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LAVORO, LE MORTI SILENZIOSE
Una riflessione con lo sguardo all'orrore terrorista negli Stati Uniti
FreeFind
_____________di Pietro Frigato ____________________________

Ho riflettuto molto sull'opportunità di intervenire nel merito dell'inaudito episodio di violenza terroristica che, mi pare più o meno unanimemente, si dice aver indotto uno sconvolgimento negli assetti sistemici del mondo globalizzato, con delle considerazioni che mi rendo conto essere al limite della forzatura e forse fuori luogo. Tuttavia, sono giunto alla conclusione che valesse in ogni caso la pena di provare a mettere giù qualche riga a margine del coro di legittima condanna e riprovazione che ubiquitariamente passa dai campi di calcio alla “vita in diretta” fino alle massime cariche istituzionali delle sfere politico-economiche di tutti i paesi occidentali e non.  

Per chi, come me, ha rovinato la qualità della propria vita psichica andando ad occuparsi di teorie e tabelle su mortalità e morbilità evitabili, in modo particolare nei paesi economicamente avanzati, è forse possibile collocare l'incredibile attentato dell'11 settembre e la mattanza che ne è seguita in una luce più propriamente razionale di quanto non avvenga, anche per una pluralità di consistenti motivi simbolici e materiali nell'opinione pubblica (geopolitici e in termini di inasprimento della recessione già in atto negli Usa che, in un sistema economico mondiale sempre più interdipendente e con grandi economie come la Germania e il Giappone a propria volta in ristagno, comporta inesorabilmente ripiegamenti sul piano della crescita e dell'occupazione a livello  mondiale). 

Inutilmente la scienza economica ha ospitato al proprio interno tentativi mal congegnati di stabilire criteri monetari obiettivi di valore per la vita umana: di fatto, tuttavia - come risulta peraltro dalla problematica di questi giorni sulla distinzione tra un atto di guerra o un attentato terroristico, decisivamente rilevante al fine di stabilire l'attribuzione alle compagnie assicurative e riassicurative dell'onere della corresponsione delle indennità dovute per molte tra le migliaia di vite umane perdute (quanti avevano stipulato polizze sulla vita o contro gli incendi) ovvero esclusivamente ad interventi di soccorso da parte del settore pubblico dell'economia - viviamo in una cultura in cui la perdita o la riduzione della qualità della vita umana vengono monetizzate. In un senso fondamentale, oltre ogni ipocrisia, è anche un bene: se mi trancio il braccio destro nell'ambiente di lavoro o in un incidente stradale, è bene che esista anche una qualche forma sicura di risarcimento monetario in grado di compensare almeno in parte una menomazione che inibisce la mia capacità di lavorare ed ottenere un reddito che consenta la mia riproduzione materiale (ed eventualmente quella di persone a mio carico che vi fanno affidamento). Il calcolo attuariale, come è noto, permette la 'precisa' determinazione di risarcimenti variabili in funzione della posizione di classe degli individui: date condizioni di età e di nucleo familiare equivalenti, se muore o va incontro ad un infortunio (o una malattia invalidante) un ingegnere negli ambienti di vita o di lavoro, il costo dell'indennità dovuta è nettamente superiore rispetto a quello di un impiegato o di un operaio non qualificato. 

Pur tenendo conto della estrema rilevanza operativa degli aspetti in oggetto, non importa qui chiarire oltre il problema della legittimità teorica e pratica delle metodiche di traduzione monetaria dei danni psicofisici o delle morti premature, che peraltro include quello dell'(in)adeguatezza relativa dei sistemi di assicurazione contro gli infortuni, le malattie professionali o gli incidenti mortali negli ambienti di lavoro (i risarcimenti risultano di regola inferiori e non commisurati alle capacità di guadagno dei soggetti in assenza di danni). Malattia e morte evitabile ci interessano direttamente proprio in quanto il loro significato per i soggetti coinvolti, per i loro famigliari e per la società travalicano ampiamente il problema parziale dei soli sistemi di risarcimento monetario: si tratta di fenomeni irreversibili e rappresentano eventi la cui importanza e la cui drammaticità non può tollerare riduzionismi che hanno molto dell'inumano.

 Rimanendo su di un piano perfettamente, dunque cupamente, interno alla realtà concreta, e volendo fornire un documentato esempio che possa offrire un'immagine diretta dell'entità dei fenomeni di morti e riduzioni di salute indotti sistematicamente nell'ambito del settore economico privato, è opportuno riportare alcuni dati ufficiali riferibili proprio agli Stati Uniti:

Il National Safety Council ha stimato che ogni anno tra il 23 % e il 38 % di tutte le morti di cancro sono dovute all'esposizione negli ambienti di lavoro. Questo si traduce in approssimativamente 151.646 vite annualmente perse, dovute all'esposizione a pericoli come radiazioni e agenti chimici cancerogeni nei luoghi di lavoro, sebbene il numero risulti in crescita di anno in  anno (Statistical Abstract  of the U.S. 1991, Tab. 116). Il totale risulta indubbiamente sottostimato, poiché la diagnosi di cancro spesso avviene a distanza di anni dall'esposizione iniziale. Per esempio, il National Cancer Insititute ha stimato che l'inalazione di fibre di amianto negli ambienti di lavoro, solo una tra le molte sostanze cancerogene negli ambienti di lavoro, risulterebbe responsabile di 67.000 morti premature per tumore all'anno per i prossimi 30, 35 anni (Estes 1996, 180-181).

Ora: all'ingegneristica follia dell'azione kamikaze alle Twin Towers, che, attraverso il mezzo televisivo, ha fatto irruzione nelle nostre case, sono prontamente seguite la giustificata condanna e la sincera commozione di molte personalità del mondo del giornalismo, dello spettacolo, della scienza, dell'arte, dello sport, della religione, della politica e dell'economia. Sappiamo già che saremo costretti ad allocare diversamente la spesa pubblica (con probabili pesanti effetti di sperequazione ulteriore a carico delle classi sociali più deboli) ed entreremo giocoforza in una società più liberticida ed insicura di prima, parteciperemo all'iniziativa bellica “giustizia (o operazione) infinita” (che sta già inducendo sofferenze immani, come testimonia il fiume di profughi afgani), in un quadro macroeconomico che rischia di precipitare nella depressione (qui conterà in modo decisivo, tra le altre cose, la sinistra eventualità del ripetersi di nuovi attentati terroristici di entità pari o superiore a alla strage di New York). 

Tuttavia continueremo ad avere il paraocchi di fronte al fiume di sangue versato che, a partire dai differenti rami dell'industria, scorre lento, inesorabile, senza farsi vedere o sentire ogni giorno di ogni mese di ogni anno. Differenti tipi di attenzioni per differenti tipi di morti da mancanza di senso minimo di rispetto della vita umana (da parte del terrorismo di matrice integralista – figlio della povertà e dell'ignoranza prima ancora che di bin Laden o chi altri – da un lato, dall'altro da parte del modo di funzionamento fattuale e normale del sistema di iniziativa economica privata): nessuno vuole o può in alcun modo minimizzare la tragedia delle morti di cui tutti parlano e parleranno, più di qualcuno invece vuole o deve (lavoratori sotto ricatto inclusi ovvero resi capitalisti-lavoratori e paralizzati dalla popolarizzazione dell'investimento azionario e dalla diffusione delle stock-options a integrazione degli stipendi) coprire la vergogna istituzionalizzata delle morti invisibili del “fattore lavoro” e del macabro silenzio che le avvolge. D'altro canto,  non bastano le pubblicazioni e i siti specialistici o qualche rara trasmissione televisiva, magari a ore impossibili. Occorrerebbe un'attenzione costante e diffusa di cui non si vede traccia (e, purtroppo, non solo a causa delle pratiche di sabotaggio promosse dalle organizzazioni datoriali). 

P.S.: Livelli pericolosi di amianto sono stati rilevati nelle polveri nei pressi dell'epicentro.           
 

Estes R. (1996), The Tyranny of the Bottom Line, Berrett-Koehler, San Francisco.
 


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Pietro Frigato, bolzanino,
ha svolto attività di ricerca presso l'IUED di Ginevra, seguito dal Prof. R. Steppacher (assistente di K. William Kapp dal 1972 al 1976 - anno della morte di Kapp), attualmente svolge un dottorato di ricerca in "Storia e sociologia della modernità" presso l'Università degli studi di Pisa e lavora ad una integrazione della teoria dei costi sociali dell'iniziativa privata nella versione fornita da Kapp con i risultati conseguiti 
dalla corrente materialistico-
strutturale nell'ambito dell'epidemiologia sociale

 

26-9-2001
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