di Enrica Bartessaghi

A Genova, nel luglio del 2001, per più giorni fu abiurato lo stato di diritto. Le regole di base della democrazia furono ripetutamente calpestate.
Sono passati più di sei anni e le ferite di quei giorni sono ancora aperte.
Non abbiamo avuto un processo per l’uccisione di Carlo Giuliani, precluso da un’inaccettabile archiviazione.
Ministri e presidenti del consiglio non hanno mai chiesto scusa alla cittadinanza e alle vittime delle violenze e degli abusi – per strada, alla Diaz, a Bolzaneto, al Forte San Giuliano – compiuti dalle forze dell’ordine, nonostante ricostruzioni ormai inoppugnabili e alcune sentenze del tribunale civile che hanno obbligato lo stato a risarcire cittadini ingiustamente aggrediti durante le manifestazioni. Gli operatori e i funzionari coinvolti in queste operazioni non sono stati sospesi; i massimi dirigenti sotto processo sono stati addirittura promossi.
Il parlamento ha finora rinunciato a istituire una commissione d’inchiesta, che peraltro sarebbe ormai depotenziata, né si è messa in cantiere una riforma democratica delle forze di sicurezza, che appare sempre più necessaria. A Genova sono in corso alcuni processi, uno contro contro 25 persone accusate di devastazione e saccheggio, altri contro decine di appartenenti alle forze dell’ordine, per le torture nella caserma di Bolzaneto, il sanguinoso raid alla scuola Diaz e altri episodi.

I pm hanno chiesto pene severissime – dai 6 ai 16 anni – per i 25 imputati, in applicazione di una figura di reato, devastazione e saccheggio, mai applicata prima del G8 di Genova alle manifestazioni di piazza e che può prestarsi, come evidenziato da studiosi e giuristi, a pericolose limitazioni della libertà d’espressione e di manifestazione. Crediamo nell’indipendenza della magistratura e siamo convinti che ciascuno sia responsabile delle proprie azioni, e proprio per questo riteniamo che le pene richieste siano del tutto sproporzionate rispetto agli episodi contestati. Per i processi contro oltre settanta agenti, funzionari e dirigenti della polizia di stato e delle altre forze dell’ordine, le sentenze di primo grado sono attese per l’anno prossimo, ma la prescrizione interverrà prima della sentenza definitiva. Le vicende giudiziarie seguite al G8 rischiano dunque di concludersi senza colpevoli sia per Bolzaneto, sia per la Diaz, in aggiunta al mancato processo per l’uccisione di Carlo Giuliani; solo il processo contro i 25 arriverà fino al terzo grado. Siamo convinti che il risarcimento per le violazioni costituzionali compiute nel luglio 2001 sia solo in parte competenza dei tribunali: è sotto il profilo etico, culturale e politico che dovrebbero arrivare i segnali più importanti.

Le istituzioni, finora, hanno fallito questo loro compito: le mancate scuse alla cittadinanza, le promozioni accordate agli imputati, il silenzio del parlamento sono lì a testimoniarlo. Perciò riteniamo indispensabile proseguire ed intensificare il nostro impegno per la verità e la giustizia, per la difesa delle garanzie democratiche, per il diritto alla libertà d’espressione e di manifestazione. Non possiamo accettare che la sospensione dello stato di diritto sia archiviata con tanta leggerezza.
Perciò saremo a Genova: sabato 17 novembre parteciperemo alle manifestazioni e sabato 24 promuoveremo un incontro pubblico sul tema “Genova G8, democrazia alla prova”.

Enrica Bartessaghi

Comitato verità e giustizia per Genova

www.veritagiustizia.it – info@veritagiustizia.it

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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