Chiudere i porti italiani alle navi cariche di naufraghi è vergognoso.
Strumentalizzare queste vite umane per polemizzare con gli altri Paesi europei su chi è il più cattivo è tragicamente puerile e ingannevole.
Attaccare le organizzazioni umanitarie che si sostituiscono alle inadempienze degli Stati europei è indegno.
Trasformare le problematiche delle migrazioni nell’unica vera emergenza nazionale e europea è fuorviante, comodo per una politica da mercato rionale, utile a chi prospera nella sottovalutazione di altre e più gravi questioni nazionali.

Era noto, peraltro, che il movimento cinque stelle è pressoché appiattito sulle posizioni e sul bullismo politico leghista  (che oltretutto isola drammaticamente l’Italia). Già un anno fa fu il vicepremier Luigi Di Maio ad attaccare pesantemente le Ong operanti nel Mediterraneo in azioni di salvataggio (definite taxi del del mare, oggi Salvini le chiama crociere o pacchia per i naufraghi che non annegano).
Un cinismo inaccettabile, buono però a mietere facili consensi elettorali (magari alla vigilia dei ballottaggi comunali) offrendo risposte facili e fallimentari a questioni complesse che richiedono pensieri e interventi di ben altro livello e articolazione.
E questo lo sanno tutti, a Roma come a Parigi, Berlino e Bruxelles. Il rimpallo sull’immigrazione va avanti da trent’anni, alimentato inanzitutto dal morbo nazionalista che impedisce la necessaria condivisione e coralità europea da codificare nelle norme Ue.
Affermare che prima di tutto viene la tutela della vita umana e poi abbandonare centinaia di disperati dentro navi inadeguate, invitandole a far rotta altrove, è ipocrita oltre che crudele.
In quattro anni siamo passati dalla meritoria e coraggiosa operazione di salvataggio Mare Nostrum (avviata dal premier Letta e chiusa un anno dopo dal governo Renzi) all’attuale desertificazione strategica e umanitaria.
Abbiamo al governo dei signori che ogni giorno alimentano i pregiudizi peggiori e l’allarmismo sociale anziché fornire risposte intelligenti e concrete.
Se esiste ancora uno Stato di diritto, dalla Costituzione repubblicana alle convenzioni internazionali, tutto questo dovrà finire al più presto.
Se esiste ancora un diritto alla completezza dell’informazione, i cittadini conosceranno e capiranno l’inganno di cui sono vittime, sulla pelle di altra povera gente.
E i ministri totalmente inadeguati, gente in campagna elettorale permanente, potrebbero finire presto vittime della loro stessa prepotenza politica, della loro attitudine alle promesse roboanti, della loro violenza verbale e istituzionale, della loro pochezza intellettuale e civile.
Sono particolarmente scarsi e dunque probabilmente finiranno per perdere.
Zenone Sovilla

Zenone Sovilla

Giornalista e videomaker, creatore di Nonluoghi nel 1999, ha lavorato in Italia e all'estero per giornali e stazioni radiofoniche. È redattore Web del quotidiano l'Adige.

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