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da [b]www.manifestolibri.it[/b]

Luca Canali, “La Resistenza impura”, Manifestolibri, 2010, 128pagine, 14 euro.

Racconti, esperienze di vita e riflessioni di uno tra i più eterodossi e impegnati tra gli intellettuali italiani, che si misura in queste pagine degli anni Sessanta con le ambiguità e le contraddizioni della storia d’Italia dal fascismo al dopoguerra. Attraverso la sua esperienza personale, l’impegno politico e di studioso, Canali si confronta con grandi temi quali la connessione tra politica e cultura, la crisi dell’impegno, i rapporti tra singolo e collettività, senza nulla concedere alla retorica pacificante e alle visioni conciliatorie della storia italiana. Sia nei racconti che nelle riflessioni la sua è sempre una coraggiosa operazione di verità, una battaglia contro la dignità umana offesa, un esercizio rigoroso della ragione critica. Il volume è presentato da uno scritto di Eugenio Montale.

[b]UN BRANO[/b]

Premessa

Luca Canali

L’impuro è il risultato della tensione verso la purezza. Senza questa tensione quel che risulta è il bruto.
Non voglio qui ora fare un discorso politico sul valore dell’espressione “scacco della Resistenza”, solo constatare che non è per questa Italia che tanti uomini hanno affrontato la morte. Il problema che mi pongo è se essi, prevedendo questo esito del loro sacrificio, lo avrebbero ugualmente compiuto.
Ma è forse una legge storica che i periodi di tensione, nei quali le concezioni divergono al massimo e sanguinosamente si combattono, siano introduzioni a durevoli contaminazioni reciproche. Per esempio il capitalismo tende a concedere oggi margini di profitto ai suoi salariati di ogni livello, applicando inoltre forme sempre più vaste di pianificazione inserite in un contesto almeno parastatale; e d’altra parte il socialismo introduce l’incentivo del profitto e la legge del mercato nel meccanismo della produzione pianificata, rinunciando al suo mito originario di un uomo rinnovato e migliore che da tali leggi si fosse per sempre affrancato.
Abbiamo scoperto tutto questo, lo abbiamo scoperto, intendo, non nei libri, ma nel vivo della nostra esperienza. Cioè siamo stati una delle punte della forbice al momento della sua massima divaricazione, e ora siamo nel mezzo dei processi di osmosi. Sentiamo che più nulla c’incanta. E pensiamo talvolta malgrado tutte le asserzioni ufficiali, che i ribelli sono morti invano, che la Resistenza è stata tradita, e che nessuno potrebbe indurci, oggi, a compiere atti nobili e rischiosi di cui il futuro traviserebbe lo scopo.
L’efficienza e la vitalità, rispettivamente nella sfera del lavoro e in quella della vita privata e del tempo libero, sono i due ideali etici antropologici della civiltà industriale nella sua fase più avanzata. Ma la cosa strana da constatare, se si giudica fuori da storicismi e determinismi e con un briciolo di distacco a rischio di essere tacciati di metastorici, è che efficienza e vitalità sono doti selvagge, cioè, meglio, espessioni ultracivilizzate di attitudini sostanzialmente ferine.
Niente è più efficiente di una formica, di un’ape; e niente più trionfalmente vitale di una belva nella foresta. Mentre nulla è più umano della meditazione, del dubbio, e persino dell’ozio perplesso.
Significa dunque ciò che la storia è il fallimento dell’uomo? O meglio della sua illusione e presunzione, e la vittoria sotto altre forme della sua natura di bruto?
Una delle cause, non la maggiore ma neanche la minore, dell’attuale disfatta civile e morale e di conseguenza intellettuale dell’uomo, è il fatto che nessun membro influente della società, cioè nessuno che sia superiore al sospetto di personale insoddisfazione o malanimo, ha il coraggio di uscire dal gioco, di ribellarsi all’omertà, di offrirsi come bandiera, come esempio, o quantomeno come interprete e vittima innocente, all’impotente ribellione di tutti.

[b]L’AUTORE[/b]

[b]Luca Canali[/b]
(1925) scrittore e studioso dell’antichità classica, ha insegnato nelle università di Roma e di Pisa. È autore di testi importanti sulla letteratura e la storia di Roma antica (Giulio Cesare; Le vite indiscrete di dodici Cesari; Ventitré colpi di pugnale; Controstoria di Roma) e di molti romanzi e racconti tra cui Autobiografia di un baro, Il sorriso di Giulia, Che gli scandali avvengano.

da www.manifestolibri.it

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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