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di Fabio Galluccio

Ho atteso per scrivere le ultime Berluscate , del nostro ormai ex presidente del Consiglio la fiducia almeno al Senato del Governo Prodi. Ora che ha superato la prova per ben dieci voti, rispetto ai risicati due prospettati da tutti i giornali, possiamo tirare un piccolo sospiro di sollievo. Piccolo, perché ci sono ancora amministrative in importanti città come Roma, Milano, Napoli, Torino. E non solo, si vota in una regione come la Sicilia dove lo scontro non è solo tra destra e sinistra , ma tra illegalità e legalità (un tema peraltro trasversale a tutte queste consultazioni, ma sicuramente in Sicilia più acceso per le note vicende del presidente uscente Cuffaro).

Inoltre vi è l’ultimo appuntamento: il referendum confermativo sulla Costituzione di tutti gli Italiani. Costituzione scritta da quattro persone della destra che di Costituzione non ne masticavano nulla e che l’hanno fatta votare alla loro maggioranza infischiandosene dell’opposizione. Nel frattempo c’è stata la elezione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Mai la storia di questo Paese, neanche all’inizio dello Stato Democratico, ha avuto tanti appuntamenti uno di seguito all’altro, così importanti e cruciali per la vita e il funzionamento delle istituzioni. Istituzioni minate da una destra che ha messo in campo di tutto per vincere e bloccare i meccanismi della normale convivenza civile.

Oltre ad avere emanato una serie di legge che rompono l’equilibrio dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, essenza stessa della democrazia.
Gli ultimi appelli elettorali del cavaliere sono stati da venditore di prodotti e non da un presidente del consiglio uscente: aboliamo l’Ici e poi la tassa della nettezza urbana e poi, e poi. Cosa che naturalmente seguono pedissequamente tutti i candidati sindaci della destra diventati ormai dei populisti solo alla ricerca del bieco consenso e persone che cercono di perseguire gli interessi generali del paese, delle istituzioni locali, dei cittadini.

Purtroppo e questa è la cosa ancora più deleteria hanno fatto presa su una quota parte dell’elettorato indeciso. Ma non gli è bastato. Dopo aver perso sia pure per una piccola manciata di voti alla Camera e per gli Italiani all’estero al Senato con una legge elettorale, pessima voluta dalla destra a pochi mesi dalle elezioni, hanno detto che vi erano stati dei brogli, pur avendo il ministero degli Interni.
Forse i brogli c’erano, ma da parte loro.

Come scrive Tito Boeri su Internazionale del 5 maggio scorso il tasso di partecipazione al voto è stato del 79,8, lontano dall’81,4 tuttora riportato dal sito del ministero dell’Interno. I dati del ministero dell’interno infatti dicono che il corpo elettorale complessivo per le elezioni della camera è aumentato di circa 500.000 unità rispetto alle precedenti elezioni, mentre i votanti sono stati 450.000 in meno che nel 2001. Peraltro i voti non validi nel 2006 sono stato 670.000 a fronte di quasi tre milioni nel 2001. Non molti ricorderanno che verso le 18 il minoistro Pisanu sbandierava che le schede bianche e nulle erano diminuite di molto, cosa che difficilmente poteva sapere essendo ancora i dati del ministero molto parziali.

Fischiati dalla destra alla votazione di fiducia i sette senatori a vita che esprimono la fiducia al governo Prodi. Ancora una volta la dimostrazione di quanto poco conoscono questi signori la Costituzione e quanto vogliano cambiare totalmente le regole della democrazia. A proposito il primo governo Berlusconi ebbe la fiducia per due senatori a vita che lo votarono!! Questa volta anche senza i senatori a vita ci sarebbe stata la maggioranza.

Ultima considerazione: il cavaliere che vuole nel 2007 fondare il partito della libertà, unendo questo destra che non ha nulla di liberale, anzi a tutti i tratti dell’illiberalismo e del populismo, ha fatto scivolare l’Italia in una classifica internazionale fra i Paesi in cui la stampa viene considerata solo “parzialmente libera” e occupa il 79° posto nella classifica, una posizione che condivide con il Botswana!

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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