goodmanIl giornalista Vittorio Giacopini nel volumetto “La comunità che non c’è. Paul Goodman, idee per i movimenti” – edito da Nonluoghi nel 2003 nella collana I libertari e che qui rendiamo disponibile in versione digitale – presenta il pensiero di una delle più significative figure intellettuali americane del secondo dopoguerra, un riferimento per i movimenti giovanili di protesta degli anni Sessanta in America.

Goodman, romanziere, psicologo, sociologo e filosofo, ebbe come tema chiave la “comunità che non abbiamo”, la “frigidità” che pervade “istituzioni anonime” e l’obbligo del coraggio sociale e del rischio personale per chi vuole agire, dissentire e testimoniare una alternativa.

Goodman si definiva un conservatore neolitico, un patriota anarchico e un free-lance rinascimentale: un umanista libertario. Il libretto è una lettura utile a chiunque si interroghi sui contenuti teorici e sulla prassi dei movimenti che oggi tentano di contrastare la deriva autoritaria del sistema neoliberista. 

La comunità che non c'è. Paul Goodman, idee per i movimentiScrive Giacopini: “In una delle sue assillanti ma puntuali lettere sulle istituzioni e la società, Paul Goodman cita la definizione di Kierkegaard che paragona la fede a un “salto” e l’uomo di fede “a un acrobata” o a un equilibrista senza rete . È un autoritratto indiretto e una confessione. Il tema chiave di tutti gli scritti di Paul Goodman è la “comunità che non abbiamo”, la “frigidità” che pervade “istituzioni anonime”, “le inibizioni, i pregiudizi, le repressioni” di un modo di vita inevitabile e l’obbligo per chi vuole agire, dissentire o testimoniare di lanciarsi nel vuoto e di rischiare tutto proprio come “un acrobata” o un cascatore.

In Five Years, questo straordinario, impudico, personalissimo quaderno di appunti e di “pensieri per un tempo inutile”, Goodman osserva che il fine autentico degli humane studies “non è pensare o conoscere” ma costruire un tipo di “presenza” e tutti i suoi lavori politici e letterari, i suoi testi anarchici, le sue analisi di sociologia, pedagogia, urbanistica o psicologia esprimono davvero un’etica della presenza inesorabile e rappresentano un elogio incessante della virtù capitale dell’attenzione, un invito indiscreto ma convinto a una “gentler curiosity” e alla necessità sociale del coraggio, dell’impazienza e della fantasia.

“Per natura – scriverà in New Reformation – io non sarei fatto per la politica. In linea di principio sono d’accordo con gli hippy. Fanno politica quando c’è qualcosa che li indigna… Ma io faccio politica per una concezione idiota che ho di me stesso come uomo di lettere: sono quel tipo di scrittore che deve aver prima fatto il suo dovere di cittadino, di padre e via dicendo…” .

L’indignazione – quindi – la rabbia, una vigilanza continua, questa voglia continua di provocare, scoprirsi, imbarazzare.

Paul Goodman [Wikipedia]

Paul Goodman [Wikipedia]

Di qualsiasi cosa scegliesse di parlare Goodman era sempre (troppo) personale e la sfacciataggine, l’impudicizia e la sincerità resteranno uno dei suoi marchi di fabbrica più caratteristici.

Anche La gioventù assurda (Growing up in Absurd), il saggio che gli avrebbe dato qualche quattrino e la celebrità, è scritto nella stessa maniera. Col tono di “un arrabbiato di mezza età, deluso ma non rassegnato”, la spericolata incoscienza di un “acrobata” che ha scelto di combattere a ogni costo qualsiasi forma di establishment o di potere e il curioso patriottismo di un militante anarchico che lotta per il suo paese “contro il Sistema che lo sta distruggendo”.

Le parole magiche, le coppie mentali cruciali dell’intera riflessione di Paul Goodman sono autonomia e Sistema, grazia e avvilimento; potere, anarchia. Scegli il tuo nemico: su questo non aveva dubbi: lo spettro del “Sistema Organizzato”, l’ombra lunga di un paesaggio sterile e svuotato, reso uniforme, privato di stimoli, esperienze più intense, vitalità e immaginazione.

Come Bettelheim, ma con un linguaggio molto diverso e più aggressivo, Goodman è un fanatico dell’autonomia ossessionato dal Sistema e dalle trappole della Big Society. Per tutta la vita, avrebbe continuato a scrivere da provocatore e da libertario invischiato nel presente, che non fissa lo “sguardo… verso un futuro stato di cose” ma si ostina ad “aggiungere valore”, lavora sui margini incerti delle cose e rivendica, contro tutto e tutti, una possibilità di indipendenza mentale e “azione autonoma” intesa come grottesca, paradossale capacità di “vivere nella società attuale come se fosse una società naturale” .

Ma anche se non rinuncerà mai a questo puntiglio della volontà e a un’ostinata e latente forma di speranza, Goodman era estremamente consapevole di attraversare una paurosa stagione di stasi democratica e una fase di stallo impressionante”.

Il riccio di Nonluoghi libere edizioni fu creato dalle sorelle tedesche Petra e Claudia Dorkenwald, quest'ultima viva da tempo sulle Dolomiti bellunesi

 

 

 

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l’obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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