modello "Mulino
Bianco" e il resto non conta non interessa se non fa auditel...
Per osare contro il luogo
comune, provo a spiegare parte dell'iter di un disoccupato .
Il lavoro sicuro
Mi chiedevo se le cose cambiassero,
per noi disoccupati, se smettessero di considerarci statistiche invece
che persone , me lo chiedevo, mentre guardavo alla tv, un dibattito tra
politici , sindacalisti e poche persone comuni, tra cui un occupato a tempo
determinato in una grande azienda che ha raccontato la frustrante esperienza
di lavoro in cui è costretto a tacere qualsiasi sopruso per paura
di perdere il posto, dico la verità ho seguito solo quello di intervento,
come tanti altri sono arcistufa di sentire paroloni tramutati poi in decreti
che la burocrazia renderà inservibili.
Un paio d'anni fa volevo
partecipare ad un concorso presso un ente pubblico , vado all'ufficio di
collocamento per inserirmi nella graduatoria dei partecipanti, faccio notare
che per questo concorso bastava la licenza media, e mi dicono che ci vuole
la qualifica; io chiedo come si fa ad avere la qualifica. Mi rispondono
che dovrei avere già svolto questo lavoro... Quasi mi viene da piangere:
perché mi dico che non andrò mai a lavorare, se da qualche
parte non mi fanno iniziare...
Queste sono le leggi che
dovrebbero proteggere dalle truffe i concorsi per poter dare occasione
ai disoccupati di inserirsi nel mondo del lavoro. Dimenticavo di finire
il racconto, pochi giorni dopo la scadenza del concorso trovo una persona
(quella stessa che mi aveva segnalato il concorso, quasi fosse uno scoop,
infatti erano poche le persone a conoscenza ) che lavora presso questo
ente e
mi dice: "Bastava mi avvisassi
prima e ti procuravo un certificato di servizio...". Alla faccia... non
era che le raccomandazioni non possono esistere più con queste salde
leggi?
Il lavoro interinale
Dopo aver accantonato l'idea
del posto sicuro, affrontato le delusioni delle graduatorie, speso soldi
in raccomandate, speso tempo alla ricerca di informazioni su dove si faranno
questi benedetti esami per concorsi, e doipo essermi accorta che bisogna
avere le tasche gonfie per permettersi i concorsi, decido di optare
per le agenzie di lavoro interinale, nella mia città in pochi anni
sono cresciute come i funghi. Mi presento in quelle "griffate" per prima
cosa e nel colloquio seguente alla compilatura dei moduli informativi,
subisco le prime delusioni, mi sento dire che ho un curriculum pazzesco
per la quantità
di lavori e mansioni svolte
ma purtroppo quando le aziende richiedono personale lo vogliono giovane:
ho 40 anni non 200... In un mondo dove dicono la vita si allunghi di parecchio
e dove si va in pensione a 60 anni... c'è qualcosa che non quadra.
Finalmente trovo una cooperativa
di lavoro interinale, li mi fanno firmare documenti dove praticamente non
ho nessun diritto e lasciare 50.000 lire di iscrizione e parte del mio
futuro stipendio, questo non me lo dicono, lo so io.
Dopo una settimana circa
vengo interpellata da questa cooperativa per un lavoro, molto contenta
mi presento dall'impiegata per ricevere istruzioni, scopro così
che l'azienda richiedente è situata a 30 km di distanza dalla città,
i trasporti pubblici non combaciano e per orario e per fermate, mi dovrò
accollare le spese di viaggio che sono notevoli, comunque la cooperativa
si "preoccupa" di questo e mi procura un altro passeggero per condividere
le spese di viaggio.
Venti giorni dopo tutti
e due ci licenziavamo per il pessimo trattamento subìto nell'azienda;
con uno stipendio magro in tasca e il morale sotto le suole, con il dubbio
atroce interiore di aver sbagliato a ribellarsi...
E' andata a
finire che l'azienda attraverso la cooperativa ha dovuto chiederci scusa,
bel risultato se pensiamo ai tempi che corrono, almeno il dubbio se morire
di fame e mantenere la propria dignità o subire di tutto e
morire di fame lo stesso me lo sono tolto...
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