Almeno 330 migranti morti  di freddo al largo fra le coste libiche e Lampedusa . Una nuova tragedia che nel febbraio 2015 ci riporta indietro al 3 ottobre 2013 e ad altre trecento vittime che indussero il governo guidato da Enrico Letta a mettere in atto un’iniziativa unilaterale, la missione Mare Nostrum, grazie alla quale la Marina italiana ha salvato migliaia di persone, andando a soccorrerle in alto mare, dove rischiavano di morirre dal freddo a annegate. Fin dall’inizio della missione umanitaria alcune forze politiche di destra, in primis la Lega Nord, hanno avviato una propaganda martellante chiedendo la chiusura di Mare Nostrum. Nell’autunno scorso il governo Renzi ha smantellato questa ammirevole missione umanitaria, per riaffidare l’intervento in mare all’agenzia europea Frontex con il dispositivo  Triton che non è pensato né attrezzato per azioni di soccorso in alto mare come quelle messe in atto nei dodici mesi precedenti da Mare Nostrum.

Sulla tragica involuzione, che cancella l’unico vero salto di qualità registrato in questi decenni nell’approccio al fenomeno migratorio nel Mediterraneo, ospitiamo le reazioni di alcune organizzazioni.

«L’ennesima tragedia del mare avvenuta al largo di Lampedusa ha nuovamente confermato l’inadeguatezza dell’operazione Triton nella gestione dei flussi migratori e della sua efficacia nel portare soccorso ai migranti in mare.

Le Ong Aibi, Amnesty International Italia, Caritas Italiana, Centro Astalli, Emergency, Fondazione Migrantes, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes chiedono al Governo italiano e all’Unione europea un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione. Occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d’accesso in Europa, unica soluzione coerente per evitare ulteriori perdite di vite in mare, che consentirebbe di gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento. Contemporaneamente, le organizzazioni chiedono all’Italia e all’Unione Europea di rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso in mare e di avviare politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo, che attraversano il Mediterraneo.

 Non è più tempo di affrontare il fenomeno dei flussi migratori di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà con modalità così poco responsabili e strutturate. L’Operazione Mare Nostrum ha ampiamente dimostrato che l’Europa può affrontare meglio questo problema, non con politiche di chiusura delle frontiere, ma dando priorità alla ricerca e al salvataggio in mare, aumentando i canali legali e sicuri di accesso, nonché adottando una politica e prassi comuni in materia di immigrazione e asilo. Ciò richiede un impegno condiviso a livello europeo che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse, utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste.
 Anche la tutela della sicurezza del nostro continente passa ormai prima di tutto dalla salvaguardia dei diritti umani di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, tanto più quando le persone in movimento provengono da Paesi in cui avvengono violazioni massicce dei diritti umani e che sono, quindi, automaticamente riconosciuti come aventi diritto alla protezione internazionale».

Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, commenta: «Di fronte alle dimensioni della tragedia che ha coinvolto secondo le prime testimonianze raccolte dai sopravvissuti al Cpsa di Lampedusa quattro diverse imbarcazioni con un totale di circa 450 migranti, tra cui almeno tre bambini, l’inerzia del governo italiano e dei membri dell’Unione europea è inaccettabile. Chiediamo che Roma si attivi immediatamente esigendo un incontro urgente e straordinario del consiglio dei ministri dell’interno dell’Unione europea per ripristinare l’operazione Mare Nostrum o un sistema di soccorso simile che abbia il mandato, la capacità e i mezzi necessari per evitare che altre tragedie si ripetano. Nel solo mese di gennaio 2015, nonostante le condizioni climatiche avverse dell’inverno, sono giunti in Italia 3.528 migranti, di cui 195 donne e 374 minori (374 non accompagnati), circa il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2014 quando erano arrivati 2.171 migranti, di cui 91 donne e 342 minori (262 non accompagnati)».

E Laurens Jolles, delegato dell’agenzia Onu Unhcr per il Sud Europa, aggiunge: «Da un anno e mezzo chiediamo con forza di potenziare le capacità di salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. Siamo sconvolti dalla notizia della morte di altri 203 fra migranti e rifugiati, numero che potrebbe salire ulteriormente se venisse confermata la notizia di un quarto gommone disperso. Il governo italiano con Mare Nostrum ha dimostrato l’impegno a voler trovare una soluzione, e l’Unhcr ha più volte fatto appello affinché l’operazione diventasse di gestione europea. Sorprende che non ci sia ancora la capacità di farsi carico di questo impegno data l’entità della crisi umanitaria in corso. L’operazione Triton non ha come suo mandato principale il salvataggio di vite umane e quindi non può essere la risposta di cui c’è urgente bisogno».

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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