Forse si potrebbe aprire un confronto semantico sulla parola legalità. Ma restiamo ai fatti.

Il governo italiano, con la connivenza europea, sta sabotando deliberatamente il dispositivo di ricerca e salvataggio dei naufraghi (qualunque naufrago) nel Mediterraneo.
Ciò, spiegano numerosi giuristi, contravvenendo a una serie di norme, dalla Costituzione italiana, al Codice della navigazione, al diritto internazionale.

Nell’arco di tre cambi di governo abbiamo assistito a una involuzione.

La meritoria operazione di salvataggio Mare Nostrum (premier Letta, dopo la strage di Lampedusa dell’ottobre 2013). Il suo smantellamento con il passaggio alla misera missione europea Triton (esecutivo Renzi). Il pugno duro con accordo libico e minacce alle Ong che cercavano di sostituirsi al dispositivo di salvataggio ora largamente indebolito (governo Gentiloni, ministro Minniti).

Infine i respingimenti messi in atto dall’attuale governo Lega-M5S.

Navi rifiutate su disposizione del capo del Viminale, Matteo Salvini, che non perde occasione per vantarsi del disastro che sta provoncando, sia in termini di sicurezza in mare sia di relazioni in Europa. L’Europa “vigliacca” come la definisce lui con tono da sceriffo per estendere la platea dei “nemici”, utili a costruire consenso interno.

Ma l’Italia non è un remoto villaggio del vecchio West e Salvini non ne è lo sceriffo.
Ecco, dunque, che qualcosa si muove, in uno stato di diritto, quando il ministro dell’interno invia la polizia per impedire che 178 naufraghi sbarchino da una nave della guardia costiera fatta attraccare a Catania per gentile concessione dell’eroico ministro Danilo Toninelli (M5S). Il quale poi se n’è lavato le mani.

Da due giorni la nave con i migranti ostaggio (molti malati e debilitati) resta nel porto, la Procura della Repubblica di Agrigento apre un’indagine ipotizzando i reati di sequestro di persona e arresto illegale

La replica del ministro Salvini è una dimostrazione da manuale di retorica e propaganda populista: “Indaghino pure, ho le spalle larghe e ho il sostegno della stragrande maggioranza degli italiani”, afferma in un video su Fb con il consueto tono paternalista che veicola politiche di estrema destra.

Insomma, basta avere il (presunto) sostegno di una maggioranza di cittadini (naturalmente bene informati) o della fantomatica opinione pubblica (“il popolo”) per fare un po’ come ci pare.

“Se bloccare una, due, tre, quattro o cinque navi mi comporta accuse e processi, ci sono”, afferma il ministro della Repubblica, con tono di sfida alla magistratura. E rivolgendosi alla figlioletta che spunta nel video, spiega: “Papà si è rotto le palle di essere accusato di essere un delinquente, un assassino, un malavitoso, addirittura un sequestratore”.

Purtroppo non siamo al bar Sport ma al Viminale.

Ministro, i minori non accompagnati vanno sempre accolti

Dopo l’apertura dell’indagine, tuttavia, Salvini ha dato il via libera all’accoglienza a terra almeno dei 27 minori non accompagnati (degli adulti neanche a parlarne).

Bontà sua? In realtà, lo dispone la legge. Infatti, il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha visitato la nave, ha spiegato che in base alle convenzioni internazionali e alla legge italiana, i minori non accompagnati hanno il diritto di sbarcare. Quindi trattenerli a bordo quale legalità rispettava?

Nel giustificare il blocco delle navi e delle persone a bordo, malgrado la questione di legalità, Salvini afferma che i naufraghi sono solo dei “palestrati” e dice che il suo “obiettivo è il No way australiano. Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia”. Il suo obiettivo, dunque, è l’ltalia come l’Australia (noto Paese mediterraneo e membro dell’Unione europea…).

Viene da chiedersi se l’obiettivo leghista sia stato inserito in una versione aggiornata del contratto di governo o se sia supportato da una nuova normativa che ci è sfuggita.

In un crescendo di arroganza politica, il ministro Salvini se la prende poi con una rara ma autorevole voce critica che si leva (flebile in verità) nel movimento Cinque stelle: il presidente della Camera, Roberto Fico, che ribadisce la necessità di rispettare le norme e far sbarcare i naufraghi, viene zittito e il suo dissenso è definito “un problema che si risolveranno loro”.

“Loro”, i cinquestelle per l’appunto, quelli che avevano nella legalità una parola d’ordine in campagna elettorale ma che ora assistono silenti e complici gaudenti di chi utilizza a fini di propaganda politica e di distrazione sociale il destino di migliaia di vite umane disperate.

Per affrontare seriamente il fenomeno epocale delle fughe dalle aree di conflitto e di povertà servirebbero politici di ben altra statura e linee di pensiero e di azione di governo di ben altra profondità.

Una parentesi dolorosa, non una soluzione

Quella che stiamo vivendo si rivelerà, probabilmente, una parentesi dolorosa e distruttiva nel tentativo storico di dare risposte razionali e complesse ai fenomeni migratori.

Avremo perso altro tempo; Salvini avrà guadagnato altri voti; avremo visto peggiorare la contabilità dei naufragi e delle vittime del mare.

Si tratta di uno scenario allarmante e ben prevedibile: tutti conoscevano la Lega salviniana e la sua demagogia sempre più ammiccante alle pulsioni da estrema destra forcaiola e nazionalista.

Eppure il movimento Cinque stelle ha messo in  mano a Matteo Salvini la regia delle (non) politiche migratorie. Con la complicità del Pd, che malgrado questo pericolo gravissimo ha preferito – per calcoli di bottega e prosopopea renziana – evitare un confronto di governo con i grillini.

Ora conosciamo un po’ meglio entrambi ed è abbastanza per evitarli.

Si è trattato in entrambi i casi di scelte imperdonabili, di errori storici che hanno pesanti conseguenze negative non solo sul fronte umanitario: sono devastanti in Europa, quell’unione che dovremmo ricostruire rinnovata (e sperabilmente federalista) ma che così si continua invece a martellare per distogliere l’attenzione dalla propria inadeguatezza.

In questa prospettiva lasciare sola una voce coraggiosa come Emma Bonino, con la sua forza di verità sulla questione migranti, è stato solo l’ultimo errore di un centrosinistra tragicamente sempre più destra.

P. S. (1): il vicepremier Di Maio mostra a sua volta la mascella volitiva e, a proposito di legalità, afferma che l’Italia potrà smetterla di versare “i 20 miliardi” di euro annui dovuti all’Ue (in realtà sono 13-14 dei quali quasi una dozzina ci torna indietro sotto varie forme). In altre parole, il capo M5S intende violare le leggi che l’Italia ha sottoscritto. E il suo non è un caso di disobbedienza civile: le conseguenze di tale atto sarebbero pagate pesantemente dalla collettività nazionale, non personalmente da questo o quel demagogo di governo.

P. S. (2) Salvini, che naturalmente da demagogo sovrano si affretta a sostenere questa trovata senza capo né coda del suo amico vicepremier, sembra nutrire una particolare antipatia per i giovani tenuti prigionieri nella nave Diciotti. Nelle sue esternazioni da osteria li definisce “palestrati” mentre in video indossa una maglietta degli alpini. Lui, il ministro che vuole reintrodurre la naja. E poi si scopre che i naufraghi in ostaggio sono in gran parte obiettori di coscienza eritrei. Toh, che coincidenza.

Zenone Sovilla

Zenone Sovilla

Giornalista e videomaker, creatore di Nonluoghi nel 1999, ha lavorato in Italia e all'estero per giornali e stazioni radiofoniche. È redattore Web del quotidiano l'Adige.

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Giornalista e videomaker, creatore di Nonluoghi nel 1999, ha lavorato in Italia e all'estero per giornali e stazioni radiofoniche. È redattore Web del quotidiano l'Adige.