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[ riceviamo e pubblichiamo ]
Siamo associazioni e reti di movimento, organizzazioni sindacali e politiche, territoriali e nazionali. In questi anni abbiamo contribuito a costruire vertenze, mobilitazioni e proposte per una nuova idea dello spazio pubblico che avesse al centro la definizione e la salvaguardia dei beni comuni e dei servizi pubblici, come fondamento del contratto sociale e come base della democrazia partecipativa.
Abbiamo contrastato le politiche liberiste volte, dentro una logica di svalorizzazione della gestione pubblica, a consegnare ai privati e ai mercati finanziari beni primari come l’acqua e l’energia e beni sociali come l’insieme dei servizi pubblici locali. Abbiamo contrastato l’idea che il mercato sia l’unico regolatore della società, opponendoci all’accordo Gats dentro l’Organizzazione Mondiale del Commercio e alla direttiva Bolkestein dell’Unione Europea. Abbiamo chiesto a gran voce e in tutte le sedi che fosse collettivamente definito lo spazio dell’interesse generale e dei diritti sociali – beni comuni e servizi pubblici – come indisponibile alle logiche di mercato, essendo l’efficacia sociale la sua unica ragion d’essere.

Riteniamo i servizi pubblici locali il luogo deputato all’esercizio della democrazia e della partecipazione da parte delle comunità locali che si definiscono tali proprio per la condivisione di beni e servizi all’interno di un comune territorio.

Abbiamo preso atto positivamente di come il programma di governo dell’Unione abbia deciso di “mantenere in mano pubblica proprietà e gestione dell’acqua”, ma riteniamo che quanto scritto a proposito dell’acqua abbia una valenza più generale e debba coinvolgere l’insieme dei beni comuni e dei servizi pubblici che rendono esigibili i diritti fondamentali dei cittadini.

Del resto, venti e più anni di politiche liberiste hanno dimostrato di non mantenere quanto dichiarato dai loro sostenitori: le liberalizzazioni e le privatizzazioni hanno comportato dovunque peggioramento delle condizioni di lavoro, aumento delle tariffe, diminuzione della qualità dei servizi. Oltre a un depauperamento delle conoscenze acquisite in anni di gestioni pubbliche e ad uno svuotamento del controllo democratico e della partecipazione sociale.

Crediamo che sull’intera questione, così come sta avvenendo in Europa, debba essere aperta una grande e articolata discussione nel Paese, mettendo in pratica percorsi di partecipazione a tutti i livelli, locali e generali, dando voce all’intelligenza sociale che in questi anni di protagonismo e di emersione dei movimenti ha prodotto proposte ed esperienze alternative e praticabili.

Non va in questa direzione il DDL 772 (meglio conosciuto come “Lanzillotta”), approvato al Consiglio dei Ministri il 30 giugno e già presentato al Senato, perché apre al mercato lo spazio dei servizi pubblici locali, settori strategici per il benessere e la stessa economia delle comunità locali. Inoltre, prevedendo l’obbligo di messa in gara di tutti i servizi pubblici locali, ad eccezione del servizio idrico integrato, determina le condizioni per una preoccupante diminuzione dello spazio pubblico che pregiudica fondamentali diritti sociali e svilisce il ruolo, l’autonomia e il pieno esercizio della funzione pubblica degli Enti e delle comunità locali.

Non è un caso che su questo aspetto anche l’Anci esprima severe critiche e proponga sostanziali modifiche.

Lo consideriamo negativo nel metodo, perché tenta di risolvere solo dentro percorsi istituzionali un tema che riguarda l’insieme della società e che avrebbe bisogno per essere definito di un grande percorso di partecipazione sociale.

Percepiamo oltretutto una certa fretta nel volerlo portare ad approvazione, con il concreto pericolo che venga addirittura inserito come allegato alla Legge Finanziaria.

Chiediamo con forza e determinazione, al Governo e alle forze politiche che lo compongono di desistere, se mai vi sia, da una simile intenzione. Chiediamo che la discussione del DDL 772 sia sospesa nel suo specifico e che invece si apra un percorso aperto di discussione pubblica e partecipata sulla definizione dei beni comuni e dei servizi pubblici, sul governo pubblico e partecipativo della loro gestione a partire dal coinvolgimento delle comunità e degli Enti Locali, delle organizzazioni sindacali, delle realtà associative e di partecipazione sociale.

Un percorso nuovo, aperto, democratico, senza scorciatoie. Un altro mondo. Che è possibile.


Arci, Attac Italia, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale per l’Acqua, Carta, Cnl, Cns Ecologia Politica, Confederazione Cobas, Crbm, Cub, Fiom Cgil,
Forum Ambientalista, Forum Difesa Salute, Forum per la democrazia costituzionale europea, Flc Cgil, Fp Cgil, Lila Cedius, Medicina Democratica, Punto Rosso,
Quale Stato, Rete Lilliput, Sincobas, Sult, Transform! Italia, Unione Inquilini, Partito Umanista, Partito della Rifondazione Comunista, Abruzzo Social Forum, Accadueò Pesaro Urbino, Acquaincomune Palermo, Arci Trasimeno, Associazione Priscilla Napoli, Blackberry di Tim, Cantieri Sociali Molise, Centro Culturale La Pietra Vivente Massa, Circolo Ferrovieri “Spartaco Cavagnini” Firenze, Comitato Civico Difesa Diritto Acqua Nola, Comitato Civico No! Acquasalata, Comitato per la pace Rachel Corrie Genova, Comitato territoriale novarese acqua, Cooperativa sociale Dedalus, Coordinamento Bergamasco Stop Bolkestein, Coordinamento Lombardo Nord Sud, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Coordinamento Torinese contro la direttiva Bolkestein e il Wto, Fiom Genova, Firenze Social Forum, Forum Sociale Ponente Genovese, Lupus in Fabula Marche, Proutist Universal, Punto Rosso Jesi, Rete Lilliput Messina, Rete Lilliput Ragusa, Rete Toscan per l’Acqua, RossoVerde, Senzaconfine Roma, Stop Bolkestein Sicilia, Sud Pontino Social Forum, Tavolo Marchigiano Fermiamo il Wto, Un’ Altra Lombardia, Venezia Social Forum, Valpolcevera Social Forum, Psichiatria Democratica, gruppi Camera-Senato-Parlamento Europeo di Rifondazione-SE, Nodo Ambientalista della Sinistra Europea, Circolo Sinistra Europea “territorio-beni comuni”.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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