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Delitto&castigo : La lezione dei cancellati
05/07/05/ (643 letture)

di Andrea Licata *



Il dramma dei cosiddetti cancellati ebbe inizio il 26 febbraio 1992 con un atto, oggi considerato illegale, del ministero degli Interni della Repubblica di Slovenia: trascorsero circa dieci da anni da quella data, prima che alcune fra le vittime della cancellazione avessero la forza di parlare in pubblico e di organizzarsi, uscendo dall’isolamento politico e sociale in cui si trovavano per difendersi insieme.

In tutti questi anni i cancellati hanno subito purtroppo, spesso in silenzio, pesanti discriminazioni ed umiliazioni, traendo un’amara lezione sulla propria pelle. Questa tragedia collettiva non è, però, ancora finita, anzi: siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento della politica, che ha persino indetto sulla loro sorte un referendum nell’aprile 2004. Questa discriminazione di massa, su base etnica, fu favorita da un sorprendente generale silenzio e dalla disinformazione di Stato, i migliori alleati della cancellazione, come d’altre ingiustizie sociali, lì o altrove.
Quanti politici, in Europa, si sono adeguatamente interessati a questa grave vicenda? Quanti parlamentari italiani e non, magari quelli molto ben stipendiati al Parlamento Europeo, se ne sono prontamente occupati o hanno speso pubblicamente parole forti di solidarietà e sostegno, ad esempio in occasione delle recenti manifestazioni dai richiami europei svoltesi negli ultimi anni sul confine italo sloveno? Vorrei poter scrivere, almeno, pochissimi … ma i cancellati, da anni, sono incredibilmente ancora più soli. *
Per spiegare questa storia brevemente, possiamo affermare che diverse migliaia di persone residenti in Slovenia, ma provenienti da altre repubbliche dell’ex Jugoslavia (un tempo unita), furono discriminate pesantemente dopo l’indipendenza ottenuta nel 1991, a causa delle loro origini non slovene. Malgrado vivessero in Slovenia, persero i documenti d’identità ed i diritti sociali (come la pensione in alcuni casi o l’assistenza sanitaria in altri), in seguito ad una raffinata operazione nazionalista, che é consistita nella cancellazione informatica dai registri di Stato di coloro che per varie ragioni non richiesero o non ottennero la cittadinanza. Senza documenti hanno vissuto per anni in semiclandestinità e nella paura di essere espulsi dalla polizia, che agiva anche con metodi brutali e sbrigativi.
Franco Juri, giornalista di Koper/Capodistria, già sottosegretario agli Esteri in Slovenia, non ha esitato a parlare di “Vergognoso silenzio della Commissione Europea”. A capo della Commissione Europea c’era l’attuale candidato del Centro Sinistra in Italia, che dovrà, prima o poi, rispondere su questa vicenda alle vittime che ha finora ignorato.
In questa torbida storia il ruolo della Sinistra, o presunta tale, fu molto rilevante in Slovenia: complicità ed omertà politiche furono garantite dalla politica in maniera trasversale. Basti pensare che i fatti risalgono all’inizio degli anni Novanta e che per circa dieci anni molti “democratici” hanno fatto finta di non vedere, malgrado le dimensioni di massa della violazione di diritti umani in corso.
Tutti i responsabili politici di questa situazione in Slovenia, di Destra e di Sinistra, hanno abilmente mantenuto nel tempo le posizioni di potere ai massimi livelli (presidenti, ministri, parlamentari, dirigenti d’aziende) senza pagare mai per quello che non fu un errore burocratico, come alcuni dissero inizialmente, ma un punto forte del programma politico dettato dalle pretese nazionaliste.
In seguito alla breve guerra (Slovenia, 1991), che, come tutte le guerre si sarebbe potuta evitare, i nazionalisti ebbero modo di imporre in maniera trasversale la propria politica xenofoba.
Quanti furono “cancellati” nel 1992? E’ ancora molto difficile rispondere oggi a questa domanda, in quanto è lecito dubitare della versione delle autorità di Stato, che sono responsabili della tragedia.
Sarebbero, secondo le stime ufficiali, circa 18.000; sono 18.305 più le loro famiglie si legge sull’ unica pubblicazione esistente ad oggi sul tema, ma le discriminazioni riguardarono certamente un numero ben più elevato della popolazione non slovena che, con grandi difficoltà e disinformazione dovette regolarizzarsi per non essere espulsa. Nel 1992 i cancellati potrebbero essere stati anche di più. Quante migliaia di persone, di fatto costrette, accettarono il ricatto xenofobo e se ne andarono dopo il 1992?
Non dobbiamo dimenticare che gli anni Novanta furono segnati dall’esplosione delle guerre nell’ex Jugoslavia e dal dramma dei profughi, cui lo Stato sloveno chiuse le porte nell’agosto del 1992.
Quanti, espulsi forzatamente, persero tutto (casa, lavoro, amici…) e furono costretti, deportati al confine con la Croazia, ad arruolarsi in uno degli eserciti in lotta nelle guerre dell’ex Jugoslavia?
Difficile quantificare quante furono le espulsioni, gli “accompagnamenti” al confine, il numero di persone rinchiuse nei Centri di detenzione per stranieri (i “nostri” CPT; pare sia avvenuto fino al 2002 !) o, ad esempio, quelle che morirono in quanto furono loro rifiutate le cure mediche.
Difficile poi non dubitare della versione ufficiale del governo, che avrebbe dato con chiarezza sei mesi di tempo ai “non sloveni” per “regolarizzarsi”, facendo richiesta della nuova cittadinanza; è una versione negata dalle storie raccontate da alcune delle vittime della tragedia, che affermano come, in diversi casi, non sapessero cosa dovessero fare e, successivamente, ossia al momento della cancellazione cosa stesse loro succedendo.
La disinformazione fu il preambolo della cancellazione attuata attraverso la burocrazia di Stato.
I cancellati fanno parte di un gruppo diverse decine di migliaia di persone considerate straniere che negli anni Novanta si ritrovarono in Slovenia senza documenti. Possiamo ipotizzare che la maggior parte abbia scelto per varie ragioni di lasciare la Slovenia in quel contesto politico sfavorevole.

Stanno poi emergendo responsabilità ai massimi livelli: Romano Prodi, a Gorizia nel 2004 per celebrare l’allargamento dell’Unione Europea il 1 maggio, non ritenne opportuno di dover incontrare il portavoce dei cancellati, Alexander Todorovic, giunto per far sentire la voce di molti disperati.
Si tratta, insomma, una vicenda enorme, nel cuore della UE, per molti politici a dir poco scomoda ed imbarazzante: per quelli che non vollero vedere e capire gli eventi per interesse, incapacità, superficialità, malafede. Non va dimenticata, a proposito di poteri forti, l’ambiguità della Chiesa cattolica.
I nazionalisti festeggiano per aver attuato gradualmente quella che alcuni attivisti in Slovenia non hanno esitato a definire una forma moderna di “pulizia etnica”.
E’ una storia che continua e che fa paura: ciò che impressiona è il silenzio che storicamente l’ha riguardata, un silenzio durato anni ed interrotto da un’opposizione minima, anche della stampa e degli intellettuali fino al 2002. Ancora oggi molti fatti sono da approfondire e ricostruire, per capire, ad esempio, quando e da chi tutto ciò fu pianificato e da quali ambienti politici esattamente, per verificare quali sino stati i vari passaggi istituzionali negli anni Novanta.
In pochi lo sanno, ma pare che la vicenda d’alcuni cancellati rinchiusi nei Centri di detenzione per stranieri sia stata scoperta per caso e giunta ufficialmente al “grande pubblico” grazie ad alcuni giovani ricercatori nel 2002, durante delle interviste nei Centri, dove alcuni furono imprigionati.
Soli, ancora molto soli, i cancellati portano avanti la loro causa: punire i politici colpevoli e ricevere degli equi indennizzi, che, comunque, non ripagheranno mai i soprusi, le violenze e le ingiustizie e subite.
Anche questa volta non sarà facile. La Destra, giunta al potere fomentando paura e rancore verso gli stranieri ed accanendosi nei confronti dei cancellati, pare stia oggi utilizzando una tecnica ben collaudata: dei cancellati non si parla.




*Il presente articolo è apparso il 3-6-2005 sul settimanale Il Nuovo Friuli; viene qui ripresentato in una versione aggiornata e rivista in base alle nuove informazioni acquisite ed alle osservazioni critiche mosse all’autore, che, tra l’altro, sta per pubblicare un libro sul movimento pacifista ed antimilitarista in Slovenia per le edizioni KappaVu.

* Va anche ricordato che alcuni parlamentari italiani, in vista delle celebrazioni del primo maggio 2004 a Gorizia, sottoscrissero nei giorni precedenti un appello dei Verdi del Friuli Venezia Giulia in favore dei cancellati, per tentare di sensibilizzare Romano Prodi e la Commissione Europea sulla vicenda. Il tentativo si rivelò vano.

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