Personalmente considero la caccia nella nostra epoca un’attività anacronistica e crudele che vorrei vedere sottratta all’esercizio di privati cittadini, affidata all’ente pubblico e limitata ai soli fini di selezione esclusivamente a fronte di eventuali emergenze scientificamente comprovate. Ben vengano, dunque, legislazioni come quella da poco in vigore in Costa Rica (una legge d’iniziativa popolare poi approvata dal Congresso) e quelle precedentemente varate in Botswana, Tanzania e Kenya per bandire la caccia come attività ricreativa (prevedendo per i trasgressori sanzioni pecunarie e pene detentive piuttosto pesanti).

Ma qui non apro questo capitolo, mi limito a chiedermi, sulla scorta delle risultanze di una ricerca svolta in Canada, quali siano gli effetti dell’attività venatoria (o caccia sportiva) sul complessivo stato di salute della fauna selvatica. 

Il riferimento è a una ricerca effettuata sui lupi presenti nella enorme regione canadese del Nunavut: l’indagine mette a nudo le criticità legate allo stress che gli animali devono sopportare per tentare di sfuggire ai cacciatori.

I lupi esaminati presentano un elevato livello di stress, come dimostrano le analisi ormonali, il che viene considerato un grave fattore di rischio evolutivo, con possibili effetti negativi sulla vita sociale nel branco, sulle capacità riproduttive, sul patrimonio genetico.

La ricerca, pubblicata da Functional Ecology, è stata curata da Heather Bryan (facoltà di veterinaria della Università di Calgary) che ha comparato, fra l’altro, i livelli di progesterone dei lupi braccati dall’uomo con quelli rilevati nei lupi in aree non sottoposte alla medesima pressione venatoria: «I campioni di pelo esaminati – spiegano gli studiosi nell’articolo che riassume i risultati dell’indagine – risultano più elevati negli animali più esposti alla caccia (sia per l’intensità di questa azione sia per el caratteristiche orografiche).

Un quadro clinico che potrebbe indicare problemi riproduttivi e di instabilità sociale correlati con la mortalità provocata dalle ostili attenzioni umane.

L’attività venatoria potrebbe, dunque, causare conseguenze a lungo termine, comprese trasformazioni negative del sistema immunitario e disordini genetici»

In alcune delle zone esaminate i lupi sono sottoposti a una caccia molto intensa, con abbattimenti che possono colpire in un anno anche ben oltre la metà della popolazione del predatore, visto come una minaccia per l’allevamento e altre attività umane.

Altri esperti canadesi, commentando la ricerca scientifica, hanno invitato a interrogarsi su quanto e come queste mutazioni indotte dall’uomo sulla vita dei lupi possono influenzare in generale l’ecosistema

La gestione della fauna selvatica – osservano – non è soltanto una questione di numeri e di piani di abbattimento: questa indagine dimostra che altre variabili fondamentali vanno prese in considerazione.

Infine, venendo a noi, e a questo nostro piccolo fazzoletto alpino, così intensamente frequentato da cacciatori, capanni di caccia e altane nei boschi (spesso di fronte a ingannevoli mangiatoie), vien fatto di chiedersi se abbiamo un’idea degli effetti che questa frequentazione armata delle nostre foresta stanno producendo sulla fauna selvatica.

Potremmo scoprire che i caprioli sono depressi o che vivono nel terrore in seguito a un’attività umana in genere tanto cara alle istituzioni locali…

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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