Dopo la conferenza nazionale dei Cdr mi pare si sia materializzata – anche fra le pieghe del comunicato finale – una tendenza che era nell’aria e che reputo infausta. Mi è poi capitato di leggere comunicati di vari Cdr che ho trovato quantomeno curiosi: vi si lanciano ultimatum urbi et orbi mettendo, fra l’altro, sullo stesso piano formale – come se fossero tutte controparti – il proprio editore, la Fieg e il sindacato. Il succo di tutto ciò è riducibile, almeno in parte, a una vecchia manovra per chiudere la partita economica con il famoso “contratto ponte” (quello rigettato due anni fa, se non sbaglio), lasciando sostanzialmente alle belle intenzioni (o poco più) quella normativa, a cominciare da condizioni di lavoro, qualità, precari e freelance. Per dare l’idea dei miei dubbi, menziono questo passaggio del comunicato finale della conferenza romana del 14 marzo: (…) “I Cdr danno mandato alla Segreteria della Fnsi di verificare le condizioni per un accordo-ponte che – con il necessario contenuto economico – determini gli elementi per avviare a soluzione le questioni del Precariato e del lavoro autonomo per un giusto riequilibrio contrattuale e sia propedeutico all’apertura immediata e contestuale di un confronto a tutto campo sulla parte normativa”.
L’espressione alquanto vaga “avviare a soluzione” in riferimento a precari (con la P maiuscola) e freelance mi pare sufficientemente inquietante, tanto più se affiancata alla richiesta, strisciante ma non troppo, di dare di fatto la priorità (“il necessario contenuto economico”) al rigonfiamento delle tasche dei contrattualizzati (quelli come me).

Mi sembra ne emerga un visibile aggiustamento di rotta; altro che lotta dura senza paura: qui rischia di passare la linea della monetizzazione, pochi (?), maledetti e subito. Per il resto, cioè il nucleo di tutta la vertenza degli ultimi due anni, si vedrà, una volta “determinati gli elementi per avviare a soluzione…”. E chi fine fanno due anni di mobilitazione, i fantasmi, l’organismo di base dei freelance, il recupero di senso dopo anni di produttivismo in redazione? D’altra parte, che nella categoria non pochi remassero in questa direzione (sia pure stracciandosi in pubblico le vesti accanto a precari e freelance) era chiaro da tempo.

Alla fine, la sensazione è che siamo alle solite: chi ha la pancia piena ed è già garantito non vede perché spendersi più di tanto per gli altri. Quegli straccioni dei collaboratori e precari fanno tanto comodo come schiavetti, ma a un certo punto basta parlare sempre di loro… Alla fine potrebbe saltare tutto, ripetono parecchi colleghi che offrono una rappresentazione apocalittica della nostra capacità di lotta, esibendosi in significative acrobazie lessicali: le redazioni ormai non capiscono tutti questi scioperi senza ottenere nulla, i colleghi sono preoccupati, potrebbero non seguirci, questa linea non paga, il sindacato è allo sbando, ci vuole ben altro… E allora? Allora facciamo un bel “ponte” all’italiana e chi vivrà vedrà.

D’altra parte, molte testate assai rappresentative potranno sempre contare sugli accordi di secondo livello, per gestirsi in proprio sia gli aggiustamenti pecuniari sia le complicazioni normative. Sullo sfondo, oltre alla sofferenza delle migliaia di “diseredati” della categoria, gli scontri e i giochetti poltronistici, i riflessi condizionati, le fronde, gli arrivismi, le idiosincrasie ad personam, le spartizioni già scritte, il cinismo che rischia di compromettere quel po’ di solidarietà e di compattezza trasversale alle forme contrattuali faticosamente costruita in questi anni di lotta. C’è un solo modo di vincere la battaglia per il giornalismo italiano: l’unità MASSIMA di dipendenti, freelance e atipici.

Oggi, l’errore più grave sarebbe lasciarsi sedurre dalle scorciatoie e non comprendere appieno la centralità della vicenda dei “non garantiti” nel futuro di tutti i giornalisti italiani. La lotta è dura e faticosa soprattutto per questo; ma non c’è alternativa.

Zenone Sovilla, consigliere nazionale Fnsi per Senza Bavaglio [ www.senzabavaglio.info ]

nonluoghi

nonluoghi

Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

More Posts

nonluoghi

Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.