“Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di noi” è un’occasione importante per il giornalismo italiano: è arrivato il momento di compiere una riflessione approfondita sulla relazione che corre fra discriminazioni, razzismo e informazione. E’ il momento dell’autocritica. I media in questi anni hanno contribuito potentemente a sedimentare nella società un sentimento d’avversione verso gli stranieri. Hanno spesso partecipato a campagne di criminalizzazone di intere categorie di migranti e all’affermazione della cosiddetta “emergenza sicurezza”, che si è rivelata in gran parte un artificio retorico a fini politici di parte. L’uso di stereotipi e di un linguaggio discriminatorio si sono diffusi rapidamente, come ormai ampiamente documentato. Le iniziative del primo marzo mostreranno quanto sia inadeguata la rappresentazione offerta dai media dei milioni di cittadini stranieri e dei “nuovi italiani” che vivono nel nostro paese. Avremo un’opportunità di conoscenza e di confronto autentico: “Giornalisti contro il razzismo” aderisce perciò alle manifestazioni. Siamo convinti che un’analisi umile e precisa degli errori compiuti, insieme con un esercizio scrupoloso e responsabile dei propri compiti professionali, siano il compito che spetta a chi opera nel campo dell’informazione.

Invitiamo perciò i colleghi che non lo abbiano ancora fatto, a cogliere l’occasione del primo marzo per aderire alla nostra campagna “Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)” (su www.giornalismi.info/gcr )

1° marzo 2010
Giornalisti contro il razzismo

***

Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)

Promossa da: Giornalisti contro il razzismo

L’appello “I media rispettino il popolo rom ” ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e “mediattivisti”. Crediamo che sia testimonianza di un disagio diffuso nel mondo dei media. Si diffonde la consapevolezza – come scrivevamo nell’appello – che “i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia”. Resta però difficile individuare forme d’intervento efficaci per contrastare questa deriva.

Durante un seminario a Settignano (Firenze) aperto ai firmatari (giornalisti e no) dell’appello, abbiamo avviato una riflessione su questo tema e abbiamo pensato di compiere un primo passo a partire dal linguaggio, dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti. E’ nata così l’idea di definire un glossario minimo, a cominciare da alcune parole che ci pare necessario “mettere al bando”, e di chiedere a chiunque faccia informazione due cose:

1) *impegnarsi a non usare queste parole*, se e quando si presenti l’occasione di occuparsi di rom e migranti;

2)* partecipare a una discussione pubblica *sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere “l’altro”; la “etnicizzazione” dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare.

Il primo passo che proponiamo, è la messa al bando di alcune parole (vedi il *glossario-vademecum ** *per motivazioni e alternative):

/ /

//

*- clandestino, – vu cumprà, – extracomunitario, – nomadi, – zingari,*

perché crediamo che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovremo aggiungere in futuro.

Chiediamo intanto a chi si occupa di informazione, di impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole. E’ un primo atto di responsabilizzazione e il modo – crediamo – per avviare una seria discussione.

/I promotori:/

Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (quotidiano); Carlo Gubitosa, giornalista Taranto (web); Beatrice Montini, giornalista Firenze (quotidiano); Zenone Sovilla, giornalista Trento (quotidiano)

/Primi firmatari:/

Checchino Antonini, giornalista Roma (quotidiani); Chiara Brilli, giornalista Firenze (radio); Emanuele Chesi, giornalista Forlì (quotidiani); Paolo Finzi, giornalista Milano (periodici); Matteo Gamba, giornalista Milano (periodici); Domenico Guarino, giornalista Firenze (radio); Luca Martinelli, giornalista Milano (periodici); Jason Nardi, mediattivista Firenze (web); Pino Nicotri, giornalista Milano (peridodici); Raffaele Palumbo, giornalista Firenze (radio); Pietro Raitano, giornalista Milano (periodici); Stefano Trasatti, giornalista Ascoli Piceno (agenzia).

– http://www.giornalismi.info/mediarom/

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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