Zenone Sovilla

Riaprono le scuole e ritornano le file di automobili di fronte e nei pressi degli istituti.

Anche a questo giro di valzer manca al’appello un piano sistematico che inverta la tendenza a “motorizzare” i bambini inseguendo un’idea nevrotica di sicurezza.

A garantire sicurezza ai bambini sono percorsi ciclopedonali sicuri e aree scolastiche a traffico limitato, non l’ondata di automobili che travolge strade e parcheggi nelle ore di punta.

Su questa linea è auspicabile si orientino le classi dirigenti provinciali, facendo tesoro delle numerose esperienze italiane e straniere che tentano di fare un salto di qualità introducendo nuove modalità di spostamento per i bambini e i ragazzi, accanto e in relazione con di un servizio flessibile di scuolabus.

Non sto parlando di nulla di particolarmente innovativo, ormai sono ultradecennali i progetti di accompagnamento a scuola a piedi o in bicicletta e a macchia di leopardo anche in Trentino sono presenti iniziative di questo tipo. C’è stato anche qualche Comune che ha sperimentato la creazione di isole pedonali temporanee (nelle ore di ingresso e di uscita) nei dintorni dei plessi scolastici.

Ciò che invece manca è un progetto strutturale che non sia lasciato alla buona volontà della singola scuola o amministrazione locale.

I fattori che dovrebbero indurre la Provincia a un ragionamento sistemico in questa materia sono molteplici.

Eccone alcuni. Innanzitutto, ovviamente, le criticità legate all’aumento del traffico a motore derivante dall’abitutdine diffusa di accompagnare e spesso anche di andare a prendere i figli a scuola. I riflessi di questa routine si misurano in termini di inquinamento atmosferico e di malattie correlate, di inquinamento acustico, di congestione del traffico. Ma ci sono anche altri aspetti che sarebbe bene non sottovalutare: quelli educativi. Infatti, bambini che camminano o pedalano vivono un’esperienza assai diversa – da molti punti di vista – rispetto a bambini parcheggiati sul sedile di un’auto come fossero un pacco da spostare di qua e di là.

Andare e tornare da scuola, per chi lo fa utilizzando le forze del proprio corpo, è un’esperienza che arricchisce sul piano sociale, nell’interazione con i compagni di strada, e che educa all’idea – spesso smarrita – che la dotazione fisica degli esseri umani serve innanzitutto per rispondere alle necessità quotidiane, non per esssere usata esclusivamente nel chiuso di una palestra o di un campo di calcio.

Inoltre, data la preoccupante tendenza alla sedentarietà, presente spesso anche fra i piccoli, quel poco di moto quotidiano può avere per molti anche un effetto positivo diretto sulla salute.

Infine, giusto per concludere questo accenno ai risvolti di un progetto serie di mobilità sostenibile casa-scuola, va menzionato il rapporto con gli spostamenti quotidiani sostenuti dai genitori: non è escluso, infatti, che per molti l’uso dell’automobile per andare al lavoro sia legato alla “necessità” di accompagnare a scuola i figli. E può darsi che genitori sollevati da questo obbligo possano più facilmente utilizzare a loro volta altri mezzi, cioè andare a piedi, in bicicletta, utilizzare il trasporto pubblico oppure aderire a forme di car-pooling.

Il tema, apparentemente forse “minore”, apre insomma una catena di linee di approfondimento. Peccato che non sia all’ordine del giorno di una politica molto indaffarata con i posizionamenti in lista.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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