È stata assassinata a Mosca la nota giornalista russa Anna Politkovskaya, una voce scomoda che aveva più volte criticato il Cremlino e in particolare la politica di Putin in Cecenia. La donna è stata trovata senza vita ieri sera nell’ascensore di casa, pare uccisa da colpi di pistola.
Per ricordare questa coraggiosa figura di reporter e di intellettuale proponiamo un articolo pubblicato due anni fa dal quotidiano Liberazione [ www.liberazione.it ] quando Anna Politkovskaya fu avvelenata in aereo e, come altri reporter critici, non riuscì a raggiungere l’Ossezia all’epoca della strage di Beslan; la giornalista aveva tentato di fare da mediatore fra le autorità e il commando ceceno.
Inoltre, troverete anche link a due interviste audio e video della Bbc. Che il presidente russo abbia la mano pesante con i giornalisti non è una novità. Dopo la crisi del teatro di Mosca caddero molte teste. Alcuni, come il direttore generale della Ntv Boris Jordan, vennero licenziati pochi minuti dopo la messa in onda di un servizio critico nei confronti del governo. Altri canali indipendenti, come Tvs, furono semplicemente chiusi, ufficialmente per motivi di bilancio.

Capita l’antifona, in occasione dell’assedio di Beslan le televisioni di stato sono state decisamente più “maneggevoli”: Rossia Tv e Canale Uno hanno dedicato brevi servizi all’assedio in corso senza alterare la programmazione. Così, mentre il massacro era in pieno svolgimento, soltanto chi aveva un collegamento satellitare con Bbc o Cnn poteva avere qualche informazione su quanto stava accadendo in Ossezia. Alla maggior parte dei cittadini russi non restava invece che scegliere fra la commedia “Donne in amore” trasmessa da Rossia TV o la spy story “Cappella Rossa” del Canale Uno.

Una volta messo il bavaglio alle televisioni le autorità russe si sono potute occupare dei pochi giornalisti indipendenti rimasti in circolazione. Il direttore dell’Izvestia è stato improvvisamente rimosso dall’incarico mentre il giornalista radiofonico Andrei Babitsky è stato bloccato all’aeroporto di Vnukuvo dove prima è stato perquisito e poi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale: cinque giorni in cella sono stati sufficienti per tenerlo lontano dallo scenario del massacro. Il caso più inquietante riguarda un’altra giornalista, Anna Politkovskaya che era riuscita a salire su di un volo diretto a Rostov. Poco dopo il decollo è stata colta da un malore e, una volta atterrata, è stata subito ricoverata. I medici non hanno dubbi: avvelenamento.

Anna Politkovskaya aveva raggiunto la notorietà internazionale nell’ottobre del 2002 quando, insieme al corrispondente del Sunday Times era entrata nel teatro assediato dai terroristi e li aveva convinti a liberare alcuni ostaggi in cambio di acqua e viveri. I ceceni però la conoscevano già, tanto e vero che l’avevano inserita nell’elenco delle persone con cui erano disposti a trattare.

La giornalista della Novaya Gazeta, infatti, aveva condotto alcune approfondite inchieste sulla violazione dei diritti umani nel conflitto ceceno, inchieste poi raccolte in un libro dall’eloquente titolo Cecenia disonore russo, pubblicato in Italia da Fandango. Una voce isolata che è risuonata forte e chiara nel vuoto spinto che circonda la sporca guerra cecena nel panorama mediatico russo.

La Politkovskaya non aveva fatto sconti a nessuno. Aveva denunciato il regime di terrore con cui i miliziani tenevano in pugno la popolazione civile così come quello praticato dall’esercito russo a colpi di esecuzioni sommarie, torture, stupri e campi di concentramento. Reportage ricchi e documentati che le sono valsi un premio giornalistico all’estero e due arresti in patria.

Nel corso di un’inchiesta sull’esecuzione di sei civili ceceni, la giornalista era sparita nel nulla, sequestrata presumibilmente dall’intelligence russa e fortunatamente senza conseguenze. Il tentato avvelenamento che ha tenuto la scomoda giornalista lontana dagli eventi di Beslan è insomma solo l’ultimo episodio di questo genere.

Nessun occhio critico, dunque, nessun testimone scomodo. E non c’è nessuno scomodo quanto Anna Politkovskaya le cui inchieste rischiano di insinuare seri dubbi sulla tesi del coinvolgimento degli arabi enfatizzata da Putin proprio perché si concentrano, al contrario, sul ruolo dei militari di Mosca nell’alimentare il conflitto.

Negli ultimi mesi, infatti, la giornalista si è recata spesso in Abkhazia e in Sud Ossezia perché stava indagando proprio sul coinvolgimento delle forze armate russe nel fomentare i separatisti in Georgia, un coinvolgimento che mette d’accordo gli interessi strategici superiori di Putin e il mero interesse personale degli ufficiali della 58esima armata di stanza in Cecenia che si arricchiscono con il contrabbando di ogni sorta di articoli, dall’alcol alla droga, dalla benzina alle armi.

E non si tratta di armi di poco conto. Attraverso le permeabili frontiere del Caucaso circolano armamenti modernissimi, granate anti-tank e missili terra aria, un arsenale che, inevitabilmente, attraverso il circolo vizioso del contrabbando, finisce nelle mani della guerriglia cecena. Nella regione il Cremlino sta infatti conducendo un gioco molto pericoloso. Da una parte si presenta come garante dell’ordine e della sovranità nazionale mentre dall’altra alimenta secessioni locali nella speranza di annettersi porzioni consistenti delle ricche regioni petrolifere.

Dopo che il nuovo governo filo-americano della Georgia ha deciso di dare una stretta al contrabbando che alimentava i ribelli, centinaia di “volontari” – come li ha definiti la televisione di stato russa – si sono riversati nel paese dall’Abkhazia, altro luogo nel quale l’esercito russo – in questo caso la 14esima armata – ha dato attivo supporto ai separatisti che, nel 1992, organizzarono una vera e propria pulizia etnica contro la minoranza georgiana.

Mosca ha quindi tutto l’interesse a tenere il Caucaso in uno stato di crisi permanente, come dimostra il fermo rifiuto opposto all’ispezione di funzionari dell’Osce, l’Organizzazione europea per la cooperazione e la sicurezza, e come documentato, appunto, dalle inchieste della Politkovskaya.

Sabina Morandi

da www.liberazione.it del 17 Settembre 2004

LINK AUDIO: Anna Politkovskaya intervistata dalla Bbc sul regime di Putin.

LINK VIDEO: Anna Politkovskaya intervistata dalla Bbc sui fatti di Beslan.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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