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Mass media : Intercettazioni, chi tace e chi no...
13/06/07/ (900 letture)

di Lorenzo Guadagnucci

Oggi, per ragioni mie, ho letto in fretta i giornali, ma stasera, di rientro a casa, mi e' tornato in mente un trafiletto, letto mi pare sulla Stampa. Diceva che il tg di Emilio Fede ha trattato i materiali apparentemente ghiotti per la destra delle intercettazioni telefoniche (D'Alema, Consorte, Ricucci e compagnia) con sorprendente sobrieta'. In sostanza ne ha riferito, diceva l'articoletto, con poca enfasi e soprattutto senza fare nomi. Lo stesso avrebbero fatto i tg delle reti pubbliche. Su tutti i quotidiani si leggono invece le sintesi delle intercettazioni, piu' o meno succulente a seconda dei punti di vista.

La lampadina che mi si e' accesa stasera e' questa: perche' mai Fede e i tg Rai si comportano cosi'? Forse ritengono che i testi delle telefonate siano poco interessanti per il loro pubblico? Che non facciano notizia? Ma come si spiega allora che le intercettazioni siano sulle prime pagine di tutti i giornali o quasi?
Non sara' per caso che Fede e i tg Rai hanno applicato la regola del cane che non morde cane? Non sara' che Fede, interpretando il pensiero del suo datore di lavoro, ha ritenuto di non calcare la mano su una materia - le intercettazioni, ossia le inchieste della magistratura - che potrebbe riservare sorprese per il suo capo? E se e cosi', non sara' che alla Rai hanno pensato bene di seguirne l'esempio? Ma allora la Rai ragiona come un privato? E questo vuole forse dire che vede in D'Alema e Fassino quel che Fede vede in Berlusconi? E a che titolo? Alla Rai sono forse tutti diessini osservanti e praticanti? O magari ritengono di dover difendere la classe politica in quanto tale, oggi tocca a D'Alema e Fassino domani a un altro? Ma non e' servizio pubblico?

E poi c'e' un altro ordine di problemi. Come si spiega la differenza di comportamento fra giornalisti e direttori di tg e giornalisti e direttori di carta stampata? Forse Fede e i suoi colleghi televisivi delle reti pubbliche intendono far sapere, con la loro condotta, che l'etica del giornalismo impone riservatezza, cautela e alla fine silenzio? Vogliono forse far intendere che sulla carta stampata si fa teppismo mediatico, in spregio alla deontologia professionale? Si ritiene che ci sia un questione di privacy violata?

Sento puzza di bruciato. Faccio una previsione: nei prossimi giorni i politici invocheranno regole e rispetto (Amato ha gia' cominciato oggi). Diranno che cosi' non si puo' andare avanti. Dai pulpiti televisivi i tg sosterranno queste posizioni, avendo le carte in regola con il silenzio osservato ieri e suppongo anche oggi (ma non posso esserne certo perche' non ho visto i tg). La legge Mastella sulle intercettazioni trovera' dunque rinnovato e largo consenso. Si trovera' anche qualche 'intellettuale' che lodera' la prudenza e la riservatezza dei tg.
In definitiva mi domando una cosa: non sara' il caso di affrontare subito e di petto, prima che il 'dibattito' prenda una brutta piega, la questione deontologica e domandare subito, in pubblico, perche' in tv hanno fatto scelte giornalistiche cosi' strane? Ha ragione chi pubblica o chi tace? Ho paura che ci stiano schiacciando, che la presunta questione etica sara' brandita come un randello e che finira' sotto i colpi quel che resta della liberta' di stampa: la legge Mastella a quel punto sara' solo il colpo di grazia.

Per finire un'amara considerazione: se avessimo gia' un 'giuri'' per la deontologia composto non solo da giornalisti ma aperto a esponenti della parte piu' combattiva dell'associazionismo - come previsto dalla proposta di Senza Bavaglio ( www.senzabavaglio.info ) sull'abolizione e il superamento dell'ordine - forse avremmo tempi e modi di reazioni piu' pronti da un lato, piu' efficaci dall'altro.

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